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Ddl ecoreati: il testo è diventato legge

20/05/2015

px Nairobi river pollution

 

Il Ddl ecoreati, che introduce i nuovi reati di inquinamento ambientale, di disastro ambientale, i delitti colposi contro l'ambiente, il traffico e l'abbandono di materiale radioattivo, il reato di omessa bonifica e quello di impedimento al controllo, è diventato finalmente legge. 

La legge prevede in particolare:

Inquinamento ambientale. Da 2 a 6 anni di carcere con un multa da 10mila a 100mila euro per chiunque abusivamente provoca 'una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. Sono previste aggravanti in caso di lesioni o morte a una o più persone: da 2 anni e 6 mesi fino a 7 anni per lesioni che comportino più di 20 giorni di malattia; da 3 a 8 anni per lesioni gravi; da 4 a 9 per lesioni gravissime; da 5 a 10 in caso di morte.

Disastro ambientale. Chiunque abusivamente provoca un disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni. Costituiscono disastro ambientale "alternativamente": l'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema; l'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; l'offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolò.

Pene aumentate se reati in aree protette. Sia per il reato di inquinamento ambientale che di disastro ambientale la pena viene aumentata nel caso in cui i reati vengono commessi in un'area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, o nel caso in cui vengano danneggiate specie animali o vegetali protette.

Delitti colposi. Nel caso in cui i reati di inquinamento e di disastro ambientale vengano commessi per colpa (anziché per dolo) le pene previste vengono ridotte da un terzo a due terzi.

Punizione del pericolo per l'ambiente. La messa in pericolo colposa dell'ambiente viene punita con le stesse pene previste dalle fattispecie di inquinamento e di disastro ambientale (a seconda dei casi) ridotte di un terzo.

Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività. Da 2 a 6 anni di carcere e multa da 10mila a 50mila euro per "chiunque, abusivamente, cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività". Le pene vengono aumentate "se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento: delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna". Pene aumentate fino alla metà anche "se dal fatto deriva pericolo per la vita o per l'incolumità delle persone".

Impedimento del controllo. Reclusione da 6 mesi a 3 anni per "chiunque, negando l'accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l'attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti".

Aggravanti. Sono previste aggravanti in caso di associazione a delinquere di stampo mafioso. Pene aumentate da un terzo alla metà se dell'associazione "fanno parte pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio che esercitano funzioni o svolgono servizi in materia ambientale".

Aggravante ambientale. Prevista una aggravante ambientale nel caso in cui uno dei reati del codice penale venga commesso allo scopo di danneggiare l'ambiente. Le pene (a seconda dei casi) possono essere aumentate fino alla metà. Ravvedimento operoso. Riduzione da un terzo alla metà delle pene previste per chi si adopera per il ripristino dello stato dei luoghi e di un terzo per chi collabora con l'autorità giudiziaria. Nel caso in cui il giudice disponga la sospensione del procedimento per permettere l'attuazione del cosiddetto ravvedimento operoso, il corso della prescrizione viene sospesa. La sospensione del procedimento dovrà avvenire prima "della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado" e dovrà essere disposta "per un tempo congruo a consentire il ripristino dello stato dei luoghi, che non potrà superare il limite di due anni prorogabile al massimo di un anno".

Confisca. Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti è sempre ordinata la confisca "delle cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato, salvo che i beni appartengano a persona estranea al reato". I beni confiscati o i loro eventuali proventi sono messi nella disponibilità della pubblica amministrazione competente e vincolati all'uso per la bonifica dei luoghi. Niente confisca per l'imputato che "abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza e, ove necessario, alle attività di bonifica e di ripristino dello stato luoghi". Ripristino dello stato dei luoghi. Il condannato viene sempre obbligato al recupero o, dove tecnicamente possibile, al ripristino dello stato dei luoghi.

Omessa bonifica. Viene punito con la reclusione da 1 a 4 anni e con la multa da 20mila a 80mila euro "chiunque, essendovi obbligato per legge, per ordine del giudice ovvero di un autorità pubblica, non provvede alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi".

Raddoppio tempi prescrizione. I termini dopo il quale la prescrizione estingue il reato vengono raddoppiati per i nuovi delitti contro l'ambiente. Procuratore antimafia e agenzia entrate. Quando il procuratore della Repubblica procede a indagini per i delitti contro l'ambiente, dovrà darne notizia anche all'Agenzia delle entrate "ai fini dei necessari accertamenti e al Procuratore nazionale antimafia".

Illeciti amministrativi. Il provvedimento contiene una parte relativa alle sanzioni degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale. Si tratta della parte che regola le ipotesi contravvenzionali in materia ambientale che non hanno procurato danno o pericolo concreto e attuale alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette. In particolare la norma contiene delle forme di ravvedimento ( tecnicamente delle "prescrizioni') che gli stessi organi di vigilanza (nell'esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria) possono impartire ai contravventori e che, una volta attuate, possono portare alla estinzione della contravvenzione comminata e all'archiviazione del reato. La prescrizione imposta dagli organi di vigilanza dovrà essere "asseverata tecnicamente dall'ente specializzato competente nella materia trattata". Nel caso in cui l'adempimento avvenga in un tempo superiore a quello indicato dalla prescrizione la contravvenzione sarà ridotta della metà.

 

 

 

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