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Nuova Classificazione dei Rifiuti: le aziende sempre più disorientate

18/06/2015

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Il primo giugno è entrata in vigore la nuova normativa, di diretta derivazione e imposizione europea, volta a definire e a classificare lo status e il livello di pericolosità dei rifiuti su parametri di calcolo e di composizione ancora una volta inediti.

Questi parametri risultano in discontinuità con quelli che erano prima in vigore e che a loro volta erano frutto di provvedimenti ancora recenti a cui imprese e addetti ai lavori avevano appena finito di adattarsi. 
La conseguenza è che le categorie di scarti prima inquadrate come non pericolose da ora in avanti lo diventeranno, e viceversa, con gli inevitabili contraccolpi anche sul piano dei rischi sanzionatori, leggi SISTRI. 

Per questo motivo le Associazioni di Categoria e Imprese specializzate si stanno mobilitando fin da ora con l'obiettivo di scongiurare penalità economiche anche molto pesanti a carico delle aziende produttrici di rifiuti, più che mai disorientate di fronte a numeri, codici, formule chimiche e parole tecniche.

Il regolamento 1357 e la decisione 955 del 2014, adottati dall'Unione Europea, se da un lato tendono ad allineare ogni nuova norma alle più recenti evidenze scientifiche, sanitarie e ambientali in relazione a ciascun tipo di rifiuto, dall'altra obbligano un sempre maggior numero di aziende, già in condizioni di difficoltà economica per altre ragioni, a modificare ogni volta approccio e metodologia. Questo, in particolar modo in tempi di estrema difficoltà economica come può essere il periodo attuale, può deteriorare ancor più la condizione di imprese già sofferenti per ragioni diverse.

Le imprese, che in questo momento si sentono abbandonate a se stesse, vanno ribadendo il concetto che gli effetti politiche industriali nell'ambito dei rifiuti devono essere perseguite dalle amministrazioni pubbliche, in un'ottica formativa e di opportunità e non di soli costi e sanzioni. 

Il problema è che le imprese vengono lasciate senza indicazioni certe e senza la possibilità di organizzarsi per tempo per operare in modo legittimo in mancanza della necessaria e doverosa chiarezza su un tema così delicato e cruciale come quello della classificazione dei rifiuti. 

 

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