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MUD 2017: i problemi aperti di Paolo Pipere

27/03/2017

MUD 2017 copia

Quest'anno la comunicazione annuale al catasto dei rifiuti, da presentare entro il 2 maggio, dovrà essere realizzata usando la modulistica già impiegata nel 2016, ma quali sono le difficoltà di compilazione del Modello Unico di Dichiarazione ambientale? 


Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) è lo strumento con cui si realizza la comunicazione annuale al catasto dei rifiuti, un adempimento che consente di raccogliere ed elaborare statisticamente i dati sui rifiuti raccolti dai Comuni, prodotti da imprese ed enti, trasportati, intermediati, commercializzati e sottoposti a trattamenti finalizzati al recupero o allo smaltimento.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 dicembre 2015 aveva confermato l'uso, anche per il 2016, del modello di comunicazione in precedenza definito con DPCM 17 dicembre 2014. In assenza di nuove disposizioni, anche quest'anno si dovrà utilizzare quella modulistica.

Negli ultimi anni la proliferazione incontrollata delle "comunicazioni", delle "schede" e dei "moduli" del MUD ha causato non pochi problemi di compilazione. La modulistica in precedenza impiegata, che consentiva di raccogliere i dati su ogni tipologia di rifiuto, è stata affiancata, ma non sostituita, da altri moduli "specializzati" dedicati esclusivamente ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e ai rifiuti di imballaggio, con conseguente incremento delle difficoltà di individuazione delle sezioni da compilare. 

La necessità di istruzioni aggiuntive, rese note da ISPRA nel 2015, indirettamente conferma la necessità di una svolta radicale in direzione di una netta semplificazione della modulistica. ISPRA ricorda, infatti, che sono stati riscontrati numerosi errori commessi da dichiaranti tenuti a presentare sia la Comunicazione rifiuti sia la Comunicazione imballaggi o veicoli fuori uso o RAEE perché i gestori di queste tipologie di impianti di trattamento hanno dichiarato le medesime quantità di rifiuti sia nella modulistica "non specializzata" (Comunicazione rifiuti) sia in quella dedicata esclusivamente a particolari tipologie di rifiuto. Un'evidenza che dovrebbe condurre il Ministero dell'Ambiente a ritornare alle origini: moduli in grado di documentare produzione, trasporto o trattamento di differenti tipologie di rifiuti - ognuna delle quali in ogni caso perfettamente individuabile grazie al codice identificativo (CER/EER), allo scopo di migliorare la qualità e l'affidabilità dei dati raccolti. 

La modulistica contiene anche una scheda dedicata alla rilevazione dei prodotti derivanti dalle operazioni di recupero, beni rispetto ai quali la normativa primaria non prevede però alcun obbligo di dichiarazione. I gestori degli impianti di trattamento di rifiuti, infatti, sono tenuti a fornire dettagliate informazioni sui rifiuti ricevuti, trattati e prodotti, ma in nessun caso il D.Lgs. 152/2006 impone loro di dichiarare le merci commercializzate a seguito dei processi di recupero. A tale fine, come è noto, è già disponibile abbondante documentazione fiscale.

Di seguito si riepilogano alcune delle difficoltà che emergono in fase di compilazione del MUD 2017.

Gli stati fisici del rifiuto

La Scheda rifiuti semplificata presenta "nuovi" stati fisici rispetto al passato: "vischioso/sciropposo" e "altro", in analogia con le schede movimentazione SISTRI. Tali stati fisici, però, non sono presenti né nei formulari identificativi del rifiuto (FIR) né nei registri di carico e scarico e pertanto potrebbero condurre ad attribuire stati fisici differenti al medesimo rifiuto in relazione alla tipologia di adempimenti con i quali se ne documenta la gestione. Si conferma, quindi, la rinuncia al processo di semplificazione già attuato con il modulo riferito al 2013, anno per il quale non era stata richiesta l'indicazione dello stato fisico del rifiuto, tra l'altro spesso desumibile dalla descrizione associata al codice: acque di lavaggio, rifiuti solidi, fanghi, polveri ecc.

Destino futuro dei rifiuti in giacenza

Nella modulistica attualmente in uso è stato introdotto l'obbligo di distinguere tra i rifiuti "in giacenza" al 31 dicembre dell'anno al quale si riferisce la dichiarazione (quest'anno il 2016) da avviare al recupero e quelli da avviare allo smaltimento. La richiesta è evidentemente impropria perché solo nel momento in cui si avvierà al trattamento il rifiuto, nel 2017, si verificherà se sarà possibile sottoporlo a operazioni di recupero o  di  smaltimento. In altri termini, s'impone all'impresa o all'ente di dichiarare sotto la propria responsabilità, esponendosi a sanzioni amministrative pecuniarie per nulla trascurabili, un dato che le "istruzioni aggiuntive per la compilazione" tranquillamente ammettono possa "non essere noto al momento della compilazione del MUD".  

Indirizzi incompleti e codici del rifiuto "variabili"

Nella "Comunicazione semplificata" non è disponibile lo spazio per inserire l'indirizzo completo dell'impianto al quale è stato conferito il rifiuto (mancano la via e il numero civico), mentre il codice del rifiuto ai fini delle spedizioni transfrontaliere, desunto dal Regolamento 1013/2006/CE, è associato all'impianto estero di destinazione, anche se tale codice non varia in funzione del destinatario o del Paese verso il quale il rifiuto è stato esportato. 

Modulo RE

La modulistica in uso risolve, almeno in parte, le problematiche connesse al modulo RE, la sezione del MUD da impiegare per comunicare la produzione di rifiuti avvenuta fuori dall'unità locale del dichiarante. Rimediando all'errore commesso nel 2013, l'eliminazione delle causali rifiuti da "costruzioni, demolizioni e scavi" e "attività di bonifica", che aveva comportato l'irrazionale obbligo di presentare un MUD per ogni luogo esterno alle unità locali del dichiarante ove fosse stato prodotto un rifiuto pericoloso nel corso di tali attività, il modulo da utilizzare quest'anno compendia le due causali con la dicitura "cantieri temporanei e mobili (anche di bonifica)". 

Non è chiaro, invece, perché si continuino a riportare le causali "assistenza sanitaria" e "manutenzioni", dato che fin dal 1998 per finzione giuridica tali rifiuti: "si considerano prodotti presso la sede o il domicilio del soggetto che svolge tali attività". Anche quest'anno una fonte secondaria, il DPCM istitutivo del MUD, contrastando con la scelta confermata nel D.Lgs. 152/2006, norma di rango primario, di semplificare gli adempimenti documentali delle migliaia di imprese che effettuano operazioni di manutenzione, crea difficoltà e oneri aggiuntivi che non contribuiscono in alcun modo a migliorare la qualità dei dati raccolti. Le istruzioni aggiuntive rese note da ISPRA, precisando che: "nel caso di rifiuti derivanti da attività di manutenzione il modulo RE va utilizzato per comunicare tutte le quantità di rifiuti che vengono prodotti fuori dall'Unità Locale sia che vengano successivamente conferite direttamente all'impianto di trattamento sia che invece vengano trasportate ad un luogo di raggruppamento presso la sede del produttore", purtroppo confermano l'ulteriore appesantimento degli oneri per queste imprese.

La principale conseguenza di questa scelta è l'impossibilità, per tutte queste imprese, di servirsi della "sezione rifiuti semplificata", perché le istruzioni ufficiali di compilazione condizionano la possibilità di impiegare tale sezione, l'unica che può ancora essere redatta su moduli di carta, al fatto che i rifiuti siano stati prodotti "all'interno dell'unità locale alla quale si riferisce la dichiarazione".

Modulo MG

Il campo "R13 - Messa in riserva per operazioni da R1 a R12" deve essere ora utilizzato, secondo le istruzioni ufficiali di compilazione, esclusivamente per documentare la quantità di rifiuto che il dichiarante ha "ricevuto e messo in riserva nell'unità locale per poi avviarla ad operazioni di recupero in altri impianti" oppure ha sottoposto nel proprio impianto ad un'operazione di "recupero di materia classificata esclusivamente con R13". Un'indicazione analoga, anche se meno articolata, è stata fornita anche per i dati relativi al deposito preliminare (D15) ad altre operazioni di smaltimento.

La distinzione tra rifiuti messi in riserva o in deposito preliminare per essere trattati nell'impianto e quelli destinati a essere trattati altrove, infine, non è richiesta nel campo "quantità in giacenza al 31/12", sebbene sia prescritta la suddivisione tra i rifiuti destinati in futuro a essere recuperati e quelli che si avvieranno allo smaltimento.

RAEE

L'ambito di applicazione delle disposizioni in materia di rifiuti elettrici ed elettronici, l'allegato I del D.Lgs. 49/2014, è riportato in modo inesatto perché privo del riferimento ai pannelli fotovoltaici e la modulistica, chiedendo di distinguere i RAEE di provenienza domestica dai professionali, non considera che dal 2014, per effetto della norma citata, le apparecchiature potenzialmente utilizzabili sia in ambito domestico sia in ambito professionale daranno sempre luogo esclusivamente a RAEE "provenienti da nuclei domestici" anche qualora siano dismesse da imprese o enti. Impropria anche la richiesta di precisare la "categoria di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche", perché le dieci categorie sono riferite alle apparecchiature immesse sul mercato e non ai rifiuti, mentre i RAEE sono aggregati in "raggruppamenti" funzionali al trattamento che devono subire negli impianti.

 

Paolo Pipere, Esperto di Diritto e gestione dell'Ambiente, è Segretario nazionale dell'Associazione italiana esperti ambientali. Giornalista e saggista, è autore o coautore di oltre 35 volumi, da molti anni è collaboratore della sezione Norme e tributi de Il Sole 24 Ore e cura la rubrica mensile sugli adempimenti ambientali per le imprese. 

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