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Il buco dell'ozono della Terra si sta riducendo

12/01/2018

nasa buco ozono

 

Grazie a uno strumento satellitare costruito dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, gli scienziati sono stati in grado di misurare con precisione i livelli delle molecole di cloro che impoveriscono lo strato di ozono dopo che si sono staccate dai clorofluorocarburi (CFC) prodotti dall'uomo. Il risultato è una riduzione del 20% del buco dell’ozono dal 2005, il primo anno in cui la NASA effettuò delle misurazioni usando il satellite Aura.

"Vediamo molto chiaramente che il cloro dei CFC sta scendendo nel buco dell'ozono e che, quindi, si sta verificando una riduzione", ha spiegato Susan Strahan, scienziata dell'atmosfera del Goddard Space Flight Center della NASA.

UNA RIPRESA IN ATTO DA 30 ANNI

I CFC - molecole composte da cloro, fluoro e carbonio – sono i gas usati un tempo in frigoriferi e spray. Quando queste molecole si espongono ai raggi UV del sole, il cloro si rompe e distrugge le molecole di ozono, causa della riduzione dello strato.

Abbiamo usato i CFC per molti anni, ma dopo la scoperta dei danni che creavano, sono stati presi dei provvedimenti. Nel 1987, le nazioni firmarono il Protocollo di Montreal, un trattato internazionale che regolava i composti che riducono l'ozono, tra cui i CFC. Le successive modifiche al protocollo di Montreal hanno gradualmente eliminato l'uso dei clorofluorocarburi. Questi sforzi hanno portato negli anni a una costante riduzione del buco dell’ozono.

LO STUDIO DI STRAHAN E DOUGLASS

Gli studi precedenti, però, si basavano in gran parte solo sull'analisi delle dimensioni del buco. Lo studio di Strahan e Douglass, invece, è stato il primo a misurare anche la composizione chimica del buco, per provare non solo la diminuzione ma anche il merito della riduzione dei CFC rispetto alla diminuzione stessa.

Strahan e Douglass hanno utilizzato il Microwave Limb Sounder (MLS) a bordo del satellite Aura per raccogliere le misurazioni: si tratta di un sensore in grado di misurare i gas atmosferici senza l'aiuto della luce solare, una caratteristica fondamentale per poter studiare lo strato di ozono quando la luce solare è limitata. I livelli di ozono sopra l’Antartico iniziano a mutare alla fine dell'inverno antartico, dai primi di luglio a metà settembre.

"Durante questo periodo, le temperature dell'Antartico sono sempre molto basse, quindi il tasso di distruzione dell'ozono dipende principalmente dalla quantità di cloro presente", ha detto Strahan.

Dopo che il cloro ha distrutto l'ozono disponibile, inizia a reagire con il metano e questo forma l'acido cloridrico; il gas formato da questa reazione può essere misurato attraverso il MLS. Inoltre, questo gas a vita lunga si comporta come i CFC nell'atmosfera, quindi se i CFC fossero in calo nel complesso, ci sarebbe meno cloro disponibile per formare acido cloridrico - prova che l'eliminazione graduale dei CFC ha avuto successo.

"Verso la metà di ottobre, tutti i composti del cloro sono convertiti in un unico gas, quindi misurando l'acido cloridrico, abbiamo una buona misurazione del cloro totale", ha detto Strahan.

Utilizzando i dati dell'acido cloridrico raccolti tra il 2005 e il 2016, Strahan e Douglass hanno determinato che i livelli di cloro totale erano in media in calo di circa 0,8% all'anno.

"Questo ci dà la sicurezza che la diminuzione della riduzione del buco dell’ozono fino a metà settembre mostrata dai dati MLS sia dovuta al calo dei livelli di cloro proveniente dai CFC", ha detto Strahan.

Prima di cantare vittoria, però, c’è ancora qualcosa da fare. Secondo Douglass, occorreranno decenni per diminuire la tenuta dell'ozono, perché i CFC rimangono nell'atmosfera per un massimo di 100 anni.

"Per una riduzione sostanziale del buco dell'ozono, dobbiamo attendere il 2060 o il 2080. E anche allora potrebbe esserci ancora un piccolo buco", ha concluso Strahan.

I risultati di Strahan e Anne R. Douglass sono stati pubblicati nelle Geophysical Research Letters.

Fonte: mother nature network

 

Nunzia Vallozzi

Ufficio Stampa Web - ESO

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