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Economia circolare: in arrivo la nuova direttiva quadro sui rifiuti

09/02/2018

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Parlamento, Consiglio e Commissione europea hanno siglato l’accordo che porterà alla definizione della nuova direttiva.

Nuove definizioni, rafforzamento delle attività di prevenzione della formazione di rifiuti e di preparazione per il riutilizzo oltre al consolidamento della responsabilità estesa dei produttori dei beni sono solo alcune delle innovazioni introdotte.
 

di Paolo Pipere, esperto di Diritto dell’Ambiente e consulente ambientale
 

Tra i contenuti fondamentali dell’accordo a tre (Consiglio, Commissione e Parlamento), siglato il 17 e 18 dicembre 2017 e propedeutico all’approvazione delle Direttive da parte del Consiglio e del Parlamento europeo, per quanto riguarda la futura “Direttiva quadro sui rifiuti” (che sostituirà la Direttiva 2008/98/CE) si segnalano, in particolare:

  • una nuova definizione di rifiuto urbano, finalizzata a consentire la comparabilità dei dati e degli obiettivi riportati dai diversi Stati membri.
  • L’introduzione della nozione di “riempimento” per indicare le operazioni di recupero diverse dal riciclaggio e volte a utilizzare i rifiuti per la bonifica o per interventi paesaggistici;
  • la definizione di “material recovery”, che comprende la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e il riempimento.
  • La nozione di “food waste”, rifiuto alimentare, funzionale allo sviluppo di politiche di prevenzione dello spreco alimentare e riciclo di questo genere di scarti.
  • La nuova definizione del concetto di “responsabilità estesa del produttore” (del prodotto): una serie di norme volte ad assicurare che i soggetti che immettono un prodotto sul mercato nazionale di uno degli Stati membri siano ritenuti responsabili del finanziamento o dell’organizzazione oppure esclusivamente del finanziamento di un sistema che garantisca la gestione dei rifiuti derivanti da tale bene. I sistemi collettivi e individuali dovranno garantire una migliore definizione del ruolo dei differenti soggetti coinvolti, definire obiettivi misurabili di recupero e fornire dettagliate informazioni sui risultati effettivamente raggiunti. I produttori dei beni saranno tenuti a sostenere determinati costi specificamente elencati in un allegato della norma e gli Stati potranno aggiungere altre voci alla lista europea.

Con riferimento alla “gerarchia dei rifiuti”, l’accordo prevede per ogni Stato membro l’introduzione dell’obbligo di adottare strumenti economici che incentivino la prevenzione e le modalità di gestione dei rifiuti ritenute preferibili dal punto di vista ambientale e la definizione di un elenco di misure di implementazione della scala di priorità definita a livello europeo (tasse sull’uso di discariche e inceneritori, tariffa puntuale per i rifiuti urbani e assimilati, fiscalità agevolata, ecc.).

Nella Direttiva sarà richiamato il principio “chi inquina paga”,  secondo il quale i costi della gestione dei rifiuti urbani e degli impianti di trattamento necessari saranno posti a carico dei produttori dei rifiuti.

In materia di sottoprodotti e cessazione della qualifica di rifiuto le norme in fase di predisposizione assicureranno maggiore autonomia ai singoli Stati: questi ultimi potranno stabilire i criteri di dettaglio necessari a dimostrare il rispetto delle condizioni poste dalla Direttiva.

L’accordo prevede, inoltre, che le disposizioni specifiche delle Direttive sui RAEE, sui veicoli a fine vita e sulle pile e gli accumulatori prevalgano su quelle generali della Direttiva quadro, anche se, di fatto, si rinvia ai prossimi anni l’aggiornamento di queste norme settoriali.

Gli Stati europei, infine, dovranno favorire la creazione di sistemi di riutilizzo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, dei prodotti tessili e dell’arredamento.

Nel corso del convegno è stata espressa generale soddisfazione per i contenuti dell’accordo, anche se qualche intervento non ha mancato di rilevare come in fase di recepimento della Direttiva alcune delle nuove definizioni creeranno non pochi problemi e che sarà necessario riscrivere la Parte Quarta del D.Lgs. 152/2006 evitando la tentazione, sempre presente a livello nazionale, di introdurre oneri ulteriori rispetto a quelli già previsti dalla norma in fase di approvazione.

 

Paolo Pipere

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