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Rifiuti Made in Italy

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Rifiuti Made in Italy

Dieci proposte per risolvere concretamente e con risvolti positivi sul piano economico e occupazionale l’emergenza rifiuti in Italia: è questo il piano di lavoro che Legambiente ha illustrato, rivolgendosi al Governo e al Parlamento, nel corso del convegno “Rifiuti Made in Italy”. Un’occasione in cui l’associazione ambientalista, le istituzioni e gli operatori del settore si sono confrontati su come migliorare la gestione dei rifiuti, partendo dalle buone pratiche da replicare e le modifiche normative necessarie per il recepimento della direttiva europea. Anche perché l’emergenza, nel nostro Paese, rimane una questione non risolta, soprattutto nel centro sud. Queste le dieci proposte di Legambiente: 1)Aumentare il costo dello smaltimento in discarica: se la discarica continua a essere troppo economica, qualsiasi ipotesi alternativa rischia di non concretizzarsi mai. Il Parlamento italiano non deve più concedere proroghe al divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti tal quali e deve modificare la legge 549/1995 che ha istituito l’ecotassa, eliminando il tetto massimo di 25 euro per tonnellata e finalizzandone i proventi alla promozione delle azioni di riduzione, raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti molto più di quanto previsto attualmente. 2)Diffondere le raccolte differenziate domiciliari in tutti i comuni italiani: per facilitare la diffusione del più efficace sistema porta a porta, tutte le Regioni e le Province devono adottare le modalità di incentivazione utilizzate con successo in diverse parti d’Italia. 3)Completare la rete impiantistica per il recupero e il trattamento dei rifiuti: è urgente completare, soprattutto al Centro-Sud, il quadro impiantistico per la raccolta differenziata, il recupero e il trattamento dei rifiuti. 4)Rivedere il sistema di premialità/penalità e cancellare il CIP6: è necessario rimodulare l’attuale sistema di premialità e penalità per arrivare a una vera gerarchia economica della gestione dei rifiuti, rendendo la discarica l’opzione più costosa. Occorre poi archiviare il CIP6 – su cui Legambiente ha già inviato una segnalazione alla Commissione europea – e garantire un riconoscimento economico al riciclaggio e alla prevenzione. 5)Promuovere la diffusione delle buone pratiche sulla prevenzione: da Nord a Sud le esperienze sulla prevenzione sono sempre più numerose. Si tratta di iniziative di amministrazioni o aziende locali, società della grande distribuzione e associazioni che devono essere divulgate e replicate il più possibile in tutta Italia. 6)Avviare la redazione del Programma nazionale di prevenzione: è necessario promuovere iniziative strutturali di prevenzione di carattere nazionale, che devono coinvolgere in primis il mondo della produzione e quello della distribuzione. 7)Promuovere la qualità delle raccolte differenziate: per aumentare la qualità della differenziata, va promossa la diffusione delle raccolte domiciliari ma anche un adeguato controllo sui conferimenti dei cittadini e delle utenze commerciali e produttive. 8)Garantire la certezza normativa, a partire dal passaggio tassa/tariffa: a causa della continua messa in discussione della normativa da parte dei governi succedutisi negli ultimi anni, è prioritario definire regole chiare e durature, restando all’interno del quadro definito dalle direttive europee. 9)Chiudere la stagione dei commissariamenti per l’emergenza rifiuti: nelle regioni ancora commissariate per l’emergenza rifiuti, occorre definire un piano serrato di rientro al regime ordinario per superare la fase commissariale che non ha risolto il problema, ha sperperato risorse e deresponsabilizzato gli enti locali. 10)Introdurre i delitti ambientali nel codice penale, garantire l’uso delle intercettazioni contro i trafficanti di rifiuti, istituire un fondo per le bonifiche dei siti orfani. Per acquistare il libro “Rapporto ambiente italia 2009” da cui sono tratte le 10 proposte clicca qui

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