Il verde (ri)entra in città
Nel libro Manifesto del Terzo Paesaggio Gilles Clément (www.gillesclement.com), uno tra i più noti paesaggisti europei (che tuttavia ama definirsi giardiniere), sostiene che tutti i luoghi abbandonati dall’uomo, cioè esenti da qualsivoglia attività antropica (parchi, riserve naturali, aree disabitate, aree industriali dismesse, aiuole spartitraffico…), contribuiscono nel loro insieme alla conservazione della biodiversità. Ed estremizzando, forse in modo discutibile ma efficae, arriva ad affermare che la biodiversità è maggiore in città che non in campagna, devastata dall’uso inconsulto di pesticidi e dalla monocoltura.
Se non saranno presumibilmente le città a salvarci dal depauperamento delle risorse genetiche planetarie, è pur vero che negli ultimi anni si sono moltiplicate proposte più o meno bizzarre di (re)introduzione del verde nell’arredo urbano o come parte integrante degli edifici.
Un esempio su tutti: i giardini verticali di Patrick Blanc (www.verticalgardenpatrickblanc.com), il botanico francese – nonché ricercatore presso il Cnrs (Centre National de la Recherche Scientifique), che ha rivestito di vegetazione le pareti di edifici pubblici e privati di mezzo mondo. Per citarne un paio, il museo d’arte contemporanea Caixa Forum di Madrid (a due passi dal Prado) e il museo del Quai Branly di Parigi (commissionato a Blanc da Jacques Chirac). “Parcheggi, stazioni ferroviarie, metropolitane, tutti quei difficili spazi dove non ci si aspetta vedere un angolo verde, quella è la mia reale sfida, dove la Natura è in grado di poter riprendersi una piccola parte di terra“, afferma Blanc. Ispirati dalle giungle e dalle foreste, i giardini verticali sono realizzati con metallo, feltro e PVC. A una certa distanza dalla parete dell’edificio, per favorire la circolazione dell’aria, si fissano pannelli metallici ai quali vengono ancorati pannelli di feltro racchiusi in involucri di PVC. Il feltro trattiene l’acqua somministrata da un impianto di irrigazione a goccia. “Non dobbiamo dimenticare“, osserva Blanc “che per la vita delle piante la presenza della terra non è indispensabile. Quello che conta è l’acqua, perché è lì che si trova tutto quello che serve alla loro sopravvivenza“.
C’è poi un’azienda argentina (www.ustatic.com.ar) che produce pannelli inerbiti da applicare alle pareti esterne degli edifici, con funzione sub-strutturale di mantenimento e isolamento dall’umidità, nonché di depurazione dell’aria (i vegetali, non dimentichiamolo, durante il giorno assorbono anidride carbonica e restituiscono ossigeno). Funzioni analoghe hanno i più familiari tetti verdi. Persino sulla Gherkin Tower, grattacielo londinese progettato da Norman Foster, si stanno sperimentando coperture verdi alle pareti (www.inhabitat.com).
Ancora: dal verde urbano con funzione architettonica/ricreativa alle coltivazioni agricole indoor. Le superfici coltivabili diminuiscono per effetto del supersfruttamento cui i terreni sono stati sottoposti negli ultimi decenni? Spostiamo l’agricoltura in città, ma sviluppiamola in verticale. Dickson Despommier, Ph.D. presso la Environmental Health Science of Columbia University di New York, studia da anni la possibilità di realizzare le cosidette vertical farm (www.verticalfarm.com), vere e proprie torri di serre collocate nei centri urbani per produrre derrate a km zero e soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione in aumento iperbolico. Particolarmente spettacolare il progetto di fattoria verticale che reca la firma di Vincent Callebaut (www.vincent.callebaut.org). La Grande Libellula (Dragonfly), questo il nome del progetto, è una torre di ben 132 piani e 600 metri di altezza che dovrebbe sorgere nel centro di New York. Realizzata in acciaio e vetro, la struttura ha una forma che richiama quella dell’esoscheletro delle ali di una libellula. Ovviamente è previsto che nelle vertical farm tutti i fabbisogni energetici siano soddisfatti da impianti per lo sfruttamento di energie rinnovabili, eolica e solare in primis.
Qualcosa di più vicino a noi? Si trova a Milano, in corso Porta Ticino, il Muro Verde creato dall’Enel e costituito da 500 piante differenti. Pannelli fotovoltaici forniscono l’energia alle pompe per l’irrigazione e all’impianto di illuminazione.
Un’occasione per verificare quanto c’è di fattibile sul mercato? Il verde tecnologico applicato alle costruzioni sarà il protagonista di Edilverde, l’iniziativa promossa all’interno di Expoedilizia (www.senaf.it), la Fiera professionale per l’edilizia e l’architettura che si svolgerà a Roma dal 12 al 15 novembre 2009. A Edilverde sarà protagonista il verde tecnologico, inteso come elemento estetico e paesaggistico ma soprattutto come fattore di compensazione delle emissioni, di fonoassorbenza e di miglioramento ambientale.
Costanza Fregoni
Ufficio Stampa ESO
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