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In Brasile i rifiuti elettronici li tratta l’università

In Brasile i rifiuti elettronici li tratta l’università

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In Brasile i rifiuti elettronici li tratta l’università

LIVORNO. L’università di São Paulo (Usp) ha dato il via alla realizzazione del primo centro statale di riciclaggio do rifiuti elettronici del Brasile. La coordinatrice del progetto e direttrice del Centro de computação eletrônica, Tereza Carvalho, spiega a Tierramerica: «Separeremo e rivenderemo all´industria delle materie plastiche diversi tipi di metalli pesanti o preziosi. Cominceremo raccogliendo le unità nell’università e poi nella comunità. La principale intenzione è quella di ritirare dall’ambiente sostanze cancerogene come piombo e mercurio e produrre entrate per i nostro progetto». Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) e ad aprile ha ricevuto la segnalazione per l’innovazione nella gestione pubblica del premio Mario Covas. L’investimento di 84.000 dollari prevede l’adeguamento dei locali scelti e l’acquisto dei macchinari poi si prevede di processare 500 apparecchi elettronici al mese come computer, stampanti, ecc. Secondo l’Associação brasileira da indústria elétrica e eletrônica, in brasile i rifiuti elettronici stanno rapidamente trasformandosi in una emergenza ambientale: ormai nel Paese in crescita economica ci sono più do 50 milioni di computer e ogni anno se ne vendono 10 milioni, un grosso problema vista che la vita media di un computer sarebbe valutata in 4 anni. Inoltre l’elettronica di consumo sta crescendo: 120 milioni di persone utilizzano già telefonini cellulari. I brasiliani consumano ogni anno 1,2 miliardi di pile e 400 milioni di batterie per telefoni cellulari, anche perché il 40% delle batterie vendute sono “false” e/o di pessima qualità e contengono più metalli pesanti di quanto consentito dalla legge. L’università farà anche da base per il riutilizzo di computer ed altra elettronica di consumo sempre in buono stato che magari le aziende considerano obsoleta e che verranno forniti a scuole o progetti sociali. «Abbiamo fatto una ricerca e abbiamo scoperto che le imprese che riciclano i computer ne recuperano effettivamente solo una piccola parte, il resto va in discarica, diventa comune immondizia. Quelli che lavorano con le materie plastiche usano solo la plastica, quelli che riciclano le batterie, idem – dice la Carvalho – Siamo giunti alla conclusione che è necessario un processo sostenibile per smontare l´intero computer, molare e compattare i componenti in base al tipo di materiale». Il centro statale-universitari conta di recuperare ed avviare al riciclo il 94% dei componenti di un computer e di recuperare oro, argento e altri metalli come rame e nichel da rivendere alle industrie. «Dobbiamo tener conto, oltre al tempo di decomposizione delle parti di ricambio, che le apparecchiature contengono piombo e mercurio, che vengono gettati in discarica contaminando l’ambiente – sottolinea la Carvalho – Solo l’università di São Paulo ha un parco tecnologico con 37.000 computer, 15.000 stampanti e 4.500 apparecchiature di rete. Ogni anno, almeno il 15% di tutte le apparecchiature diventa obsoleta e viene scaricata, senza una destinazione corretta, solo nelle discariche per i rifiuti». «La maggior parte delle imprese che fabbricano o ricevono questi materiali non si assumono la responsabilità del loro smaltimento – spiega Sabetai Calderoni, presidente dell’Instituto Brasil ambient – Con questo progetto la Usp sta facendo un servizio pubblico e vedere che il suo costo è molto basso lo renderà conveniente anche per le altre imprese. Il Brasile non dispone ancora di un sistema di raccolta e riciclaggio in nessun punto della catena che coinvolge l’industria, i commercianti e i consumatori. Non esiste nemmeno una legge specifica in materia». Il Congresso del Brasile sta discutendo da 18 anni un disegno di legge per una politica nazionale sui rifiuti. Uno degli aspetti più controversie che blocca tutto da molti anni, é la definizione su chi debba ricadere la responsabilità dell’appropriato smaltimento dei materiali di scarto.

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