Quando si pensa alle Maldive, si ha in mente la classica immagine della spiaggia incontaminata con le palme, il mare cristallino e tanta tranquillità.
Utile sapere che la realtà non è esattamente così… La vita sulle isole porta inquinamento in quanto non è sostenibile.
Per cercare di rendere pulita quella parte di pianeta che più somiglia ad un paradiso, nei giorni scorsi si è attivato un ponte tra Milano e l’arcipelago, con un progetto da concretizzare.
Sono tre i punti su cui si articola il programma “Benefici dall’uso delle rinnovabili”: pannelli solari, lampadine a basso consumo e corsi sulla sostenibilità ambientale.
Nell’atollo di Faafu, l’Universita’ di Milano-Bicocca ha infatti avviato un progetto che ha l’obiettivo di rendere le Maldive meno dipendenti dal combustibile fossile, oltre che la diminuzione del degrado ambientale e una maggiore autosufficienza energetica, soprattutto alle isole più remote.
Il programma, della durata di un anno, ha un costo complessivo di 210mila euro ed è sostenuto dalla Caritas Italiana con 150mila euro.
Si inizierà, quindi, con l’installazione di pannelli solari, impianto che sarà in grado di ridurre di circa il 50 per cento il fabbisogno di combustibile fossile.
La seconda attività consiste nell’installazione di lampadine a basso consumo, e circa 1.000 punti luce attrezzati con i nuovi LED porteranno a un risparmio ulteriore di circa 20 kWh.
La terza attività prevede lo sviluppo di un progetto di educazione, per coinvolgere le popolazioni locali.
La Bicocca terrà seminari volti alla formazione delle persone che a loro volta saranno poi gli “ambasciatori” presso la propria comunità locale.
Si parlerà di comportamenti da adottare per prestare più attenzione all’ambiente circostante, ma si parlerà anche di cambiamenti climatici in quanto le isole delle Maldive, innalzandosi per meno di un metro sulla superficie del mare, sono a rischio sommersione. Questo, a causa del surriscaldamento globale, che provoca un lento ma costante innalzamento delle acque.
Le Maldive possono guarire dalla loro situazione, ma se il resto del mondo non continua a lavorare sul surriscaldamento, le perderemo.
Non è possibile che un luogo così bello possa essere eliminato dalle nostre mappe.
Progetti come quello della Bicocca di Milano vanno quindi incentivati e promossi, non solo all’estero, ma anche e soprattutto nel nostro Paese, dove di problemi ambientali ne abbiamo ancora molti.
Nadia Bertana
Ufficio Stampa ESO