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Elezioni 2013: la politica verde del Pd. Intervista a Ermete Realacci

Elezioni 2013: la politica verde del Pd. Intervista a Ermete Realacci

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Ecologia e Ambiente

Elezioni 2013: la politica verde del Pd. Intervista a Ermete Realacci

A poco meno di un mese dalle elezioni, l’unico candidato a non essere stato iscritto nelle liste pare essere l’ambiente. Giornalisti e analisti lamentano la scomparsa di un partito in cui gli ecologisti possano riconoscersi e le sensibilità “verdi” si sono distribuite fra diversi schieramenti. Per capire qualcosa di più dell’offerta politica destinata a chi è più sensibile alle tematiche ambientali Go Green ha intervistato l’Onorevole Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd. Secondo lei può essere un segno dei tempi il fatto che sia scomparso dal panorama politico italiano il partito ecologista? Ci sono aspetti positivi in questo passaggio o solo negativi? Difficile a dirsi, sicuramente in questa campagna elettorale pesa l’assenza di un’idea di futuro. Un’idea che dovrebbe coincidere con l’attenzione all’ambiente e alla green economy. Con una società che scommette su innovazione e conoscenza e su un tipo di economia più a misura d’uomo. Quella che è in corso è una campagna elettorale molto tradizionale, mentre l’Italia avrebbe bisogno di altro: di sprigionare nuove energie in grado di dare nuova spinta al Paese. Esiste una differenza sostanziale nella maniera in cui destra e sinistra si approcciano alle tematiche ambientali? Sì, in particolar modo in Italia. Certo, esistono anche sensibilità ambientali trasversali, come per l’animalismo. Temi che sono presenti sia nel centro destra come nel centro sinistra, anche se poi nella pratica, quando si è trattato di proporre iniziative concrete, il centro destra si è sempre tirato indietro o ha fatto resistenza. Mi riferisco a questioni specifiche come l’ abusivismo edilizio: in questa legislatura ci sono stati quasi venti tentativi di riaprire la sanatoria da parte della destra, che il Pd ha però fermato. Per non parlare del loro interesse a rilanciare il nucleare, che si è poi concluso con l’esito negativo del referendum. Per trasparenza devo dire che anche nel Pd c’erano sensibilità a favore dell’atomo, anche se molto minoritarie. Una sciagura scampata grazie al voto dei cittadini. Aggiungo poi che Enel dovrebbe ringraziare i cittadini italiani che con il referendum del giugno 2011 hanno bocciato il ritorno del nucleare, evitando un fallimento annunciato. Come dimostra la decisione dello scorso dicembre della stessa Enel di uscire dal progetto di nucleare francese con Edf. Se Enel fosse oggi impegnata nella costruzione di nuove centrali nucleari nel Paese, correrebbe il rischio di essere considerata una “bad company”. Dovendone scegliere, qual è il punto più qualificante della politica verde del Pd? La cosa più importante è capire che oggi non possiamo uscire dalla crisi così come ci siamo entrati. Non può prevalere la tendenza di defilippiana memoria che «Adda passà ‘a nuttata». Possiamo affrontare la crisi solo se cambiamo la nostra mentalità. E la prima parola d’ordine è green economy. Un quarto delle imprese italiane ha già investito nell’economia “verde” e non solo nel campo delle rinnovabili, del risparmio energetico e del riciclo, ma in tutti i settori. E proprio le imprese che hanno già imboccato la strada della green economy sono quelle che innovano di più, che competono meglio sui mercati internazionali e che creano più occupazione. Quindi l’approccio deve essere trasversale, condiviso, che tenga conto delle peculiarità del nostro Paese. Noi proponiamo la “green Italy”, una green economy in salsa italiana. Ciò vuol dire che dobbiamo costruire un’economia a misura d’uomo e coerente con le esigenze e le vocazioni del nostro Paese, scommettendo su bellezza, qualità e ambiente. Non tratteremo quindi l’ambiente come un capitolo aggiuntivo, la somma di tante politiche ambientali (dalla tutela dei parchi alle bonifiche, dalle politiche di mobilità a quelle di limitazione dell’inquinamento) ma come la chiave vincente per interpretare il futuro. Darete quindi incentivi alle aziende “green”? Di sicuro sosterremo una visione industriale e aziendale in ottica di green economy. A cominciare dai provvedimenti per l’efficienza energetica, allo sviluppo del comparto della chimica verde. L’Italia, infatti, è leader in questo settore. È necessario che lo traduciamo in un progetto industriale e che non perdiamo il vantaggio competitivo che abbiamo raggiunto. Chimica verde così come solare termico, inverter e riciclo dei materiali. In tutti questi settori l’Italia ha maturato ottime competenze che ora dobbiamo tradurre in una politica industriale. Infine, le rinnovabili: dopo la riduzione degli incentivi da parte del governo Monti, qual è la vostra ricetta per rilanciare il comparto? È necessario rivedere gli incentivi per semplificarli e renderli più trasparenti. Vogliamo eliminare passaggi burocratici troppo complessi e i meccanismi che non funzionano, come le aste, e che non fanno altro che bloccare la crescita del comparto. Il nostro lavoro tenderà quindi a incoraggiare lo sviluppo delle rinnovabili con incentivi intelligenti e non sovradimensionati, non favorendo processi speculativi, ma competitivi. È quindi l’ambiente la vostra ricetta per uscire dalla crisi? Sì, è questo il cuore della nostra visione: la difesa dell’ambiente e lo sfruttamento delle possibilità che ne derivano per uscire dalla crisi. Un approccio preciso che dovrà essere condiviso e trasversale anche perché, come diceva Seneca, «Non esistono venti favorevoli per il marinaio che non sa dove andare». Alice Dutto Seguici su twitter @Go_GreenNews e su facebook @GoGreenVirgilio Guarda il video

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