Ma che freddo fa?
Quest’anno l’inverno sembra proprio non volersene più andare.
L’Europa del nord e gli Stati Uniti sono ancora alle prese con neve e ghiaccio e la causa sarebbero i cambiamenti climatici, portati dal surriscaldamento progressivo dell’atmosfera.
I dati del National Snow and Ice Data Center (Nsidc) di Boulder, in Colorado, dicono che lo scorso autunno il ghiaccio marino che ricopre il Mare Artico si è sciolto, fino a raggiungere un minimo storico.
Secondo un crescente numero di esperti, lo scioglimento record si traduce appunto in un riscaldamento anomalo del mare e dell’atmosfera, che interferisce con la corrente a getto, responsabile per la maggior parte dei fenomeni atmosferici nell’emisfero boreale.
Anche uno studio recente della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) ha evidenziato che l’aumento del riscaldamento nell’Artico, ha influenzato il tempo nell’emisfero nord.
Numerosi climatologi si sono domandati a cosa siano dovuti il record di freddo in Belgio, la neve eccezionale caduta in Irlanda del Nord, o i -24 gradi registrati nei giorni scorsi in Polonia.
La risposta sembra proprio essere nello scioglimento della calotta artica, che si è ridotta a ritmi vertiginosi in particolare nel corso dell’estate scorsa.
Nel 1979, le misure satellitari della calotta del Polo Nord, indicavano un’estensione pari a circa 7 milioni di km2.
A settembre 2012, il dato non superava i 3,4 milioni.
Il legame tra il freddo e lo scioglimento dei ghiacci, quindi, sembra sempre più evidente: meno la calotta riflette i raggi del sole, più il mare si riscalda interferendo con le correnti e più i ghiacci si sciolgono.
Un circolo vizioso in continua progressione che sembra non volersi più fermare.
Nel frattempo, i nostri inverni continueranno ad allungarsi e, senza una soluzione, i ghiacci si restringeranno sempre più, sconvolgendo l’equilibrio di natura ed essere viventi.
Nadia Bertana
Ufficio Stampa ESO
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