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Oasi 2013, la biodiversità in Italia

Oasi 2013, la biodiversità in Italia

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Oasi 2013, la biodiversità in Italia
L’ambiente è un valore da inserire nella Costituzione italiana: ecco l’appello rivolto dal Wwf al Governo e, in particolare, al ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, e lanciato nei giorni scorsi in occasione della campagna Oasi 2013.

L’associazione ambientalista spiega che inserire l’ambiente tra i principi fondamentali della Costituzione, nell’articolo 9 accanto al ‘paesaggio’ e ai ‘beni culturali’ è necessario, non solo per rafforzarne la tutela ma anche per rilanciare la sfida della sostenibilità.

Su oltre cento oasi Wwf, ben settantotto custodiscono siti di interesse comunitario (Sic) e Zone di protezione speciale (Zps) che rappresentano il 66,6% degli habitat per la bioregione ‘alpina’, il 57% per quella ‘continentale’ e il 65% per quella ‘mediterranea’.

Il Wwf ha pubblicato il dossier “Il monitoraggio della biodiversità nella Rete Natura 2000”, realizzato durante 6 mesi di monitoraggio grazie a duecento esperti volontari, con il contributo del ministero dell’Ambiente.
Da questo dossier emerge che su un totale di 7.238 dati raccolti, 1.191 sono segnalazioni nuove (il 16,5%) rispetto ai Formulari ufficiali.
Vale a dire che nelle oasi Wwf ci sono 84 habitat e 1.107 specie che la Rete Natura non sapeva di avere.
Dallo studio emergono anche criticità: 185 tra specie ed habitat risultano scomparsi o non più segnalati.

Per come è ora, il sistema dei parchi nazionali italiani riesce ad accumulare circa 5,1 tonnellate di carbonio in più rispetto ai dati medi relativi al territorio nazionale per ogni ettaro di superficie e si prevede che potranno diventare circa 6 tonnellate nel 2020.
A livello mondiale è stato ricordato che impedire i processi di deforestazione, bloccandoli definitivamente entro il 2030, ridurrebbe le emissioni di gas che alterano il clima, evitando danni calcolati in oltre 3.700 miliardi di dollari.

Benessere ed economia ne guadegnerebbero da questi cambiamenti.
Accettare questo favore che la natura è ancora disposta a concedere sta alla volontà umana.



Nadia Bertana
Ufficio Stampa ESO

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