Legambiente si pone questa domanda tutti gli anni grazie alla campagna di sensibilizzazione e rilevazione sulle coste italiane di Goletta Verde 2013.
Nonostante le nostre acque possano apparire cristalline e non vi siano dei cartelli con espressi divieti di balneazione in prossimità delle spiagge, circa il 50% dei punti monitorati dal laboratorio mobile di Goletta Verde sono risultati inquinati.
Lungo i 7412,6 km di coste che circondano la nostra penisola, sono state effettuate 263 analisi microbilogiche di cui 130 sono i campioni risultati oltre i limiti di legge e l’80% fortemente inquinati.
Le zone maggiormente colpite sono le foci dei fiumi, i canali, i fossi, le fiumare e le zone in prossimità degli scarichi di depuratori mal funzionanti.
Ovviamente le sostanze portate al mare da questi canali non sono solo quelle delle zone costiere , ma anche dell’entroterra che via via si accumulano nel deflusso delle acque.
I principali colpevoli di questo stato di degenerazione delle acque sono:
L’abusivismo edilizio, una piaga costante e ripetuta ormai da anni che trova la sua massima espressione soprattutto nel sud Italia.
Le estrazioni petrolifere e la ricerca di nuovi giacimenti in costante aumento, nonostante le numerose manifestazioni di dissenso delle stesse amministrazioni locali.
Il consumo di suolo costiero che riguarda la costruzione di muri, recinzioni e strutture varie presso gli stabilimenti balneari o presso gli insediamenti militari.
Ultimo, ma non meno grave ed eclatante è il continuo scorrazzamento delle grandi navi nella laguna di Venezia, oltre allo scempio ancora ben visibile presso l’isola del Giglio.
Finora si è solo cercato di tamponare delle situazioni contingenti emerse durante la stagione estiva, ovvero quando l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica è più alta.
Anche in questo settore, importantissimo per il turismo e l’economia italiana mancano da parte dei governi delle vere e proprie politiche programmatiche volte alla realizzazione di sistemi di depurazione efficienti e moderni, per i quali oltretutto rischiamo di perdere i fondi già stanziati entro quest’anno dal CIPE e di pagare le salatissime multe dell’Unione europea che ricadranno inesorabilmente sulle tasche dei cittadini.