Healthy Seas, le reti diventano tessuti
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Indossare calze, biancheria intima o costumi da materiale riciclato dal mare. Oppure cambiare i tappetini delle nostre autovetture fatti in nylon 6 ecologico. In un prossimo futuro potrebbe essere possibile grazie al progetto internazionale Healthy Seas per il recupero delle reti da pesca. Un progetto che ha alle spalle un investimento di 20 milioni di euro in ricerca e sviluppo, compresi 3,5 milioni arrivati dal governo sloveno, e collaborazioni con le università di Trento, Lubiana, Maribor.
Secondo un rapporto Fao Unep, si stima che le reti abbandonate alla deriva negli oceani siano quasi 640 mila tonnellate e generano il 10 per cento dell’inquinamento solido dei mari.
Healthy Seas vuole scoraggiare l’abbandono delle reti e garantire sostenibilità, anche con azioni congiunte con governi e enti locali. Dalla primavera 2014 si attiverà con il recupero reti nell’Adriatico, al largo delle coste della Slovenia, e successivamente nel Mediterraneo, nelle coste spagnole.
Econyl è un filato rigenerato che nasce da prodotti post-consumo, e che dà vita al polimero di poliammide 6, chiamato anche nylon 6, considerato dai tecnici dello stabilimento di Lubiana il nylon più morbido e versatile tra tutti. Attraverso un processo di depolimerizzazione, le reti da pesca tornano a essere materia prima, il caprolattame, e attraverso una nuova polimerizzazione si torna a quel polimero che diventerà prima filato e poi manufatto per produrre slip, calze, tappeti, moquette.
Nel 2013, Econyl avrà il 50 per cento di materiale pronto per la post produzione. Nel 2012 la percentuale era stata il 30 per cento. Si punta ad arrivare al 100 per cento entro tre, quattro anni. La sfida è lanciata.
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