Come ti riciclo il satellite
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Anche se dalla Terra il cielo ci sembra terso e limpido, guardando un po’ più lontano, magari con qualche telescopio potente, si vedrebbero una marea di “relitti” spaziali, satelliti in uso e altri , la maggior parte, ormai inattivi da anni, che aspettano solo che qualcuno li raccolga e li “ricicli”.
Da anni ormai vengono lanciati in orbita aspirapolveri spaziali, come Alice-2, il cervello del primo dispositivo in grado di ripulire lo spazio da satelliti artificiali inattivi, lanciato pochi giorni fa dal cosmodromo di Yasni in Russia e realizzato da dei giovani talenti italiani della D-Orbit.
Recentemente, invece, gli ingegneri e gli esperti stanno pensando di riutilizzare i satelliti non più attivi ma ancora in buone condizioni per altre missioni. Sono circa 700 i satelliti attivi attualmente in orbita attorno alla Terra, e la collisione di uno di essi con un detrito spaziale è un probabilità da non trascurare. L’ESA sta pensando di riutilizzare il carburante dei missili; le leghe metalliche potrebbero essere macinate per essere poi riutilizzate nella stampa 3-D; i sistemi di supporto vitale potrebbero usare materiali biodegradabili.
La campagna si chiama “Sustainable Materials Concepts” e l’ESA sta cercando esperti per studiare nuovi metodi per spiegare cos’è la sostenibilità nello spazio e perché è importante garantire a tutti noi un accesso pulito e sicuro allo Spazio. Si cerca di capire anche quali nuovi materiali usare nelle future missioni, come titanio e leghe di alluminio o resine epossidiche con fibre di carbonio.
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