Economia circolare, nuove direttive europee e finanziamenti
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La Commissione europea, nell’ambito della strategia Europa 2020 e del programma di azione “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta”, ha recentemente adottato proposte che delineano le opportunità che si presenteranno con il passaggio all’economia verde, a basso carbonio, che fa uso efficiente di risorse e energia. “Il sistema economico persistente è un modello lineare dove si estrae, fabbrica, vende, usa e butta via. Tramite la riproduzione, il riutilizzo ed il riciclo, in un modello in cui i rifiuti di una industria diventano materia prima per un’altra, possiamo passare ad un’economia più circolare in cui i rifiuti vengono eliminati e le risorse sono utilizzate in modo efficiente e sostenibile”, spiega il commissario per l’Ambiente Janez Potocnik che chiede una politica forte per ridurre la dipendenza da materie prime, in modo che vetro, metalli, carta, plastica, gomma, legno e altri rifiuti riciclabili, vengano reimmessi a prezzi competitivi nell’economia, in qualità di materie prime secondarie.
Germania, Francia, Olanda e Regno Unito sono già stati precedentemente attivi nello sviluppo di iniziative di economia circolare all’interno dell’Unione. Il rapporto dell’Unione Europea “Opportunità di migliorare per le aziende l’efficienza delle risorse”, afferma che “la prevenzione dei rifiuti, eco-design, il riutilizzo ed il riciclaggio potrebbero far risparmiare 600 miliardi di Euro alle imprese europee, l’8 per cento del fatturato annuo, riducendo al contempo del 2-4 per cento, un totale annuo di emissioni gas serra”.
“Verso un’economia circolare: programma per l’Europa a rifiuti zero”, ha tra gli obiettivi aumentare la durata dei prodotti, creare mercati per i materiali riciclabili, ridurre l’uso di ciò che è difficile riciclare. Promuove anche l’eco-design che rende più facile la riparazione, l’aggiornamento e la ri-produzione dei prodotti; incentiva la riduzione e la separazione dei rifiuti eseguita in modo corretto dai consumatori. Le proposte legislative si riferiscono principalmente alle direttive sui Rifiuti, Discariche e Imballaggio; la legislazione sui rifiuti viene inoltre semplificata.
L’obiettivo da raggiungere è quello di riciclare il 70 per cento dei rifiuti urbani e l’80 per cento dei rifiuti d’imballaggio entro il 2030. Entro il 2025 ci sarà poi il divieto totale di gettare in discarica rifiuti riciclabili e biodegradabili e l’incenerimento verrà limitato ai materiali non riutilizzabili e non riciclabili dopo aver effettuato il recupero di energia e bio-carburanti. Secondo la Commissione, la corretta attuazione della legislazione vigente creerà in tutta l’Unione europea più di mezzo milione di posti di lavoro ed una riduzione del fabbisogno totale di materiale porterebbe ad aumento del PIL del 3 per cento. Gli obiettivi sono stati fissati ai livelli raggiunti da Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia, Stati membri più avanzati che hanno efficacemente eliminato il conferimento in discarica dei rifiuti urbani, riducendolo a meno del 5 per cento negli ultimi venti anni.
Queste iniziative sono state adottate insieme con le comunicazioni che riguardano: le “Iniziative per l’Occupazione Verde”, il “Piano di Azione Verde per PMI”, “Opportunità di Efficienza delle Risorse nel Settore Edilizia”, “Obiettivo di Risparmio Energetico per il 2030” e “Sistema Alimentare Europeo Sostenibile” (quest’ultimo sarà pubblicato nel mese di Settembre). Nel Piano per PMI, per esempio, l'”Eurobarometro” valuta le tendenze di efficienza delle risorse delle piccole e medie imprese sia in Europa che negli Stati Uniti e la “Piattaforma Europea di Efficienza delle Risorse” condivide con le aziende opportunità su come reimmettere materiali nel processo di produzione; modelli quali il “consumo collaborativo” che si basano sul prestito, lo scambio, il baratto ed il noleggio dei prodotti sono menzionati nella “fase di consumo”.
Il Regno Unito è stato attivo nella promozione di un modello di economia circolare anche a livello universitario. La Commissione della GREEN Economy dell’University College London guidata dal professore Paul Ekins, lo scorso febbraio ha pubblicato un rapporto intitolato “Greening the Recovery”. Egli sottolinea a GREEN Week l’importanza di avere strategie micro-economiche, riforme fiscali ambientali, innovazione, informazione ambientale attraverso l’etichettatura e un sistema di “contabilità capitale naturale” che ha un livello di sofisticazione simile ai conti nazionali che usiamo oggi.
Nel settore della moda un modello di economia circolare è stato adottato per esempio in Italia dalla stilista Karen Bauer Borrelli, che a GREEN Week ha vinto il secondo premio del “Young Designers Contest” realizzando a Viareggio borsette, borsellini, portafogli, giubbotti e cappelli impermeabili e accessori fatti con materassini, anelli di gomma e canotti raccolti sulle spiagge alla fine della stagione estiva.
Perché un’economia circolare? La salute del pianeta è valutata tramite tre indicatori. Il primo è l'”Indice del Pianeta Vivente” (Living Planet Index) e indica sin dal 1970 un declino del 30% della salute della biodiversità. Il secondo indicatore, l'”Impronta Ecologica”, ha calcolato che abbiamo superato di gran lunga la biocapacità della Terra. Il terzo indicatore è costituito dall'”Impronta Idrica” e molti bacini fluviali soffrono di carenze idriche. “Questo sta portando ad una perdita enorme di servizi eco sistemici che sono alla base della nostra economia”, spiega Sebastien Godinot, economista del WWF, durante GREEN Week.
L’economia circolare è quindi la chiave per trasformare il nostro attuale modello di produzione e consumo in un’economia efficiente delle risorse, rispondendo alle esigenze future della società. I prodotti di oggi sono le risorse di domani: i rifiuti non sono solo rifiuti.
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