Lo Smart Working, modalità di lavoro innovativa basata su un forte elemento di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari di lavoro e degli strumenti da utilizzare, si sta affermando anche in Italia come un concetto riconosciuto e compreso, allontanandosi dal concetto di telelavoro.
Per quanto riguarda l’Italia, la Ricerca 2014 dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano traccia un bilancio del fenomeno nostrano dimostrando il crescente interesse per un nuovo modello di lavoro.
La ricerca ha coinvolto 230 executive appartenenti a 211 aziende di media-grande dimensione con l’obiettivo di monitorare le dinamiche di evoluzione dello Smart Working in Italia, identificare best practice e possibili approcci all’adozione attraverso l’analisi sul campo delle principali iniziative e il confronto con i manager coinvolti nei progetti.
Il 67% delle organizzazioni infatti ha già avviato almeno un’iniziativa e, di queste, il 50% si è focalizzata su una o al massimo due leve di progettazione, mentre il 17% ha sviluppato piani che ne comprendono tre o quattro. Ma solo l’8% ha avviato un vero piano di Smart Working, collocando questi interventi all’interno di un progetto organico. Si tratta in prevalenza di grandi aziende con più di 500 addetti, che appartengono in maggioranza ai settori Alimentare, ICT e Telecomunicazioni e Manifatturiero.
Le tecnologie più diffuse sono quelle della Unified Communication & Collaboration, adottate già dal 70% delle aziende, in particolare infrastrutture VoIP e strumenti di webconference e instant messaging. Seguono le Mobile Business Apps, diffuse nel 51% delle aziende, anche se il numero di applicazioni accessibili da mobile è ancora molto limitato, e le iniziative Social, presenti in un quarto delle aziende.
Fondamentali per abilitare lo Smart Working sono i device mobili che rendono possibile accedere alle informazioni e lavorare anche al di fuori di spazi e orari di lavoro tradizionali: il 91% delle aziende ha introdotto smartphone, il 66% tablet (anche se in maggioranza per profili specifici all’interno dell’azienda), mentre è ancora limitata la diffusione degli ultrabook (44%).
Metà delle imprese del campione ha già introdotto una qualche forma di flessibilità sugli orari (il 51% orario elastico, il 50% orario flessibile). Ma è molto meno diffusa la flessibilità sul luogo di lavoro: il 45% delle aziende applica la mobilità tra le diverse sedi e il 37% il telelavoro, nella stragrande maggioranza dei casi una soluzione limitata ad alcuni profili professionali o introdotta per soddisfare esigenze di specifici individui. Solo il 15% ha previsto postazioni di lavoro non assegnate.
Per l’ufficio del futuro sono fondamentali le tecnologie. Il Wi-Fi oggi è già presente nell’85% degli uffici, mentre sono molto meno diffusi i sistemi per l’ottimizzazione delle stampe (41%) e i sistemi di smart building (26%).
Il 57% dei professional dichiara che potenzialmente potrebbe lavorare almeno un giorno a settimana da casa e, più in generale, circa il 35% del loro lavoro potrebbe essere svolto all’esterno dell’ufficio. Nella realtà, il 51% lavora già in mobilità all’esterno della propria sede per almeno parte dell’orario di lavoro (anche se, nella maggior parte dei casi, per periodi molto limitati di tempo) e il 27% lavora da casa.
Nelle opinioni dei professional, il lavoro fuori dall’ufficio migliora soprattutto la soddisfazione e autonomia nello svolgimento del lavoro (49%), le occasioni di formazione e ampliamento delle proprie conoscenze (38%) e le opportunità di carriera e di crescita professionale (34%).
Sembra però che i professional effettivamente “pronti” (per predisposizione culturale e organizzativa) a diventare Smart Workers sono appena il 20% del totale, a causa degli ostacoli legati alle attività non prevedibili e pianificabili, allo scarso coinvolgimento nelle decisioni da parte del capo e alla limitata autonomia nella definizione degli orari di lavoro.
Fare Smart Working oggi in Italia non solo è possibile, ma è pure necessario, perché l’entità dei benefici concreti ottenuti per le persone, le imprese e l’ambiente ne fanno una leva irrinunciabile per recuperare le energie e i talenti necessari alla competitività del sistema Paese.