Piccole ma efficientissime
Microscopici essere viventi dalle modestissime esigenze potrebbero essere alla base di una rivoluzione nel mondo dei carburanti. O semplicemente potrebbero costituire la svolta decisiva nella produzione di biocarburanti e, pertanto, nella riduzione della nostra dipendenza dai combustibili fossili. Stiamo parlando delle microalghe, organismi unicellulari il cui sfruttamento per la produzione di numerose sostanze di interesse commerciale (oli, grassi vegetali, carboidrati, proteine) è già consolidato in cosmetica e in farmaceutica e da qualche anno è al centro dell’attenzione di chi studia metodi efficienti per la produzione di biodiesel. Alla categoria delle microalghe appartengono organismi di dimensioni variabili (da pochi a 100 micrometri circa), in grado di crescere, proliferare e produrre in mezzi acquosi sia dolci sia salati, con tre grandi vantaggi: l’elevata efficienza di conversione dell’energia solare in biomassa, la necessità di spazi ridotti per la loro coltivazione, la possibilità di reimpiego dei sottoprodotti della loro lavorazione. Costanza Fregoni
“L’efficienza di conversione dell’energia solare in biomassa delle colture algali, e quindi la produttività per ettaro, è maggiore di quella ottenibile con le colture tradizionali. Ad esempio, da un ettaro di girasole o di colza si possono produrre 700-1.000 kg di olio per anno, mentre le colture algali, se realizzate in adeguati impianti a reattori chiusi, o fotobioreattori, possono superare le 20 tonnellate di olio per ettaro e per anno ed hanno un potenziale di oltre 30 tonnellate nei paesi tropicali“. Così si legge nel website di MicroLife, www.micro-life.it, società leader in Italia nella produzione di microalghe per sfruttamento industriale. Si aggiunga che le microalghe, al contrario della soia o del girasole per biodiesel, non sottraggono terreni fertili alle produzioni agricole destinate all’alimentazione umana.
Alla coltivazione in vasche aperte, utilizzata fino a circa 15 anni fa, si è successivamente sostituita quella in fotobioreattori tubolari chiusi, che assicurano una maggior produzione di biomassa per unità di superficie sfruttata, al riparo da inconvenienti quali l’evaporazione e le contaminazioni indesiderate, di tipo fisico e microbiologico. L’estrazione del biodiesel dalla massa algale può essere effettuata sia tramite semplice spremitura meccanica (avete capito bene, come l’extravergine d’oliva!), sia per mezzo di solventi chimici. La massa organica che rimane dopo l’estrazione può essere ulteriormente utilizzata per la produzione di mangimi zootecnici, bioplastiche e, tramite digestione anaerobica, bioetanolo o biometano.
Ma c’è di più: gli stessi impianti di produzione di microalghe, se opportunamente collegati ad altre attività produttive, possono diventare consumatori di gas serra. È quanto accade presso il Coyote Gulch Demonstration Facility, il primo impianto al mondo operativo per la produzione commerciale di biocarburante da alghe, realizzato in Colorado dalla società Solix Biofuels (www.solixbiofuels.com). Si stima che l’impianto, entrato in funzione da poche settimane, a regime possa produrre 30.000 litri di biodiesel per ettaro di coltivazione.Qui l’anidride carbonica e gli ossidi di azoto emessi da una centrale elettrica e da industrie limitrofe vengono somministrati alle alghe, con un effetto di stimolo della loro crescita, sottraendoli alla dispersione in atmosfera. Anche in Italia qualcosa si sta muovendo. Lo scorso 10 settembre si è svolto presso la Fondazione Edmund Mach – Istituto Agrario di San Michele all’Adige (TN) un seminario sul tema dell’energia da microalghe, cui l’Istituto trentino guarda con interesse. Ospiti i ricercatori del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach e Graziano Tassinato di MicroLife, il seminario ha fatto il punto sulle possibilità concrete di sfruttamento del biodiesel da microalghe nel nostro Paese. E considerata l’estrema serietà dello storico istituto, nonché la sua posizione di avanguardia in numerosi settori della ricerca, ci sono le premesse per sviluppi interessanti.
Ufficio Stampa ESO
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