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La riconversione ecologica dell’Italia

La riconversione ecologica dell’Italia

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La riconversione ecologica dell’Italia

Per far uscire il nostro Paese dalla crisi e per creare un nuovo Patto sociale basato sulla qualità, l’efficienza e la sostenibilità occorre dare una giusta considerazione della dimensione ecologica nelle scelte di politica economica. 


Sono 55 le proposte riguardanti 15 filoni tematici salienti per il rilancio del Paese, contenute nell’Agenda ambientalista per la ri-conversione ecologica del Paese, documento redatto da 16 Associazioni ambientaliste riconosciute: clima e energia; trasporti e infrastrutture; consumo del suolo; difesa del suolo; bonifiche; biodiversità ed aree protette; mare; montagna; beni culturali e paesaggistici; agricoltura; turismo e ambiente; Ministero dell’ambiente; diritti e delitti ambientali; andare oltre il PIL; informazione e educazione ambientale.

Le associazioni coinvolte ricordano come ci sia urgentemente bisogno di un programma collegiale e unitario del Governo capace di individuare azioni innovative per garantire il benessere degli italiani e lo sviluppo del Paese dando valore alla ricchezza del suo capitale naturale (la più ricca biodiversità d’Europa) e superando il deficit ecologico che sta diventando un handicap per il rilancio dell’economia.

Ecco le proposte punto per punto:

1 – Energia e clima. Tra le proposte che vanno ad incidere direttamente su settori strategici per la ri-conversione ecologica dell’economia, rilevanza ha innanzitutto  la convocazione di una conferenza nazionale su Clima e Energia che definisca una Strategia Energetica Nazionale e un Piano per la de carbonizzazione con obiettivi chiari al 2020 e al 2030 per raggiungere entro il 2050 l’obiettivo del 100% rinnovabili, procedendo subito alla progressiva chiusura degli impianti a carbone.

2 – Trasporti e infrastrutture. Al Governo si chiede coraggio anche in relazione alle scelte su trasporti e infrastrutture nel procedere ad una profonda revisione delle procedure semplificate sulle grandi opere del Codice Appalti a tutela delle legalità e dei diritti dei cittadini alla partecipazione e informazione e l’abbandono del Programma sulle infrastrutture strategiche in favore di Piano nazionale della mobilità che punti sul superamento dello squilibrio gomma/ferro e sull’adeguamento delle infrastrutture esistenti.

3 – Consumo del suolo. Sollecitare la veloce approvazione in Aula del testo unificato sul consumo del suolo redatto dal Comitato ristretto della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e puntare sulla leva fiscale per contenere il consumo del suolo e privilegiare la riqualificazione e la rigenerazione urbana:

4 – Difesa del suolo. Definire un Programma di intervento per il migliore e immediato impiego dei 2 miliardi di euro che oggi sono allocati sulle contabilità speciali relative al dissesto idrogeologico e non impegnate al 31 dicembre 2013 e che sono stanziati dal CIPE, verificando la congruità e l’efficacia dei progetti a suo tempo selezionati.

5 – Bonifiche. Definire una strategia nazionale per garantire l’avvio concreto degli interventi di bonifica dei siti inquinati attraverso un’azione coordinata con le Regioni competenti (anche in relazione agli interventi non d’interesse nazionale) ed una messa in mora dei soggetti che ai termini di legge hanno l’obbligo di procedere ai ripristini ambientali ed alla messa in sicurezza dei siti contaminati e istituire un Fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani, quelli senza più padrone, sul modello del Superfund statunitense. 

6 – Biodiversità e aree protette. Si chiede che si definiscano Linee guida per le Regioni e gli enti gestori per tutelare al meglio la Rete Natura 2000, tutelata dall’Europa, e che i Parchi nazionali facciano sistema dimostrando quanto stanno facendo sulla tutela e valorizzazione della biodiversità, come richiesto dal Ministero dell’Ambiente sin dal 2012.

7 – Mare. Per la tutela del mare è indispensabile che l’Italia dia piena attuazione, alla Politica comune sulla pesca, in vigore dall’inizio del 2014 e alla Strategia Marina in modo che, come richiesto dalla Direttiva comunitaria  quadro, si consegua il buono stato ambientale delle acque marine. 

8 – Montagna. A tutela dell’ambiente montano si chiede di riscrivere il Patto tra il Paese e la Montagna, valorizzando le zone montane e le aree interne d’Italia, le quali rappresentano un grande serbatoio di natura, paesaggio e cultura, anche valorizzando e mettendo in sicurezza la rete dei 1.000 rifugi e dei 65.000 km di sentieri e mulattiere.

9 – Beni culturali e paesaggistici. Avviare senza ulteriori ritardi la stagione della pianificazione paesaggistica definita nello stesso Codice e abbandonare qualsiasi rinnovato tentativo strumentale per superare/bypassare la pianificazione urbanistica, l’autorizzazione paesaggistica delle Soprintendenze e i vincoli sugli immobili demaniali.

10 – Agricoltura. In agricoltura si chiede che il previsto Piano operativo del Programma delle Rete Rurale Nazionale, alimentato con risorse comunitarie, contenga azioni a favore della biodiversità naturale, al contrasto dei cambiamenti climatici e alla gestione sostenibile delle risorse idrica.

11 – Turismo e ambiente. Si chiede un Piano nazionale della qualità che promuova l’eccellenza in campo ambientale della nostra offerta turistica.

12 – Ministero dell’Ambiente. Per garantire la governance ambientale nell’Agenda ambientalista si chiede di portare il bilancio annuale del Ministero dell’Ambiente, di gran lunga il dicastero con meno risorse tra quelli con portafoglio, dagli attuali 580 milioni di euro a 700 milioni di euro.

13 – Diritti e delitti ambientali. Si ritiene indispensabile rendere finalmente effettiva la tutela penale dell’ambiente, sollecitando il parlamento alla veloce approvazione del testo unificato approvato a larghissima maggioranza alla Camera ed oggi fermo in Senato e esprimendo nel contempo preoccupazione per gli effetti che potrà avere il prossimo decreto legislativo in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto – in esecuzione della legge delega 28 aprile 2014, n. 67.

14 – Andare oltre il PIL. Si rende necessaria anche una nuova consapevolezza delle scelte macroeconomiche con l’adozione di nuovi indicatori della contabilità nazionale oltre il PIL, quali quelli definiti su scala internazionale dalle Nazioni Unite e dell’Unione Europea (System of Environmental Economic Accounting – SEEA e Beyond GDP) e maturati anche sul piano nazionale da ISTAT con i BES, indicatori del benessere ecologico e sociale.

15 – Informazione ed educazione ambientale. Si ritiene necessario, nel rispetto della strategie europee, che finalmente si introduca l’educazione per l’ambiente e la sostenibilità (EAS) nei piani di studio della scuola e nei programmi di formazione e educazione permanente.
Daniela Calabrò
Ufficio Stampa ESO

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