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Sorsi di ecosostenibilità

Sorsi di ecosostenibilità

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Sorsi di ecosostenibilità

Quando un nome come Coca-Cola HBC Italia pubblica il proprio Rapporto Socio-Ambientale, la notizia non passa mai inosservata. In quello relativo al 2008 si annunciano, tra le altre cose, una riduzione dei consumi idrici pari al 22% rispetto al 2007 (grazie a programmi che reintegrano l’acqua nella produzione e all’implementazione di nuovi sistemi per il controllo della sua estrazione dai pozzi), e un abbattimento dei consumi energetici nella misura del 3%, derivante dall’ottimizzazione degli impianti di produzione e dei sistemi di refrigerazione. È inoltre in fase di realizzazione un impianto di cogenerazione presso lo stabilimento di Nogara (VR) e altri due arriveranno a breve. E infine la nuova bottiglia di plastica da mezzo litro, dal collo più corto, permetterà di ridurre notevolmente l’impiego di Pet. Ancora una volta, dunque, con questa nuova edizione del suo Rapporto Socio-Ambientale, Coca-Cola HBC Italia mette nero su bianco i risultati di un orientamento che discende dalla sensibilità per i temi ambientali. Complice in tutto ciò, l’insediamento nel ruolo di general manager del danese Ulrik Nehammer, giunto alla guida della sede italiana della multinazionale Usa dopo aver ricoperto incarichi in 15 Paesi dal 1992 in avanti.  
È questo uno dei tanti segnali green che provengono dal mondo del beverage.
Dalla Coca-Cola all’acqua. Il reparto Ricerca&Sviluppo di Sanpellegrino e il marchio Levissima stanno preparando l’immissione sul mercato di una bottiglia ultraleggera e prodotta per più della metà con Pet riciclato, proveniente dalla raccolta differenziata. La nuova bottiglia ovviamente garantirà tutti gli standard necessari, sia dal punto di vista della sicurezza igienico-sanitaria sia da quello della funzionalità.
Dall’acqua al caffè: Caffè Vergnano per l’ambiente è il nome dell’iniziativa con la quale la storica azienda italiana si impegna a eliminare l’alluminio dal packaging delle sue miscele e ad adottare confezioni completamente biodegradabili, affiancando a questa scelta adeguamenti tecnologici del processo produttivo che le consentiranno, tra l’altro, di limitare i consumi energetici.
Dalla Coca al vino. Non me ne vogliano i nutrizionisti che, giustamente, sottolineano che il vino, considerata la sua complessa composizione, non è una bevanda bensì un cibo. Dal punto di vista del packaging e delle tecnologie di condizionamento esso è a tutti gli effetti membro della famiglia delle bevande. In questo settore alcune novità di recente comparsa meritano di essere citate. La prima è l’iniziativa Tappo a chi? ideata da Rilegno – Consorzio nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclo dei rifiuti da imballaggi in legno – per favorire il riciclo dei tappi in sughero. Il progetto prevede la possibilità di adesione volontaria da parte delle cantine, che possono diventare punti di raccolta dei turaccioli da avviare al riciclo. La seconda è un cartone da sei bottiglie proposto da Maubrac SA, non solo completamente biodegradabile ma anche studiato in maniera tale da utilizzare la metà dell’adesivo normalmente necessario per la chiusura di questi imballaggi. Anche i sistemi di sciacquatura delle bottiglie di vetro, infine, si evolvono in senso eco: una sciacquatrice recentemente introdotta sul mercato da Gai France utilizza come detergente acqua ozonata anziché la consueta soluzione di acqua e acidi.        
Ovviamente sono solo esempi, colti fra i tanti che il mondo dell’informazione e quello della pubblicità ci offrono. Indipendentemente dal fatto che a stimolare queste innovazioni siano una concreta sensibilità ambientale oppure più prosaiche ma giustificabilissime leve di marketing, quel che conta è il risultato…





Costanza Fregoni
Ufficio Stampa ESO

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