Scarti agroindustriali, da costo a risorsa
ecodallecitta.it
L’Italia spreca i residui del concentrato di pomodoro, la Germania bucce di patate, ma le perdite maggiori avvengono nella produzione asiatica, tra la produzione e la distribuzione. Mappe on line e dati aggiornati sono alla base delle molteplici possibilità di riutilizzo di questo cibo perduto come additivi alimentari, composti nutraceutici, prodotti chimici ecocompatibili e plastiche biodegradabili.
Investire sulla filiera ‘circolare’ è la sfida del futuro di cui si parla nella conferenza del Cnr organizzata il 5 agosto presso Expo-Padiglione Italia
Scarti agro-alimentari a cui dare ‘nuova vita’ usandoli come additivi alimentari, composti nutraceutici o ingredienti per cosmetici.
Alle varie possibilità di riutilizzo è dedicata una conferenza organizzata dal Dipartimento di Scienze chimiche e tecnologie dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche, ‘Da scarto a risorsa: il concetto di bioraffineria applicato alle produzioni alimentari’, il 5 agosto alle 14.30 a Milano presso Expo – Padiglione Italia.
Scarti agroindustriali, da costo a risorsa “Il concetto di economia circolare si può applicare all’agroindustria. Residui e scarti di questa filiera possono essere utilizzati per realizzare materiali di significativo valore aggiunto, non solo per la produzione di energia” spiega Nicoletta Ravasio, ricercatrice dell’Istituto di scienze e tecnologie molecolari (Istm-Cnr) e coordinatrice della conferenza. “La vera sfida nel settore è rappresentata dalla possibilità di ottenere prodotti chimici di largo impiego quali fluidi idraulici, tensioattivi o materie plastiche, completamente biodegradabili in virtù della loro origine naturale”.
Nel corso dell’evento verrà illustrata una mappa interattiva che riporta per ogni paese la quantità di scarti alimentari prodotti e la loro possibile valorizzazione, aggiornata con dati Eurostat. “La mappa on line, consultabile per scarto o per paese, consente di decidere tra l’altro che tipo di attività imprenditoriale impiantare o dove approvvigionarsi delle materie prime occorrenti e in quale stagione: “Per esempio, selezionando ‘passata di pomodoro non concentrata’ compariranno nell’ordine Italia, Spagna, Portogallo e Grecia con le corrispondenti quantità di scarti, per l’Italia circa 150.000 tonnellate/anno.
Selezionando ‘patate surgelate crude’ apparirà invece un hot spot sulla Germania, seguita da Italia, Spagna e Finlandia, con le quantità di bucce relative. Cliccando sulla Francia, compariranno gli scarti più importanti, come quelli da produzione di zucchero da barbabietola e formaggi, e le quantità reperibili”, continua Ravasio.
A livello mondiale, si segnala soprattutto la problematica dei paesi in via di sviluppo: nell’Asia industrializzata, ben 317 milioni di tonnellate annue vengono perse nei processi dalla produzione alla distribuzione agro-alimentare, contro i 141 sprecati direttamente nel consumo.
Proporzioni che si mantengono nell’Asia meridionale e del Sudest con rispettivamente 327 e 28 milioni di tonnellate, in Africa subsahariana con dimensioni minori ma addirittura 123 milioni persi tra produzione e distribuzione contro 5 sprecati e in America Latina con 90 contro 17 milioni di tonnellate. La situazione si inverte in America del Nord e Oceania, con 63 milioni persi contro ben 110 sprecati al consumo mentre in Europa la situazione è più equilibrata con 80 milioni persi e 62 sprecati.
La ricerca è concentrata su alcune specifiche filiere: succhi di frutta, riso, industria casearia, pane e prodotti da forno, pomodoro e vino. Alcuni scarti hanno un particolare impatto sull’ambiente. “Si pensi, ad esempio, alla paglia di riso, caratterizzata da un altissimo contenuto in Silice (SiO2) che la rende inadatta per l’alimentazione animale e di difficile utilizzo nella produzione energetica, in cui si rischia la formazione di ceneri e fenomeni erosivi nei condotti: viene reinterrata dagli agricoltori per non affrontare i costi di rimozione dal campo e questa pratica genera 60 kg di metano (90 m3) per tonnellata interrata e contribuisce su scala mondiale per il 10-15% al totale delle emissioni antropogeniche di questo gas clima-alterante”, conclude Ravasio.
L’evento – durante la quale lo chef stellato Igles Corelli, ideatore della ‘cucina circolare’, mostrerà interessanti utilizzi degli scarti – è organizzato congiuntamente all’azione europea COST (Cooperation in Science and Technology) EUBis: Food waste valorisation for sustainable chemicals, materials & fuels, il cui scopo è coinvolgere ricercatori e portatori di interesse di trenta paesi europei per esplorare il potenziale di questi scarti come sorgente di carbonio alternativa per l’industria chimica.
Articoli correlati
Contattaci per una consulenza
Parla con ESO per smaltimento, riciclo, recupero, gestione rifiuti e consulenza.
Contattaci