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Fotovoltaico vs nucleare

Fotovoltaico vs nucleare

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Fotovoltaico vs nucleare

Ha preso ufficialmente il via a metà dello scorso mese di settembre il progetto europeo Pv Legal, finalizzato all’analisi e alla definizione delle ragioni per cui all’interno dell’Unione Europea esista una forte variabilità di tempistiche necessarie per installare un impianto fotovoltaico in un’abitazione. Scopo di queste indagini è ovviamente quello di imprimere una decisa accelerazione al processo di diffusione di questa forma di energia rinnovabile, che attualmente serve soltanto l’1% degli edifici europei ma che entro il 2020, se opportunamente sostenuta, potrebbe arrivare a coprire il 20% del fabbisogno energetico complessivo della Ue. Tra i membri del consorzio che sostiene il progetto vi è anche l’Associazione nazionale italiana dell’industria fotovoltaica (Assosolare, www.assosolare.org). Primo impegno di Pv Legal sarà un’indagine, condotta in dodici Stati europei, volta all’individuazione delle barriere burocratiche e di collegamento alla rete che incontra chi decide di investire nel fotovoltaico. Il database che ne deriverà verrà fornito ai responsabili decisionali e ai gestori delle reti elettriche di ciascuno stato membro. Dall’installazione alla gestione del fine vita. Associazione fondata nel 2007 e di cui attualmente fanno parte 49 produttori e distributori europei di pannelli fotovoltaici (che nel loro insieme coprono l’85% del mercato comunitario), Pv Cycle ha stabilito la scorsa settimana, durante la 24a edizione della Conferenza sul Solare Fotovoltaico (Amburgo), di avviare, a spese dei propri membri, un progetto serio e articolato per assicurare il corretto smaltimento dei pannelli a fine vita. Pv Cycle si occuperà di predisporre bandi di gara per l’assegnazione dell’incarico di smaltimento a ditte specializzate. E chi deve smaltire i pannelli troverà sui moduli un’etichetta con le indicazioni utili alla corretta gestione del problema.
Sul piano nazionale, il fotovoltaico sembrerebbe essere a una svolta. Secondo il Gifi (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane), facente capo a Confindustria, seguendo l’esempio di Spagna e Germania – che già si stanno muovendo in questa direzione – l’Italia dovrebbe puntare a una massiccia riduzione degli incentivi statali, modificando all’uopo il Conto Energia, a partire dal 2011, e puntando a creare un regime di sana concorrenza nel settore. La proposta di lavoro avanzata dal Gifi – in fase di discussione con altri attori protagonisti del fotovoltaico, da Aper (Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili, www.aper.it) alla succitata Assosolare – è stata sottoposta ad analisi da parte di un gruppo di ricerca dell’Università di Padova, secondo il quale il nuovo regime tariffario previsto garantirebbe entro il 2020, oltre a una maggiore e più mirata diffusione del fotovoltaico, la creazione di 90.000 nuovi posti di lavoro.

Dunque, tutto sommato, sul fronte energie rinnovabili leggiamo buone notizie, la cui carica positiva viene tuttavia ridimensionata dall’annuncio con cui Enel ha ufficializzato l’anno in cui in Italia sorgerà la prima delle quattro centrali nucleari di cui è prevista la costruzione in collaborazione con la francese Edf: sarà nel 2020. La data è stata ribadita nel corso dell’ultimo G8. Ma quanto all’ubicazione del reattore, ne vedremo delle belle. Stando agli ultimi sondaggi, il 40% degli italiani non è contrario al nucleare, ma la percentuale scende al 17% qualora si mettano gli intervistati di fronte alla possibilità che la centrale sorga dietro casa.

Costanza Fregoni
Ufficio Stampa ESO

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