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Smog: Legambiente, 12 misure da replicare

Smog: Legambiente, 12 misure da replicare

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Smog: Legambiente, 12 misure da replicare

Per uscire dalla morsa dello smog e ridurre l’inquinamento locale, Legambiente ricorda dodici buone pratiche già messe in atto in alcune città in tema di mobilità nuova, efficienza energetica e verde urbano, che tanti altri sindaci potrebbero adottare in tempi brevi. Dalle ‘zone 30’ di Torino e Cagliari all’area C di Milano, dal tram di Firenze alla bicipolitana di Pesaro fino ai parcheggi di scambio di Bari e all’efficienza energetica di Bolzano, Legambiente elenca le ‘buone pratiche’ e chiede al Premier ed ex sindaco Renzi “un piano straordinario per la mobilità in città”.

12 Misure anti-smog

Parlare di mobilità sostenibile significa anche parlare di un trasporto competitivo, moderno, sicuro ed efficiente che sappia rispondere alla nuova e crescente domanda di mobilità delle aree urbane. L’esempio arriva dalla linea tram che collega Firenze a Scandicci. Una linea lunga 7,4 km con 14 fermate, che a quattro anni dalla sua attivazione ha registrato oltre 13 milioni di viaggiatori all’anno con almeno il 25% dell’utenza che in passato viaggiava su auto privata. A partire dal giugno 2013 è stato ammesso il trasporto di biciclette seppur con alcune limitazioni. Firenze ha così dimostrato che investire sul trasporto ferroviario significa anche migliorare e rendere più vivibile la città.

Per Legambiente tra le misure anti-smog da replicare c’è senz’altro la zona 30 nelle aree residenziali come quella testata a Cagliari e a Torino Mirafiori. Nella città sarda la zona con limite a 30 km/h ha migliorato la circolazione ed ha consentito un dimezzamento dei costi sostenuti per incidenti stradali dal 2011 al 2015. Nel capoluogo piemontese, invece, la mobilità slow è stata accompagnata da pratiche per la sicurezza stradale. Un’esperienza positiva che, insieme a quella delle bici cargo, avrebbe dovuto evolversi ed estendersi ma che invece è rimasta circoscritta.

L’associazione ambientalista si augura, invece, che possa essere presa come modello insieme a quella dell’area C di Milano, una misura quest’ultima pensata per disincentivare l’utilizzo dei veicoli privati a favore dell’utilizzo del trasporto pubblico. L’accesso all’area C (che coincide con la Ztl Cerchia dei Bastioni), nei giorni feriali e in orario diurno, è consentito solo a pagamento (5 euro) per la maggior parte delle auto, mentre è vietato per i veicoli inquinanti e gratuito per quelle ad emissioni zero. Nel primo semestre del 2015, con quasi 96mila ingressi al giorno, il traffico è calato del 28,6% rispetto alla media del 2011, quand’era in vigore l’Ecopass, presto dimostratosi inefficace. Al successo ha contribuito la crescente offerta di servizi di mobilità come il car sharing, dopo il primo avviato proprio da Legambiente nel 2001, e il potenziamento del trasporto pubblico grazie ai proventi del pedaggio.

Vale la pena ricordare anche la bicipolitana di Pesaro, una metropolitana in superficie, dove le rotaie sono i percorsi ciclabili e le carrozze sono le biciclette. Lo schema utilizzato è quello delle metropolitane di tutto il mondo. Vi sono delle linee (gialla, rossa, verde, arancione….) che collegano diverse zone della città, permettendo all’utente uno spostamento rapido, con zero spesa, zero inquinamento, zero stress. La metropolitana delle bici, attualmente in costruzione, occuperà un’estensione di circa 70 km, con 14 itinerari ciclabili e ciclopedonali, e collegherà le zone periferiche al centro della città.

Il Pony Zero Emissioni, una realtà che ha preso il via a Torino grazie alla Pony Zero, società nata nel 2013 con l’obiettivo rivoluzionare, con una logica ecosostenibile, il settore delle spedizioni usando la bici e contribuendo a ridurre le emissioni inquinanti della logistica urbana. L’attività si afferma rapidamente e crescono le consegne con più di 1000 recapiti giorno “All in time”. La bicicletta e la passione dei giovani corrieri (bikemessengers) contribuiscono a ridurre le emissioni di CO2 del settore spedizioni, in ambito urbano. C’è poi il servizio pedibus e bicibus scuola promosso dal comune di Reggio Emilia e che è diventato a tutti gli effetti uno servizio pubblico di trasporto per l’infanzia. Perché poi non pensare ad un vero e proprio piano di mobilità, come ha fatto Bolzano? Bolzano è l’unica città italiana dove meno di un terzo degli abitanti usa l’auto e c’è riuscita non stendendo chilometri e chilometri di asfalto ciclabile, ma riducendo i parcheggi di superficie, aumentando la sicurezza di chi si muove a piedi, ampliando le aree pedonali e facendo ricorso alle corsie protette per le bici in quei tratti di strada dove era impossibile garantire una armonica convivenza tra i vari veicoli.

C’è poi l’esperienza avviata a Bari con il park&ride, i cosiddetti parcheggi di interscambio con relativa tariffazione concentrica, attivato dall’amministrazione comunale che consente agli automobilisti diretti verso il centro città di parcheggiare il veicolo nelle aree di sosta periferiche d’interscambio e di raggiungere il centro con bus navetta. L’obiettivo è quello di decongestionare il traffico cittadino attraverso l’integrazione fra mezzi privati e mezzi pubblici.

Oppure c’è l’esempio dell’Hub delle merci di Parma, che è riuscito a spostare, grazie ad accordi con operatori ferroviari ed enti territoriali, parte del trasporto delle merci da gomma a rotaie.
Sul fronte dell’efficienza energetica, Legambiente ricorda che a far scuola sono anche le provincie di Trento e Bolzano, dove la certificazione energetica è oggi una pratica conosciuta e diffusa e dove si è stabilito che per tutte le nuove costruzioni la classe B deve essere, per tutti i nuovi interventi, quella minima obbligatoria.

Infine non meno importante la questione del verde urbano in città: piantare migliaia di alberi nelle strade e nei parchi, perché assorbono emissioni inquinanti e CO2. Tra i tanti esempi Legambiente rilancia quello del bosco sociale di Ferrara, un progetto che ha come obiettivo quello di realizzare e gestire un bosco di comunità, rilanciando tra le persone un maggiore senso civico e la rete dei CEAS (Centri di Educazione alla sostenibilità).

Fonte: ansa.it – Del 28/12/2015

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