L’ecocompatibilità è un termine che da tanti anni vede impegnati cittadini, economie domestiche ed aziende e che riveste, anche nell’agenda del legislatore, un ruolo ed un significato rilevanti.
Per affrontare in modo efficace e completo l’impatto dei computer sull’ambiente, dobbiamo adottare un approccio ecologico sulla base dei seguenti quattro percorsi complementari:
– Utilizzo Verde: ridurre il consumo di energia da parte dei computer e degli altri sistemi informatici e utilizzarli in modo ecologicamente corretto.
– Smaltimento Verde: revisionare e riutilizzare i vecchi computer, riciclare tutti i dispositivi elettronici non reimpiegabili.
– Progettazione Verde: la progettazione a basso consumo energetico e componenti dell’ambiente, computer, server, apparati per il raffreddamento e data center.
– Fabbricazione Verde: realizzare componenti elettronici, computer e altri sottosistemi con un minimo impatto ambientale.
L’obiettivo di un’informatica verde è perseguito a più livelli. Per esempio, sul piano normativo, l’Unione Europea ha emanato due direttive sulla riduzione delle sostanze pericolose presenti negli strumenti informatici (2002/95) e la sostituzione dei metalli pesanti e ritardi di fiamma nelle apparecchiature elettroniche.
Da alcuni anni è disponibile uno standard industriale, l’Advanced Configuration and Power Interface(ACPI), che consente di controllare il risparmio energetico dell’hardware, disattivando quando non servono componenti come i display oppure spegnendo (o ibernando) CPU oppure RAM. Esistono anche alcuni programmi per settare manualmente il voltaggio della CPU, diminuendo il calore generato e l’elettricità consumata.
Inoltre, si stanno studiando modifiche agli algoritmi dei motori di ricerca: si calcola che ogni ricerca produca 7 grammi di CO2, che moltiplicati per i miliardi di utenti di Internet generano una quantità enorme di anidride carbonica che poi si riversa nell’atmosfera.
È una tendenza ormai avviata e anche le aziende produttrici di apparecchiature informatiche e software si stanno adeguando. Ognuno di noi, fin da ora, può contribuire cambiando la modalità di impiego del computer seguendo qualche accorgimento:
1. acquistando computer certificati a basso consumo energetico, monitor – a cristalli liquidi – adatti al lavoro che si deve svolgere (rispetto a un 17 pollici, un monitor a 19 consuma il 40% in più) o alimentatori con un’efficienza minima dell’80% (il resto dell’energia viene sprecata sotto forma di calore);
2. utilizzando, soprattutto negli uffici, i terminal server (che utilizzano sistemi operativi che condividono dati e applicazioni), che fanno in modo che il singolo utente consumi 8 volte meno energia rispetto a una lavorazione normale, in quanto gran parte delle operazioni sono condivise;
3. ricorrendo ai solid-state drive (unità a stato solido), che rispetto ai classici hard disk magnetici consumano meno energia in quanto non hanno parti mobili:
4. evitando di archiviare dati o fare back up online, pratica sempre più in uso a scapito dell’immagazzinamento dati offline o su altro supporto;
5. stampando il meno possibile e utilizzando il carattere Century Gothic (che necessita del 30% in meno di inchiostro rispetto all’Arial);
6. lavorando in remoto (risparmiando su riscaldamento e illuminazione) oppure interagire mediante teleconferenze (riducendo l’emissione di gas serra dovuti agli spostamenti).
La fatica è davvero minima, ma sufficiente per ridurre sensibilmente l’impatto ambientale dei nostri consumi energetici e per inquinare meno, mantenendo comunque alti livelli di efficienza e costi contenuti.