Trivelle: fissato il Referendum, si vota il 17 aprile. Un regalo ai petrolieri?
greenbiz.it
Il referendum sulle trivelle sarà il prossimo 17 aprile. Non coinciderà con le elezioni amministrative, anche se unire le due votazioni avrebbe portato ad un risparmio sui costi economici.
In occasione del referendum i cittadini potranno votare contro oppure a favore delle trivellazioni in mare. Il 10 febbraio infatti il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto per l’indizione del referendum popolare sulle trivellazioni in mare e in occasione della stessa riunione ha fissato la data della consultazione.
Le decisioni legate al referendum stanno scatenando forti polemiche. Greenpeace parla di un vero e proprio regalo del Governo ai petrolieri a spese degli italiani e di una truffa alla democrazia.
In effetti i tempi per avviare la campagna referendaria sono molto stretti e non potrebbero risultare sufficienti affinché i cittadini si informino al meglio prima di esprimere la propria preferenza. Saranno avvantaggiate le industrie e le parti politiche a favore delle trivellazioni?
A parere di Greenpeace, Renzi non sta agendo a favore dei cittadini, anzi, ‘sta giocando sporco’ prendendo una decisione antidemocratica e con la volontà di scongiurare il quorum referendario. In questo modo secondo l’associazione, si sprecheranno centinaia di milioni di euro degli italiani per privilegiare i petrolieri.
Visto che le premesse in vista della votazione non garantirebbero la democrazia, la richiesta di Greenpeace va al presidente della Repubblica Mattarella in modo che respinga la data proposta dal Governo per consentire una votazione davvero democratica e fare in modo che i cittadini abbiano il tempo di informarsi sulle trivellazioni.
Anche Legambiente si è espressa sulla data del referendum e ritiene che il fatto di non accorparlo alle elezioni amministrative sia il segno di quanto questa consultazione non sia ben vista da alcuni politici. Per il referendum secondo Legambiente si butteranno via 300 milioni di euro che potrebbero essere utilizzati per migliorare la situazione italiana dal punto di vista del dissesto idrogeologico.
“Agevolare la partecipazione alla consultazione promossa per decidere di non fare nuove trivellazioni petrolifere nel nostro mare è una questione di coerenza. Il tema è ancora più importante in Emilia Romagna, dato che la nostra regione estrae, attraverso 60 piattaforme marine, il 50% del gas prodotto in mare su tutto il territorio nazionale. Estrazioni che, come nel caso della piattaforma Angela Angelina a Lido di Dante, contribuiscono ai gravi fenomeni di subsidenza della costa ravennate, con impatti negativi sugli ecosistemi marini e sull’economia turistica” – ha spiegato Legambiente Emilia Romagna.
Ora spetta al presidente della Repubblica decidere se rinviare il referendum sulle trivellazioni, a favore dei cittadini. Oppure si vorranno supportare i petrolieri ad ogni costo?
di Marta Albè
Fonte: greenbiz.it – Del 12/02/2016
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