I Sioux contro il Dakota Access Pipeline (DAPL)
dailygreen.it
La compagnia texana Energy Transfer Partners non può iniziare i lavori per costruire il Dakota Access Pipeline (DAPL), mega oleodotto (duemila chilometri di tubature) che attraverserebbe 4 Stati, dal North Dakota fino all’Illinois e devasterebbe la riserva Sioux nelle grandi praterie del nord.
Dakota Access Pipeline (DAPL), il “serpente nero”
Sono stati bloccati dall’amministrazione Obama i lavori del Dakota Access Pipeline che, con un investimento di quasi 4 miliardi di dollari, la compagnia texana Energy Transfer Partners si apprestava a costruire in seguito al via libera dell’Army Corps of Engineers (genio militare).
Il presidente della Standing Rock Sioux, Archambault, a capo della protesta contro la sua costruzione, ha ricevuto la solidarietà di altre tribù, di molti ambientalisti e di buona parte dell’opinione pubblica (tra cui l’attrice Susan Sarandon) ed ha incassato il sostegno dell’amministrazione Obama che ne blocca, almeno per ora, la costruzione.
Solo un blocco temporaneo dunque, ma quello ordinato dall’amministrazione americana ha risollevato gli animi dei sioux che si erano visti rigettare il ricorso dal tribunale di Washington per il via libera al progetto.
Da allora si sono moltiplicate le mobilitazioni guidate da Archambault che hanno portato diverse tribù ad accamparsi nell’area interessata per bloccare l’accesso dei cantieri dell’oleodotto.
“Questa è la nostra terra – ha detto Archambault – e non può essere profanata. Chiediamo il rispetto dei nostri valori, dei nostri diritti, delle nostre acque” . Per i nativi il progetto del Dakota Access Pipeline è una vera e propria violazione delle loro tradizioni e del loro diritto ad avere acqua pulita: “Le squadre di operai della compagnia hanno rimosso il suolo in una vasta area di 2 miglia. Una demolizione devastante. I sottosuoli sono luoghi di riposo dei nostri antenati. Gli antichi tumuli e gli anelli di preghiera di pietra non possono essere sostituiti. In un solo giorno, la nostra terra è stata profanata”.
Anche il New York Times si è schierato contro la compagnia Energy Transfer Partners e, in un comunicato del 9 settembre, ha citato le parole del reverendo Jesse Jackson: “Nonostante le rassicurazioni della società energetica, nel corso degli anni in cui ha promosso il record di sicurezza delle sue condotte, ci sono cadute e rotture che si verificano regolarmente, a volte piccole perdite e talvolta incidenti catastrofici “.
Il Dakota Access Pipeline mette a rischio risorse vitali
La notizia certa, per ora, è che la costruzione dell’oleodotto non riprenderà fino al parere degli esperti e dopo la consultazione dei rappresentanti delle comunità locali. La decisione del dipartimento di Giustizia è arrivata subito dopo che un giudice federale aveva respinto la richiesta della tribù della riserva Standing Rock Sioux di fermare i lavori.
L’Army Corps inoltre non ha tenuto conto del parere dell’Epa (Environmental Protection Agency) che aveva posto alcune obiezioni ambientali e di sicurezza sulla costruzione dell’oleodotto: l’oleodotto infatti avrebbe dovuto far transitare 500.000 barili di greggio al giorno passando a solo mezzo miglio dalla riserva della tribù, mettendo a rischio siti religiosi e culturali, ma ancor di più avrebbe messo in serio pericolo risorse vitali come l’acqua.
Queste le dichiarazioni dell’Epa: ”L’attraversamento del fiume Missouri ha il potenziale di influenzare la principale fonte di acqua potabile per gran parte del territorio Dakota”.
Una battaglia è stata vinta, ma ora, dopo l’intervento dell’amministrazione Obama, la battaglia dei Sioux continua e conta sull’ulteriore mobilitazione del mondo.
di Ivana Fasciano
Fonte: dailygreen.it – Del 20/09/2016
Articoli correlati
Contattaci per una consulenza
Parla con ESO per smaltimento, riciclo, recupero, gestione rifiuti e consulenza.
Contattaci