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L’UE ratifica l’Accordo di Parigi sul Clima

L’UE ratifica l’Accordo di Parigi sul Clima

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L’UE ratifica l’Accordo di Parigi sul Clima

Il Parlamento di Strasburgo ha approvato la ratifica dell’Accordo sul Clima di Parigi, il Cop21, da parte dell’Unione Europea. L’Aula ha detto sì con 610 voti a favore, 38 contrari e 31 astenuti. Ora il Consiglio può adottare formalmente la decisione tramite una procedura scritta d’urgenza così che l’UE possa depositare venerdì 7 ottobre, insieme ai 7 Stati membri che hanno completato il processo di ratifica, gli strumenti di ratifica presso la sede delle Nazioni Unite a New York. In questo modo l’accordo di Parigi entrerà in vigore in tempo per la conferenza sul clima Cop22 a Marrakech dal 7-18 novembre 2016.


Fino ad oggi in tutto 62 parti, pari al 51,89% delle emissioni globali, avevano già formalmente depositato gli strumenti di ratifica, ma per l’entrata in vigore era necessario superare la soglia del 55%. Sette Stati membri dell’UE hanno già completato i loro processi di approvazione a livello nazionale: Ungheria, Francia, Slovacchia, Austria, Malta, Portogallo e Germania. Questi 7 Stati rappresentano circa il 5% delle emissioni globali e ora, con il sì dell’Unione, si potrà formalizzare la loro ratifica e superare così la soglia del 55% permettendo l’entrata in vigore definitiva dell’Accordo di Parigi. 

L’UE si è impegnata a ridurre del 40% le emissioni entro il 2030. Ora deve dimostrare molta più ambizione ed innalzare i propri obiettivi per il 2030 in fatto di clima già al primo bilancio globale nel 2018. Quanto proposto finora in Europa è decisamente insufficiente, e l’Unione Europea non avrà alcuna credibilità nel dettare le regole se i propri impegni di riduzione di gas serra rimarranno ben al di sotto di quanto necessario per mantenere l’aumento di temperatura entro 1,5 gradi C.

Anche in Italia il Consiglio dei Ministri, a coda della ratifica da parte del Parlamento europeo, ha approvato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo ONU sul clima raggiunto a Parigi nel dicembre scorso. Nello specifico il disegno di legge prevede “nell’ambito degli impegni assunti dall’Italia, la partecipazione alla prima capitalizzazione del “Green Climate Fund” con 150 milioni di euro, 50 per ogni anno fino al 2018, che si aggiungono ai 50 milioni già versati dal nostro Paese nel fondo che sostiene gli sforzi dei Paesi in via di sviluppo nel conseguimento degli impegni dell’accordo”. Il ministro Galletti ha dichiarato che l’argomento sarà presumibilmente discusso durante il CDM della prossima settimana, e ha aggiunto che si attende dunque l’approvazione del Parlamento in “un tempo ragionevole”.

Ricordiamo i punti principali dell’Accordo di Parigi (Cop21) raggiunto nel dicembre 2015 da 195 Paesi:

– Riscaldamento globale . L’articolo 2 dell’accordo fissa l’obiettivo di restare “ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali”, con l’impegno a “portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi”.

– Obiettivo a lungo termine sulle emissioni . L’articolo 3 prevede che i Paesi “puntino a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile”, e proseguano “rapide riduzioni dopo quel momento” per arrivare a “un equilibrio tra le emissioni da attività umane e le rimozioni di gas serra nella seconda meta’ di questo secolo”.

– Impegni nazionali e revisione. In base all’articolo 4, tutti i Paesi “dovranno preparare, comunicare e mantenere” degli impegni definiti a livello nazionale, con revisioni regolari che “rappresentino un progresso” rispetto agli impegni precedenti e “riflettano ambizioni più elevate possibile”. I paragrafi 23 e 24 della decisione sollecitano i Paesi che hanno presentato impegni al 2025 “a comunicare entro il 2020 un nuovo impegno, e a farlo poi regolarmente ogni 5 anni”, e chiedono a quelli che già hanno un impegno al 2030 di “comunicarlo o aggiornarlo entro il 2020”. La prima verifica dell’applicazione degli impegni è fissata al 2023, i cicli successivi saranno quinquennali.

– Perdite e danni. L’articolo 8 dell’accordo è dedicato ai fondi destinati ai Paesi vulnerabili per affrontare i cambiamenti irreversibili a cui non e’ possibile adattarsi, basato sul meccanismo sottoscritto durante la Cop19, a Varsavia, che “potrebbe essere ampliato o rafforzato”. Il testo “riconosce l’importanza” di interventi per “incrementare la comprensione, l’azione e il supporto”, ma non può essere usato, precisa il paragrafo 115 della decisione, come “base per alcuna responsabilità giuridica o compensazione”.

– Finanziamenti. L’articolo 9 chiede ai Paesi sviluppati di “fornire risorse finanziarie per assistere” quelli in via di sviluppo, “in continuazione dei loro obblighi attuali”. Più in dettaglio, il paragrafo 115 della decisione “sollecita fortemente” questi Paesi a stabilire “una roadmap concreta per raggiungere l’obiettivo di fornire insieme 100 miliardi di dollari l’anno da qui al 2020”, con l’impegno ad aumentare “in modo significativo i fondi per l’adattamento”.

– Trasparenza. L’articolo 13 stabilisce che, per “creare una fiducia reciproca” e “promuovere l’implementazione” è stabilito “un sistema di trasparenza ampliato, con elementi di flessibilità che tengano conto delle diverse capacità”






Daniela Calabrò
Ufficio Stampa ESO

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