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L’ecosostenibilità per combattere la fame

L’ecosostenibilità per combattere la fame

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L’ecosostenibilità per combattere la fame

L’assenza dei grandi della terra ha certamente pesato sulla riuscita del World Summit on Food Security, svoltosi nella sede romana della Fao dal 16 al 18 novembre scorsi. Nessuno dei leader del G8 ha infatti presenziato, fatta eccezione per Silvio Berlusconi, obbligato a fare gli onori di casa. A L’Aquila lo scorso luglio il G8 aveva stanziato 20 miliardi di dollari in tre anni per combattere la povertà nel sud del mondo. Il vertice Fao ha invece chiesto un investimento di 44 miliardi di dollari all’anno in agricoltura per poter arrivare a nutrire nel 2050 i 9 miliardi di persone che si prevede costituiranno la popolazione mondiale. Ma, assenti i ricchi della terra, pur avendo i 192 Paesi partecipanti al vertice adottato all’unanimità una dichiarazione con cui si impegnano a cancellare al più presto e in modo duraturo la fame nel mondo, nella dichiarazione finale nessuno di essi si è assunto impegni finanziari.
Uno sguardo ai contenuti e alle dichiarazioni di questo vertice sulla sicurezza alimentare fa emergere l’importanza di almeno due temi di carattere prettamente ecologico: la ricerca di una forma sostenibile di agricoltura che possa rispondere alle richieste alimentari mondiali senza distruggere l’ambiente e la necessità di far sì che i mutamenti climatici in atto non raggiungano il punto di non ritorno.
Lo hanno detto sia Benedetto XVI sia il direttore generale della Fao Jacques Diouf: la terra è in grado di nutrire se stessa, a patto che cessino le speculazioni sul cibo e che vengano incrementati gli aiuti ufficiali allo sviluppo del settore agricolo nei Paesi in via di sviluppo. Ma con quale agricoltura la terra sarà in grado sfamare una popolazione in crescita continua? La dichiarazione finale del forum Sovranità alimentare dei popoli ora! – svoltosi in parallelo a quello Fao e al quale hanno partecipato 642 persone tra rappresentanti di organizzazioni di piccoli e medi contadini, pescatori, pastori, Ong locali e internazionali e altri attori sociali – si apre con un’affermazione che non lascia spazio a dubbi: “La sovranità alimentare è la vera soluzione alla tragedia della fame nel mondo“. E secondo Andrea Ferrante, presidente dell’Aiab, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, “la dichiarazione finale del forum afferma l’imprescindibile necessità della riconversione del modello agricolo attuale in un modello ecologico e socialmente sostenibile. Il movimento dell’agricoltura biologica ha anticipato questa riconversione e per questo si propone oggi come uno dei punti di riferimento sostanziali per l’applicazione della sovranità alimentare in Europa e nel mondo“. E d’altra parte il nostro ministro per le Politiche Agricole Luca Zaia, intervenuto al vertice Fao, ha affermato che “per uscire dal problema della fame non esistono scorciatoie. Non ci sono rivoluzioni tecnologiche o agricole che possano sostituire la necessità di far sviluppare agricolture locali radicate nei territori. Anche gli Ogm, che possono essere utili in alcune zone desertiche, non sono la soluzione del problema”.
“Ma sicuramente, come giustamente sottolineato anche dal segretario generale Onu Ban Ki Moon, presente al Vertice della Fao, non potrà mai esserci sicurezza alimentare senza sicurezza climatica“, scrive il coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente, Maurizio Gubbiotti, che sì prosegue: “È quindi indispensabile un accordo globale a Copenhagen che fornisca un fondamento solido per un accordo legalmente vincolante sui cambiamenti climatici. Commercio internazionale, sovranità alimentare e clima sono legati a doppia mandata ed è per questo che dobbiamo guardare con attenzione in forma collegata all’appuntamento appena conclusosi, a quello di fine mese del Wto a Ginevra e infine alla Cop15 di Copenaghen a dicembre“.
Ora non resta che auspicare che il World Summit on Food Security non resti un vertice delle intenzioni, senza alcun seguito. Perché quel miliardo di persone – definito da Jacques Diouf “un tragico risultato” – che a oggi soffrono la fame non può più attendere oltre.

Costanza Fregoni
Ufficio Stampa ESO

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