Riciclo, l’industria da 4,5 miliardiche fa rinascere le materie primeIl comparto fornisce input per il 50% del fabbisogno dell’industria dell’acciaio, dell’alluminio, della carta e del vetro. E inizia a salire anche l’export
Repubblica
Riciclo, l’industria da 4,5 miliardi che fa rinascere le materie prime Il comparto fornisce input per il 50% del fabbisogno dell’industria dell’acciaio, dell’alluminio, della carta e del vetro. E inizia a salire anche l’export CHRISTIAN BENNA A impacchettare e rimettere a nuovo la crisi ci prova il “Remade in Italy”, il distretto (ri)produttivo che trasforma gli scarti in business. Con 4,5 miliardi di euro per giro d’affari, 2.400 imprese e 13 mila occupati, l’industria italiana del riciclo si conferma, anche nell’anno nero del manifatturiero, uno dei comparti piu dinamici del tessuto produttivo. Basti pensare che in molti comparti l’utilizzo delle materie prime secondarie rappresenta una quota preponderante in rapporto all’uso delle materie prime vergini. Per acciaio, alluminio, carta e vetro, oltre il 50% degli input alla produzione e costituito dall’economia del riciclo. , spiega Duccio Bianchi, autore della ricerca “Ecoefficiente”, promossa dai consorzi di raccolta (Comieco, Cial, Cobat, Corepla), Federambiente e presentato recentemente al Parlamento Europeo. . In Italia nel 2009, stando alle stime del rapporto “L’Italia del recupero”, condotto da FiseUnire, l’Unione nazionale delle imprese del recupero, circa 250 associati, sono state trattate 38 milioni di tonnellate di rifiuti (20 sono costituiti da metalli, 5,5 da carta e cartone, 4,8 da legno, 1,8 da vetro e 1,3 da plastica). Un volume che supera il totale della raccolta di oltre 6 milioni di tonnellate, coperte – per provvedere al fabbisogno dell’industria con le importazioni dall’estero. Ben 28 milioni di tonnellate arrivano dalla rete di recuperatori privati, il resto dal sistema di consorzi, dotato di 486 piattaforme per la raccolta e il riciclo. . Il Remade in Italy ha corso molto negli ultimi anni. Dal 2000 al 2008 ha registrato un tasso di crescita complessivo del 50%. Tuttavia la crisi economica, anche se con minor violenza, si e abbattuta sul comparto. In termini di volumi trattati le perdite sono state contenute in un calo compreso tra il 5 e il 10%, escluso il caso legno che e precipitato del 22%. E stato pero il crollo dei prezzi delle materie prime a mettere in difficolta tutta la filiera del riciclaggio, riducendo all’osso i margini di profitto. . Tuttavia le esportazioni di vetro, carta, plastica, legno, acciaio e alluminio, malgrado la crisi, e aumentato nel corso degli anni. Per quanto l’Italia resti un paese a forte tasso di importazioni, alcuni segmenti come quello della carta da macero corrono verso l’estero, trainati dalla fame di materie prime e seconde del Far East. E anche in settori dove il saldo commerciale e negativo come l’alluminio le esportazioni sono raddoppiate passando da 30 a 50 mila tonnellate. Chi galoppa senza sosta e la carta da macero, che imbocca la via dell’export per via della saturazione della domanda in Italia. Nel settore cartario, fino al 2007, le esportazioni sono aumentate di otto volte passando da 120 a 910 mila tonnellate. Una corsa al galoppo che deve molto alla qualita della raccolta, secondo Piero Capodieci presidente di Assografici: . La filiera del riciclo punta a irrobustirsi sia in casa che oltrefrontiera, anche se secondo Corrado Scapino, gli sforzi potrebbero non bastare. . In totale in Italia ci sono piu di 6000 impianti destinati al riciclo, con una capacita di trattamento pari a 150 milioni di tonnellate. Gli stabilimenti, perlopiu piccoli, sono pero distribuiti in modo non omogeneo, al 70% si trovano al nord, 18% al centro e il 12% al sud. Una polverizzazione che rischia di frenare lo sviluppo. Ma di strategie di fusioni e aggregazioni Carlo Montalbetti, presidente di Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, preferisce non parlare troppo. . Lo Stato poi predica bene, ma non si impegna a fondo. .
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