Lunedì 19 luglio il Comitato Promotore dei Referendum per l’acqua pubblica ha consegnato 1.401.432 firme presso la Corte di Cassazione.
La più grande raccolta di firme di sempre in Italia è un risultato che segna un passo importante nella storia della democrazia e della partecipazione del nostro Paese.
Un muro fatto di scatole è stato creato nella romana piazza Navona per contenere simbolicamente le conseguenze dell’applicazione del decreto Ronchi sulla privatizzazione della gestione delle risorse idriche.
Questo, insieme a dodici striscioni distesi sui sanpietrini della piazza, è stato lo sfondo della manifestazione.
Il Decreto porta alla privatizzazione del servizio idrico, che a sua volta porta ad aumenti di prezzo stimabili tra il 30 e 40% senza apprezzabili e corrispondenti miglioramenti del servizio.
Anche la moderna Parigi dopo oltre vent’anni è tornata all’acqua pubblica, questo dovrebbe far capire che forse tanto di buono per i cittadini non c’è, soprattutto in una situazione di crisi come quella in cui stiamo vivendo.
La raccolta di firme per la ripubblicizzazione dell’acqua è partita tre mesi fa ed ha visto impegnati migliaia di volontari che hanno organizzato banchetti, manifestazioni, dibattiti sull’acqua bene comune dell’umanità in tutta Italia.
Durante la manifestazione, prima di spostarsi davanti alla Corte di Cassazione per la consegna delle firme, il comitato promotore ha ribadito la richiesta al governo di emanare un provvedimento per la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum.
In piazza Navona, i promotori hanno anche chiesto alla politica di essere messi in condizioni di andare al voto, con cittadini consapevoli e non distratti volontariamente, ed è stato chiesto alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi.
Un milione e quattrocentomila firme rappresentano una delegittimazione di qualunque scelta tesa ad applicare il Decreto, a maggior ragione per quelle amministrazioni che vogliono addirittura anticiparne le scadenze.
L’attenzione di tutto il mondo è puntata sul nostro Paese dal quale si aspetta lo stesso risultato ottenuto dalla Francia sul tema della gestione dell’acqua, ovvero cacciare le multinazionali.
Guido Barbera, presidente di ‘Solidarietà e Cooperazione Cipsi’, è tra i promotori dei referendum contro la privatizzazione dell’acqua ed è da oltre 20 anni impegnato su questa tematica, promovendo il valore della risorsa idrica come bene comune e diritto umano universale e inalienabile.
Barbera ha sottolineato la soddisfazione per l’enorme risposta arrivata dai cittadini e dalla società civile italiana su questo tema, che riguarda il futuro di tutti.
Paolo Beni, presidente dell’Arci, ha ricordato che questa richiesta di referendum offre a tutti una chance di ricostruire la vita politica del paese, portando sul terreno politico e istituzionale le esigenze di noi cittadini.
Il presidente del Wwf Stefano Leoni, pone l’accento sulla contraddizione nella gestione privata dell’acqua, risorsa pubblica dell’umanità per eccellenza usata per il business delle aziende multinazionali che se ne appropriano.
Infatti l’elemento contraddittorio è che è in corso un movimento mondiale orientato al risparmio delle risorse idriche ed inoltre l’accessibilità dell’acqua a tutti gli esseri umani è uno degli obiettivi del millennio.
Il prossimo appuntamento del popolo dell’acqua sarà il 18 e 19 di settembre, quando, probabilmente a Firenze, si terrà l’assemblea dei movimenti per l’acqua.
Difendere l’acqua pubblica in Italia è un’azione a favore della popolazione e dell’intera comunità mondiale, per dare voce anche a coloro per i quali ancora oggi, nel 2010, non è facile averla nella vita quotidiana, per non lasciare che i più forti ci allontanino da un bene così grande e prezioso, per non lasciare che chi ci guadagna sopra se ne approfitti..
Nadia Bertana
Ufficio Stampa ESO