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PREVENZIONE E SICUREZZA, TRA CRESCITA ECONOMICA E QUALITÀ DELLA VITA
(15/07/2010) – Il Rapporto di ricerca Prevezione e Sicurezza: tra crescita economica e qualit della vita , elaborato dall Eurispes su richiesta del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, si propone di promuovere la cultura della prevenzione intesa soprattutto come capacit di individuare percorsi di sviluppo basati su progetti concreti, di ampio respiro, che trovino, in corso di attuazione, la costanza necessaria per il loro compimento.
Nell era attuale dichiara Giovanni Rolando, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri la dimensione e la percezione dell insicurezza derivano non solo dalla reale esistenza di un rischio: la paura dell uomo moderno non si rivolge tanto ai fenomeni dai quali si sente minacciato quanto ad una mancata possibilit e capacit di contrastarli, quando sembrano non esistere, tardare o essere negati i rimedi.
la prevenzione, dunque, la chiave di volta su cui ripensare la rifondazione di un sistema sociale, politico ed economico capace di fronteggiare il rischio e di allontanare i fantasmi dell insicurezza.
Fondamentale diventa, allora, inglobare l idea di responsabilit individuale all interno di una strategia pi ampia, che per raggiungere risultati efficaci deve essere condivisa e pubblica, ossia passare attraverso le Istituzioni, le quali devono decidere con scelte orientate, puntuali, settoriali, ma integrate politiche di indirizzo e di attuazione capaci di fronteggiare le sfide che il cambiamento impone. La percezione di una operosit istituzionale , di per s , propagatrice di certezze. Il senso di sicurezza, di fronte all efficacia della risposta pubblica, torna a manifestarsi.
Nell mbito delle infrastrutture e della loro sicurezza, in cui sono coinvolte diverse variabili socio-culturali, ambientali, normative, tecnologiche e gestionali essenziale mettere in moto un sistema complesso e multilivello di azioni di intervento. Prima di tutto indispensabile che si crei quel connubio tra gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia e dalla scienza e il loro pieno sfruttamento da parte degli organi di indirizzo politico e istituzionale, senza il quale si rischia di scivolare continuamente nel famoso collo di bottiglia, in cui i limiti dell uno strozzano il progresso e l avanzamento dell altro. A fondamento di questo sistema di previsione, azione e gestione vi deve essere il principio di responsabilit , secondo il quale il processo decisionale deve porsi traguardi chiari, il cui perseguimento deve essere accompagnato da un monitoraggio continuo delle azioni messe in moto, e caratterizzato dalla massima trasparenza pubblica.
Un secondo principio fondamentale spiega il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri quello della partecipazione pubblica: sfide come quelle, ad esempio, della sicurezza stradale, della gestione dei rifiuti, delle norme sulla sicurezza degli impianti, degli stadi, delle strutture di pubblica utilit , o della gestione delle reti informatiche sono possibili solo se anche le comunit di utenti diventano consapevoli, al di l del buon senso comune che ogni cittadino tenta di utilizzare nei suoi stili di vita, dei problemi da affrontare e delle proposte di risoluzione degli stessi, e che richiedono una visione condivisa.
L intervento delle Istituzioni deve essere dunque performante, efficace, pertinente ed efficiente, e questo richiede una capacit di previsione, di creazione delle idee, di approntamento di strumenti organizzativi, cos come di informazione del lavoro svolto e in itinere e di costruzione di un background culturale nei cittadini, tale da rendere fecondo il successo delle politiche approntate, che richiede un grosso impegno, e non solo in termini di esborso economico.
In questo contesto conclude Giovanni Rolando l innovazione, se sfruttata negli aspetti migliori delle sue potenzialit , non significa solo doveri di bilancio, spese, riallocazione e redistribuzione delle risorse, perch nonostante in materia di sicurezza l innovazione comporta un forte impegno di spesa, in molti altri casi coincide con un economia di gestione.
In questo senso, le analisi e le riflessioni scaturite nell mbito della ricerca che oggi presentiamo hanno messo in evidenza la necessit di un monitoraggio costante sul sistema-Paese. L idea che non sia sufficiente fermarsi a questa prima ricognizione ha spinto l Ordine Nazionale degli Ingegneri a promuovere, sempre in collaborazione con l Eurispes, un Osservatorio Permanente sulla sicurezza e sulla prevenzione in Italia, al fine di fornire un quadro sempre pi esaustivo e aggiornato su tematiche strategiche per lo sviluppo del nostro Paese.
Oggi l Italia soffre della mancanza di pianificazione, di una visione complessiva e di un progetto. La mancata elaborazione di una cultura della sicurezza il riflesso di una cultura della prevenzione non ancora acquisita, poich condizione indispensabile per la sicurezza un attivit continua di prevenzione. In considerazione di ci , evidente che interventi, finalmente sistemici e strategici, devono essere necessariamente accompagnati anche da un cambiamento di tipo culturale.
Occorre che la sicurezza venga riconosciuta, in tutti gli mbiti, come un bene strettamente collegato alla qualit della vita, come sinonimo di qualit e veicolo per la crescita. Per questo deve essere vista in chiave strategica di sviluppo economico del Paese ed acquisire centralit anche e soprattutto sul piano della progettazione dei diversi aspetti del vivere quotidiano .
Negli ultimi anni dichiara Gian Maria Fara, Presidente dell Eurispes parsa sempre pi evidente la necessit di legare il tema del rischio a quello della sicurezza, alla capacit quindi di contrastare le incertezze che via via si sono affacciate sullo scenario internazionale e, di conseguenza, a livello locale.
Il tema si pone oggi sotto diverse sfaccettature, andando a toccare i settori pi disparati. Dalle problematiche ambientali, alle infrastrutture, dalle reti tecnologiche di comunicazione alla vita quotidiana dei cittadini, fino alla difesa e ai conflitti etnici e religiosi: quella della sicurezza divenuta condizione indispensabile affinch l era della connessione totale che ridisegna, insieme allo spazio e al tempo, anche le relazioni tra i popoli, tra le economie, tra l Occidente e quei paesi finora esclusi dalla cabina di regia dei processi decisionali possa essere sostenuta.
In questo contesto, l Italia il paese delle grandi opere incompiute, di cui la Salerno-Reggio Calabria l emblema, dei ritardi strutturali, delle carenze, quando non dell inefficienza, nel settore dei trasporti, della viabilit , delle strutture pubbliche e in mbiti delicati, come quello scolastico e sanitario, che presentano situazioni di degrado o di evidente contravvenzione alle regole sulla sicurezza. Sebbene in diminuzione, continuano ad essere frequenti gli incidenti stradali le cui cause sono strutturali, direttamente riconducibili alla progettazione o all inadeguata manutenzione delle strade (errori di progettazione, obsolescenza, mancanza della segnaletica, standard di sicurezza insufficienti). Anche gli incidenti negli stadi risultano troppo spesso determinati non dal comportamento degli spettatori ma dalle carenze infrastrutturali, come confermato dal fatto che quasi la met degli stadi italiani risulta non a norma.
Sui luoghi di lavoro, bench il numero degli infortuni risulti in calo e si percepisca una maggiore attenzione generale nei confronti del problema, permangono un insufficiente percezione del rischio da parte dei lavoratori ed una scarsa informazione in materia. Il patrimonio edilizio abitativo italiano appare in stato di conservazione mediocre, in molti casi vetusto, soprattutto nel Mezzogiorno, e gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione risultano del tutto insufficienti.
Sarebbe impossibile inoltre trascurare, insieme alle tradizionali criticit , la sicurezza delle reti informatiche e di comunicazione, mbito sempre pi centrale dal momento che la maggior parte delle grandi imprese ha adottato i moderni sistemi di elaborazione e trasmissione dei dati e che anche le imprese medio-piccole si stanno gradualmente avviando su questa strada. Dall affidabilit dei sistemi informatici di cui le aziende si servono dipende una parte importante del Pil, eppure la loro difesa affidata in massima parte all iniziativa dei singoli imprenditori, che valutano caso per caso quali misure adottare, avvalendosi dell aiuto di professionisti della sicurezza.
Molto si detto sulla questione della prevenzione, che evidentemente va di pari passo con quella della sicurezza. Gli orientamenti condivisi e acquisiti conclude il Presidente dell Eurispes ci spingono ad appropriarci di nuove modalit per avvicinarci a questi temi, giustamente considerati imprescindibili e consequenziali. Lentamente, e non senza fatica, si affermata la consapevolezza che non pi possibile parlare di sicurezza se a monte non si strutturato un sistema di prevenzione. Far fronte alle emergenze e alle contingenze che la complessit del presente ci impone senza che queste possano subire la smussatura , che solo la prevenzione ex ante pu fornire, sarebbe un esercizio impossibile, come dimostrato dalla cultura dell estemporaneit delle azioni di intervento che fino ad ora il nostro Paese ha prodotto.
La particolarit che noi viviamo quindi non vede solo l estrema necessit di dare corpo ad una cultura differente che sviluppi e applichi pienamente le caratteristiche proprie della prevenzione e della sicurezza, ma anche un azione intelligente e decisa, un progetto di pi ampio respiro, che ponga rimedio, in maniera organica, continuativa e seria, a tutte quelle mancanze del passato che hanno determinato l arretratezza infrastrutturale di un sistema che fatica a reggere il confronto con gli altri .
Il lavoro e la circolazione stradale sono i due ambiti a pi elevato impatto economico e sociale dell insicurezza, stimabile per il solo 2008 a oltre 72,6 miliardi di euro, pari al 4,6% del Pil nazionale.
La sicurezza sul lavoro: impatto economico degli incidenti. Secondo i calcoli dell Eurispes, la riduzione del numero di infortuni sul lavoro genererebbe un ridimensionamento dei costi economici e sociali a essi attribuibili, con un risparmio economico compreso tra 438 milioni di euro (nell ipotesi di diminuzione dell 1% del numero di infortuni), quasi 2,2 miliardi di euro se gli infortuni diminuissero del 5% e 4,3 miliardi di euro (diminuzione del 10%).
Nel 2008, sono stati registrati 874.940 infortuni sul lavoro (37 ogni 1.000 occupati), a fronte dei quali i costi economici e sociali, considerando un costo per singolo infortunio di circa 50.000 euro, hanno superato i 43,8 miliardi di euro, pari al 2,79% del Pil italiano dello stesso anno. Data l ipotesi di equivalenza del costo medio di un infortunio sul lavoro a livello territoriale (area geografica e regione), il primato per numero di infortuni verificatisi nel corso del 2008 e per costi economici e sociali ad essi attribuibili, appartiene al Nord-Est (282.803 infortuni pari al 32,3% del totale nazionale, costi per 12,5 miliardi di euro), seguito dal Nord-Ovest (250.166 infortuni pari al 28,6% del totale nazionale, costi per 12,5 miliardi di euro), dal Centro (174.545 infortuni pari al 19,9% del totale nazionale, costi per 8,7 miliardi di euro), dal Sud (113.870 infortuni pari al 13% del totale nazionale, costi per 5,7 miliardi di euro) e dalle Isole (53.556 infortuni pari al 6,1% del totale nazionale, costi per 2,6 miliardi di euro).
L incidenza di tali costi sul Pil di ciascuna area geografica, , inoltre, notevolmente superiore al dato medio nazionale nel Nord-Est (3,98%), mentre nel Centro, Nord-Ovest, Sud e Isole inferiore al dato medio nazionale e pari, rispettivamente, al 2,57%, 2,50%, 2,28% e 2,20%.
La disomogeneit dei dati concernenti il numero di infortuni, i costi economici e sociali e l incidenza di questi ultimi sul Pil, un elemento che si riscontra in maniera ancora pi evidente nel confronto delle diverse realt regionali:
– in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana, il numero di infortuni registrati nel corso del 2008 stato superiore a 60.000 (con valori compresi tra 149.506 casi in Lombardia e 69.118 casi in Toscana) e il costo economico e sociale, per ciascuna regione, superiore a 3 miliardi di euro (con valori compresi tra 7,5 miliardi di euro in Lombardia e 3,4 miliardi di euro in Toscana). Cumulativamente, in queste prime cinque regioni si sono verificati 516.088 infortuni, il cui costo economico e sociale pari a poco meno di 26 miliardi di euro (58,9% del totale nazionale);
– nelle restanti 15 regioni, il numero di infortuni sul lavoro stato inferiore a 60.000 (con valori compresi tra 57.924 casi nel Lazio e 2.484 casi nella Valle d Aosta) e il costo economico e sociale, inferiore a 3 miliardi di euro per ciascuna Regione (con valori compresi tra 2,9 miliardi di euro nel Lazio e 124 milioni di euro nella Valle d Aosta), stato cumulativamente pari a circa 18 miliardi di euro (41,1% del totale nazionale);
– l incidenza dei costi economici e sociali degli infortuni sul lavoro sul Pil, anch esso molto variabile, con una omogenea distribuzione delle regioni tra valori superiori al dato medio nazionale (il valore pi alto si registra in Emilia Romagna, dove l incidenza sul Pil del 4,4%), e valori inferiori ad esso (compresi tra il 2,78% della Basilicata e l 1,47% della Campania).
La sicurezza nelle infrastrutture: l impatto economico degli incidenti stradali. Nonostante la costante diminuzione, negli ultimi anni, del numero di incidenti stradali e relativi morti e feriti, i costi economici e sociali che ne derivano sono, secondo l Eurispes, ancora elevati: 28,8 miliardi di euro equivalgono ad un costo pro-capite per la collettivit di circa 480 euro l anno. Il risparmio economico che deriverebbe dalla messa in sicurezza della rete stradale e dal minor numero di incidenti, morti e feriti, potrebbe essere compresotra 288 milioni di euro (nell ipotesi di diminuzione dell 1% del numero di incidenti stradali), 1,4 miliardi di euro (riduzione del 5%) e 2,8 miliardi di euro (diminuzione del 10%).
Il numero di incidenti che si sono verificati sulla rete stradale italiana nel 2008 stato pari a 218.963 (+0,04% rispetto al 2007) e ha causato il ferimento e la morte, rispettivamente, di 310.739 persone (-4,6% rispetto al 2007) e 4.731 persone (-7,8% rispetto al 2007). Il maggior numero di incidenti stradali si verificato nel Nord-Ovest (64.708 casi, 29,6% del totale), seguito dal Centro (56.769 casi, 25,9% del totale), dal Nord-Est (46.312 casi, 21,2% del totale), dal Sud e dalle Isole (rispettivamente 32.419 e 18.755 casi, con un incidenza del 14,8% e dell 8,6% sul totale nazionale), mentre a livello regionale il primato spetta alla Lombardia, al Lazio e all Emilia Romagna (rispettivamente 41.827, 27.735 e 21.744 incidenti, che cumulativamente corrispondono al 50% del totale nazionale).
Il costo medio di un incidente stradale pari a 131.600 euro (Istat), che, considerato il numero di incidenti stradali del 2008, corrisponde ad costo complessivo di 28,8 miliardi di euro. Ipotizzando l equivalenza del costo medio di un incidente stradale a livello territoriale (area geografica e regione), il costo complessivo, secondo l analisi dell Eurispes, pu essere ripartito in:
– 8,5 miliardi di euro (29,6% del totale nazionale) per incidenti stradali nel Nord-Ovest, con Lombardia e Valle d Aosta ai due estremi della graduatoria delle regioni per valori decrescenti del costo economico e sociale degli incidenti (rispettivamente 5,5 miliardi di euro e 39,6 milioni di euro) e Piemonte e Liguria nella parte medio-alta della stessa graduatoria (rispettivamente 1,7 e 1,2 miliardi di euro);
– 7,4 miliardi di euro (25,9% del totale nazionale) per incidenti st
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