Motori più efficienti, carburanti green e meno emissioni: questi sono i tre obiettivi che l’aviazione mondiale dovrà rispettare entro il 2050.
Dopo le lunghe contrattazioni svoltesi a Montreal lo scorso 12 ottobre 2010, è stato infatti firmato l’accordo anti-emissioni dai rappresentanti di ben 190 paesi, un accordo globale che stabilisce nuovi standard di riduzione degli inquinanti legati al settore aereo.
Secondo quanto è stato detto dall’International Civil Aviation Organization (ICAO) a margine di questa 37esima Assemblea, i delegati si sono impegnati nella sfida climatica accettando una risoluzione nella quale si annuncia: la necessità di ridurre la CO2 prodotta dal settore dei trasporti aerei entro il 2020, la creazione di nuovi standard mondiali per la costruzione di motori che dovranno essere introdotti dal 2013 e miglioramenti nell’ordine del 2% annuo dell’efficienza dei carburanti per gli aerei fino al 2050.
I governi hanno preso una decisione storica soprattutto se si considera che, attualmente, nessun altro settore industriale ha un quadro concordato a livello planetario per la gestione del proprio impatto legato al cambiamento climatico.
Per il settore dell’aviazione si intravede quindi un futuro di maggiore attenzione all’ambiente, un passo avanti ma che di sicuro non basta.
Anche se l’aereo su cui viaggiamo è green non è detto che tutti i passeggeri attorno a noi siano attenti alla propria responsabilità nel rispetto dell’ambiente, ma soprattutto ci sono persone che privilegiano l’aereo per tempestiche di viaggio ridotte e non pensano alle conseguenze del loro viaggio in termini di inquinamento.
A luglio 2009 un sondaggio commissionato da British Airways e condotto da YouGov ha rivelato che Solo il 3% degli italiani che si spostano in arereo ha coscienza della propria responsabilità individuale.
Per il 44% la responsabilità è dei governi, per il 41% degli intervistati italiani la responsabilità ambientale dei voli aerei è delle stesse compagnie aeree mentre gli aeroporti sono considerati i principali responsabili soltanto dal 7% del campione.
Nel complesso, sottolinea la compagnia di bandiera, l’impatto ambientale non influisce sostanzialmente sui programmi di viaggio degli italiani: soltanto l’11% non esclude l’eventualità che le questioni ambientali possano condizionare le proprie decisioni di viaggio dei prossimi 12 mesi.
Oltre al sondaggio, British Airways ha messo in atto una strategia molto concreta al fine di minimizzare l’impatto sull’ambiente della propria attività.
La compagnia britannica ha un team di persone dedicate allo studio e all’implementazione di soluzioni più efficienti e di tecnologie di ultima generazione su airframes, motori e carburanti alternativi.
Inoltre c’è una grande dimostrazione concreta dell’impegno di British Airways, che ha sicuramente attirato l’attenzione degli italiani a cui è capitato di atterrare con la compagnia britannica all’Heathrow di Londra: il Terminal 5.
Grazie alle tecniche innovative impiegate sia per la progettazione che per la costruzione della struttura, la compagnia aerea britannica è riuscita a fare del T5 l’aeroporto piu’ verde del mondo.
Una delle sue funzionalità più apprezzate è che nella sua operativita’ quotidiana il T5 soddisfa quasi il 90% del proprio fabbisogno energetico sfruttando il calore in eccesso prodotto dalle centrali termiche esistenti a Heathrow, convogliato nel T5 attraverso uno speciale condotto sotterraneo.
Grazie a questo sistema, il risparmio annuale di CO2 si aggira intorno alle 11.000 tonnellate.
Un altro punto di forza di questo progetto è che all’interno del terminal l’impianto di illuminazione è computerizzato ed i singoli punti luce possono essere accesi, spenti oppure diminuiti di intensità per risparmiare energia elettrica.
Le facciate in vetro trasparente del T5 permettono poi di ridurre ulteriormente l’utilizzo di fonti di energia artificiali.
Chi come me ha bevuto un tè su un volo British Airways sarà rimasto deliziato, oltre che dalla bevanda, anche dal bicchiere e dalla bustina dello zucchero fatti con materiale riciclato al 100%.
Come ultimo punto, più recente ma di certo non meno importante, c’è l’intesa siglata pochi mesi fa tra la compagnia britannica e la società americana Solena, per la realizzazione nella zona orientale di Londra del primo impianto al mondo per la produzione di biocarburante per aerei a impatto zero, che utilizzerà i rifiuti londinesi.
La compagnia britannica è un bellissimo esempio di come tutti possiamo fare qualcosa di concreto, chi più e chi meno, al fine comune di salvare tutto ciò che ci circonda da questa situazione già catastrofica, magari anche prima del 2050..
Nadia Bertana
Ufficio Stampa ESO