Salta al contenuto
Acqua dolce, la NASA rivela 40 punti caldi: le perdite superano le stime

Acqua dolce, la NASA rivela 40 punti caldi: le perdite superano le stime

eso

repubblica.it

Acqua dolce, la NASA rivela 40 punti caldi: le perdite superano le stime

Le attività umane stanno modificando il ciclo dell’acqua molto più di quanto si credesse. Lo dimostra una ricerca della NASA pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), che ha ricostruito l’andamento delle riserve idriche terrestri tra il 2002 e il 2025. L’analisi considera tutta l’acqua presente sulle terre emerse: falde sotterranee, umidità del suolo, fiumi, laghi e bacini artificiali. Il risultato è netto: a parte i Poli e l’Australia, non c’è area del pianeta in cui l’impronta umana non sia visibile.

Misurare l’acqua con la gravità

Lo studio si basa sui dati delle missioni satellitari GRACE (Gravity Recovery and Climate Experiment) e GRACE-FO (Follow-On). Questi satelliti rilevano le minime variazioni del campo gravitazionale terrestre prodotte dallo spostamento delle masse d’acqua.

Grazie a nuovi modelli matematici, i ricercatori hanno aumentato di circa dieci volte la risoluzione spaziale: le aree osservabili sono scese da 150.000 a 12.500 chilometri quadrati. Un salto che consente di separare, su scala locale, l’effetto delle attività umane da quello dei cicli climatici naturali.

Un bilancio in rosso

Il team ha individuato 40 “punti caldi” nel mondo in cui le variazioni delle riserve idriche dipendono da interventi umani: prelievi dal sottosuolo per l’agricoltura, irrigazione, costruzione di bacini, deforestazione.

In queste regioni, nel complesso, si sono persi 3.122 miliardi di tonnellate d’acqua, a fronte di un guadagno di 2.432 miliardi. Nelle aree in perdita, il dato supera del 33% le stime precedenti. A spingere al ribasso è soprattutto l’impoverimento delle falde sotterranee legato all’agricoltura, un fenomeno che si è rivelato molto più grave di quanto ipotizzato finora.

Dove l’acqua diminuisce

Le perdite più marcate si concentrano nell’India settentrionale, nella Cina settentrionale, in Medio Oriente e Nord Africa, negli Stati Uniti occidentali e in Messico. In queste aree il pompaggio dai pozzi per l’irrigazione ha superato di gran lunga la capacità naturale di ricarica degli acquiferi.

Al prelievo agricolo si sommano altri fattori: siccità, aumento delle temperature con fusione e ritiro dei ghiacciai, carenza di umidità nel suolo, deviazione di fiumi e prosciugamento di bacini naturali.

Dove l’acqua aumenta

In altre regioni le riserve sono cresciute, sempre per effetto dell’intervento umano:

  • Siberia, Russia sud-orientale, Etiopia, Egitto e Africa orientale: le dighe trattengono grandi volumi d’acqua che altrimenti defluirebbero verso il mare.
  • Africa subsahariana, Sahel, Sud America e Repubblica Democratica del Congo: la sostituzione di alberi e boscaglia, dalle radici profonde, con colture alimentate solo dalla pioggia riduce l’acqua assorbita ed evaporata dalle piante. Più pioggia penetra così nel terreno e ricarica le falde superficiali.
  • Pakistan e Turkmenistan: le riserve sotterranee sono aumentate grazie all’irrigazione con acque superficiali e ai canali di deviazione.

Fonte: studio NASA pubblicato su PNAS, ripreso da Green&Blue – la Repubblica, 19 settembre 2026.

Torna al numero

Articoli correlati

Entro il 2030 la domanda globale di acqua supererà l’offerta del 40%

Entro il 2030 la domanda globale di acqua supererà l’offerta del 40%

La città che assorbe: gestire l’acqua e i rifiuti nell’era degli eventi estremi

La città che assorbe: gestire l’acqua e i rifiuti nell’era degli eventi estremi

L’acqua “nascosta” nei nostri dispositivi: l’impronta idrica dell’elettronica

L’acqua “nascosta” nei nostri dispositivi: l’impronta idrica dell’elettronica

Iscriviti alla newsletter

Ricevi GoGreen: notizie, normativa e buone pratiche ambientali.

Iscriviti

Contattaci per una consulenza

Parla con ESO per smaltimento, riciclo, recupero, gestione rifiuti e consulenza.

Contattaci