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Clima, cresce la preoccupazione: l’81% degli italiani è molto preoccupato

Clima, cresce la preoccupazione: l’81% degli italiani è molto preoccupato

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Clima, cresce la preoccupazione: l’81% degli italiani è molto preoccupato

Un’estate segnata da ondate di calore, incendi e alluvioni ha cambiato il modo in cui gli europei guardano al clima. Lo rileva un sondaggio YouGov condotto in sei Paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Danimarca), che ha misurato l’effetto degli eventi estremi degli ultimi mesi sulla percezione pubblica. In cinque di questi Stati il cambiamento climatico rientra ormai tra i cinque problemi considerati più urgenti. In Italia si colloca al sesto posto.

Italia: preoccupazione in crescita e più esperienze dirette

Tra gli italiani, l’81% si dichiara molto preoccupato per le conseguenze del riscaldamento globale, cinque punti in più rispetto all’estate 2025. Sale anche la quota di chi considera il clima una priorità nella propria vita, passata dall’11% al 16%.

Il legame tra caldo e cambiamento climatico è percepito in modo netto: l’85% lo ritiene probabile. Sugli incendi boschivi il giudizio è più cauto, con il 55% che considera il collegamento molto probabile.

Pesa l’esperienza personale. Il 70% degli italiani ha vissuto in prima persona temperature anomale durante l’estate e il 28% ha subito conseguenze dirette di incendi o del fumo che ne deriva.

Più consenso per le politiche climatiche

La maggiore preoccupazione si traduce in un sostegno più ampio alle misure pubbliche. In Italia gli aumenti più forti riguardano le accise sui carburanti (+12 punti) e le norme sull’efficienza energetica delle abitazioni (+11 punti).

Peggiora invece l’immagine dei politici contrari alla riduzione delle emissioni. Gli italiani li definiscono irresponsabili (33%), negazionisti (33%) o schierati a difesa dei grandi gruppi industriali (28%).

Francia e Spagna, dove il clima scala la classifica

Il cambiamento più marcato si registra nei Paesi più colpiti dagli eventi estremi tra giugno e agosto. In Francia il clima sale dal sesto al terzo posto tra le preoccupazioni, in Spagna dal decimo al quinto. In Danimarca, meno esposta al maltempo, l’opinione pubblica resta più stabile: un segnale che è soprattutto l’esposizione diretta a spostare le percezioni.

Nei sei Paesi, tra il 68% e l’83% degli intervistati collega le ondate di calore al cambiamento climatico. La tesi che si tratti “solo di estate” viene respinta ovunque.

Chiedere ai governi, ma non cambiare abitudini

Nel complesso cresce il sostegno alle politiche climatiche, anche se in modo contenuto: in media +4 punti sulle 13 misure testate. I rialzi maggiori riguardano la tassa sui carburanti (+8), l’efficienza energetica domestica (+6) e la carbon tax per le aziende (+6).

Il dato più significativo è però un altro. La disponibilità a cambiare i propri comportamenti resta ferma ai livelli di aprile: passare all’auto elettrica, cambiare fornitore di energia o modificare la dieta non è diventato più attraente. Gli europei chiedono interventi alla politica più di quanto siano pronti a intervenire in prima persona.

Il futuro e l’approccio europeo

Il 56% degli intervistati ritiene che il peggio sia ancora evitabile con azioni decise, mentre gli altri si dicono dubbiosi o incerti. Sulle bollette, solo una minoranza (tra il 13% e il 24%) attribuisce la colpa alle politiche verdi: molti di più indicano il prezzo del gas o la speculazione delle società energetiche.

Resta forte la richiesta di impegno politico. Un leader che nega il cambiamento climatico ottiene un gradimento netto fra -58 e -71 in tutti i Paesi analizzati. E in tutti emerge la stessa indicazione: la risposta al clima deve essere comune, a livello europeo, più che nazionale.

Fonte: sondaggio YouGov, riportato da Open il 16 settembre 2026.

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