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Riciclo della plastica in crisi: servono mercato, prevenzione e controlli

Riciclo della plastica in crisi: servono mercato, prevenzione e controlli

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Riciclo della plastica in crisi: servono mercato, prevenzione e controlli

Il 16 settembre il Tribunale di Milano ha disposto un anno di amministrazione giudiziaria per Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Il provvedimento segnala criticità nei controlli sulla filiera e sui Centri di Selezione e Stoccaggio.

Al di là delle responsabilità che verranno accertate, per la giurista ambientale Nadia Ramazzini il caso impone una riflessione più ampia sulla solidità del sistema italiano di riciclo della plastica.

Una filiera già in difficoltà

Il provvedimento arriva in un momento critico. Da mesi diverse Regioni segnalano ritiri rallentati, stoccaggi saturi e difficoltà a collocare i materiali selezionati. A settembre la Conferenza delle Regioni ha formalizzato lo stato di crisi, chiedendo interventi urgenti.

Il paradosso è che la raccolta continua a crescere. Secondo ISPRA, nel 2024 la raccolta della plastica ha sfiorato 1,8 milioni di tonnellate, con un aumento del 3,7% sull’anno precedente. Il 96% è costituito da imballaggi.

Il problema è a valle

Il nodo, secondo Ramazzini, sta nella domanda. La richiesta di materia riciclata resta debole, anche per la concorrenza di polimeri vergini e di riciclati extra-UE più economici. Il risultato è un aumento delle giacenze, ritiri più lenti e costi in crescita.

CONAI è già intervenuto aumentando il Contributo ambientale. Ma sostenere finanziariamente il sistema, osserva la giurista, non ne risolve la fragilità strutturale: senza una domanda stabile di materia riciclata, il problema rimane.

Tre priorità

1. Costruire un mercato stabile. A livello europeo, il futuro Circular Economy Act punta a creare un vero mercato unico delle materie prime seconde, mentre il nuovo Public Procurement Act vuole fare degli acquisti pubblici una leva per sostenere la domanda di prodotti circolari. In Italia i Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono già obbligatori negli appalti pubblici, ma ANAC e MASE hanno di recente richiamato l’attenzione sulle diffuse criticità nella loro applicazione.

2. Intervenire a monte. La responsabilità estesa del produttore (EPR) deve rafforzare la sua funzione di prevenzione. Un’eco-modulazione più incisiva dovrebbe premiare gli imballaggi davvero riciclabili e rendere più costosi quelli senza una filiera industriale reale. Per Ramazzini la questione non è più solo raccogliere plastica, ma stabilire quali imballaggi abbia ancora senso immettere sul mercato.

3. Rivedere la governance. Il caso Corepla mette in luce un tema di governance. Quando lo stesso soggetto finanzia la filiera, organizza i flussi, controlla gli operatori e vende i materiali selezionati, servono controlli esterni più efficaci, dati accessibili e meccanismi di verifica indipendenti. Solo così, secondo la giurista, si garantisce trasparenza e si evita che eventuali inefficienze ricadano su gestori, Comuni e, alla fine, sui cittadini.

Una fragilità che va oltre la plastica

La crisi della plastica rivela un limite che potrebbe riguardare anche altre filiere. L’Italia ha costruito sistemi efficienti per raccogliere e trattare i rifiuti, ma non mercati altrettanto solidi per le materie prime seconde. Senza una domanda stabile, conclude Ramazzini, il riciclo rischia di trasformarsi da risorsa in costo.

Nadia Ramazzini è giurista ambientale e coautrice, con Daniele Fortini, del volume “La raccolta differenziata” (Ediesse).

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