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Greenpeace raccoglie oltre 500 kg di rifiuti sulle spiagge italiane

Greenpeace raccoglie oltre 500 kg di rifiuti sulle spiagge italiane

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greenpeace.org

Greenpeace raccoglie oltre 500 kg di rifiuti sulle spiagge italiane

Oltre 500 chili di plastica e rifiuti raccolti tra spiagge e fondali. È il bilancio della partecipazione di Greenpeace Italia al World Cleanup Day, la giornata mondiale che ogni anno mobilita milioni di persone in più di 212 Paesi per prendersi cura dei luoghi in cui vivono e contrastare l’inquinamento da plastica.

Sei località coinvolte

Con guanti, pinze, sacchi e bilance, i volontari dell’associazione, affiancati da cittadini del posto, sono intervenuti a Genova, Pesaro, Ostia, sul Lago di Bracciano, a Viareggio e a Torre Vado, in Puglia. Qui la raccolta si è svolta anche sott’acqua, grazie alla collaborazione con il diving service locale.

I rifiuti raccolti, pesati a fine giornata, si distribuiscono così:

  • Genova: circa 300 kg;
  • Lago di Bracciano: 100 kg;
  • Torre Vado: 31 kg sulla spiaggia e circa 50 kg dai fondali;
  • Viareggio: 30 kg;
  • Ostia: 26 kg.

Il problema nasce prima della spiaggia

Bottiglie, imballaggi e frammenti trovati sulla sabbia sono solo una piccola parte della plastica dispersa ogni giorno nell’ambiente, che comprende anche microplastiche spesso invisibili a occhio nudo.

Per Greenpeace ripulire le spiagge è utile, ma non sufficiente. Si produce troppa plastica e il riciclo da solo non basta a risolvere il problema. L’associazione chiede di intervenire alla fonte: ridurre la produzione di plastica vergine, abbandonare progressivamente il monouso e obbligare le aziende a offrire più prodotti sfusi.

Le dimensioni dell’inquinamento

Ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli ecosistemi acquatici. L’inquinamento da plastica danneggia oltre 800 specie marine, e frammenti e microplastiche possono entrare nella catena alimentare, nell’acqua e nell’aria.

Il Mediterraneo è particolarmente esposto. Essendo un bacino semichiuso, contiene appena l’1% dell’acqua oceanica mondiale, ma accumula fino al 7% della microplastica globale. Gli effetti sulla fauna sono già evidenti:

  • oltre l’80% delle tartarughe del Mediterraneo occidentale ingerisce plastica;
  • circa il 50% dei capodogli spiaggiati in Adriatico ha tracce di plastica nello stomaco.

Il problema non riguarda solo il mare. Microplastiche sono state rilevate anche nei laghi alpini d’alta quota, nelle zone più remote del pianeta e perfino nel corpo umano.

La richiesta: un Trattato globale sulla plastica

Secondo Greenpeace, a un problema globale serve una risposta globale. Il Trattato delle Nazioni Unite sulla plastica rappresenta l’occasione per affrontare l’inquinamento alla radice, con regole condivise per ridurre la produzione, limitare l’usa e getta e responsabilizzare le aziende.

Dopo numerosi rinvii, i negoziati riprenderanno nel 2027. Greenpeace chiede al governo italiano di sostenere con decisione un accordo ambizioso: la soluzione, sottolinea l’associazione, non può essere affidata solo ai volontari che ripuliscono le spiagge, ma deve fermare la plastica prima che arrivi nell’ambiente.

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