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Green economy e sviluppo. I buoni propositi per il 2011

Green economy e sviluppo. I buoni propositi per il 2011

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Green economy e sviluppo. I buoni propositi per il 2011

In Italia la parola “ambiente” evoca in genere due reazioni distinte e contrapposte: da un lato va evoca l’estremismo ecologico e contemporaneamente, dall’altro lato, evoca la “cementificazione selvaggia”. Due opposti speculari che ci contraddistinguono nel mondo. Infatti, questa dicotomia, a ben pensarci, non e necessariamente scontata ed infatti, in generale, nelle moderne democrazie occidentali avanzate, simili alla nostra, questo non avviene. Anzi, potremmo addirittura dire che in Paesi come Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Francia la parola “ambiente” viene ben accolta da tutti gli schieramenti politici aldila delle solite divisioni post-ideologiche. Domandiamoci dunque perche questo avvenga all’estero e perche da noi invece non avvenga. La domanda e retorica e la risposta e semplice: chiaramente c’entra, soprattutto da noi, la politica, dove il solo mercato non riesce ad arrivare (per mille motivi che afferiscono comunque ad una generale debolezza dell’offerta politica stessa). Tuttavia, la parola magica che serve a sbloccare una situazione asfittica ed ingessata non solo esiste, ma ha anche un preciso significato operativo ed e “green economy”. Cosa intendiamo esattamente con questo termine? La “green economy” e l'”economia verde” il che designa non solo un termine, ma, come accennato, piu in generale un processo che permette all’industria di specializzarsi e produrre beni e servizi per l’ambiente. Questa una definizione generalista, ma che penso serva bene a comprendere la questione. Dunque, la green economy riguarda, piu specificatamente, settori quali la produzione di energia rinnovabile (solare, eolico, geotermico, piccolo idroelettrico), l’efficienza energetica (intesa nel suo senso piu generale sia nei settori industriale che abitativo), il trasporto. Quella della green economy e in realta una sfida mondiale se e vero che Obama, Cameron, Chirac e la Merkel, e ai primi posti dell’agenda politica (tranne appunto da noi), anche e soprattutto per il suo fondamentale utilizzo per combattere i cambiamenti climatici, cioe la vera sfida mondiale del XXI secolo. La green economy puo essere declinata come l’aspetto economico del concetto di “sviluppo sostenibile”, cioe di uno sviluppo industriale che pensi- in termini di risorse- sia alle future generazioni che al benessere dell’attuale. Purtroppo, come gia accennato, in Italia abbiamo ancora scorie e residui da un lato di un ambientalismo chiuso ed ingessato nella giaculatoria del “no perenne” che sconfina in un atteggiamento violentemente antitecnologico quando non eco-populista che caratterizza il nostro Paese e dall’altro lato vi e un sistema industriale che e molto lento nel cogliere le opportunita di business e di innovazione, arroccato come spesso e su posizioni uguali e contrarie alle prime. La pasticciata riforma del Titolo V della Costituzione ha dato poi il via libera ad una sorta di “federalismo energetico” che, appoggiato dalla Lega, ha prodotto continui conflitti tra i poteri dello Stato e quelli degli Enti locali con il risultato di contribuire sensibilmente a bloccare qualsiasi azione risanatrice. L’Italia e dunque un Paese pericolosamente immobile, che gioca in difesa, che ha paura di quel sano slancio vitale che percorre, e non da ora, le economie mondiali in campo ambientale. La recente crisi mondiale iniziata nel 2008 poteva e puo essere ancora una formidabile occasione di investimento in risorse per l’ambiente, un volano per lo sviluppo, una sorta di keynesianesimo verde che purtroppo non e stata ancora colta e che allontana, ancora di piu, l’Italia dall’ Europa e dal Mondo. e necessario un drastico cambio di rotta che veda protagonista la politica, gli industriali ed i media. Sarebbe ad esempio utile che i ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, Romani e Prestigiacomo, indicessero, insieme a tecnici ed esperti, un “tavolo” sulla Green Economy in cui si tenta, su basi politiche, scientifiche e tecnologiche, di costruire una piattaforma minima condivisa dalla maggior parte delle forze politiche, per dare all’Italia la possibilita di mettersi finalmente in moto e soprattutto, in modo duraturo. L’Energia, l’Ambiente, le Infrastrutture sono, infatti, tematiche troppo importanti per essere affrontate e risolte in una sola legislatura e ne e pensabile che, su questi temi, l’indirizzo politico venga sconvolto ad ogni cambio politico. Senza questo scatto d’orgoglio l’Italia sara ancora costretta ad essere relegata agli ultimi posti per l’innovazione tecnologica e, piu in generale, rischia di perdere definitivamente il contatto con il treno dei migliori. *Responsabile Ambiente e Green Economy di Alleanza per l’Italia

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