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Quei poveri italiani fotografati dall’Istat

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Quei poveri italiani fotografati dall’Istat

L’attuale triste immagine dell’Italia, determinata dalle note vicende sessuali del nostro premier, ha suscitato una fulminante reazione anche da parte del Financial Times (che non ci ha mai voluto bene): . Sottintendendo una serie di ambiti: amor proprio, cultura, qualita della vita, giustizia economica e sociale. Insomma, anche per gli arcigni inglesi, il nostro Paese non si esaurisce in un sultano nel suo harem, ma e una galassia di esistenze che lo determinano, cambiano e si danno da fare ogni giorno per migliorare la propria condizione. Chi siamo, dunque? A rispondere, come sovente accade, e l’Istituto nazionale di statistica, che ha scattato una nuova e aggiornata fotografia onnicomprensiva del sistema Paese. Ed e una fotografia, neanche a dirlo, brutta. Lo stivale e affollato, per ogni due giovani ci sono 3 anziani. E tra di noi uno su dieci e povero. L’occasione e la pubblicazione del rapporto dell’Istat “Noi Italia – 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”, quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali della nazione, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano. La sintesi e data da una serie di indicatori, aggiornati e puntuali, che spaziano in 19 settori, dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alle infrastrutture, alla finanza pubblica, all’ambiente, alle tecnologie e all’innovazione. I dati, riferiti al 2009, hanno come highlights in questa edizione la disastrata situazione monetaria di noi cittadini. Agghiaccia la notizia che le famiglie italiane in condizioni di poverta relativa sono ormai il 10,8 per cento di quelle residenti, pari al 13,1 per cento della popolazione, per un totale di 7,8 milioni di individui poveri. Va da se che il dato sulla poverta assoluta non e meno preoccupante, coinvolgendo il 4,7 per cento delle famiglie, cioe 3,1 milioni di individui. A livello locale, i paragoni tra regioni mettono in luce che la distribuzione piu diseguale si registra in Sicilia, Campania, Lazio e Molise, e come, nell’Italia meridionale ed insulare, i valori risultano piu che doppi rispetto alla media nazionale. Performance misera direttamente associata alla composizione dei nuclei familiari, essendo la poverta un indicatore significativo per la valutazione dell’esclusione sociale. E in Italia, ad esempio, cio significa: alta presenza di componenti anziani, bassi livelli di istruzione, lavori scarsamente qualificati e disoccupazione. Da qui, un’altra serie di notizie, peraltro purtroppo gia note, presenti nel dossier “Noi Italia”: siamo primi in Europa per numero di ragazzi dai 15 ai 30 anni che abbandonano gli studi e non lavorano; il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) e pari al 25,4 per cento, in aumento di oltre quattro punti rispetto al 2008 e superiore a quello della media europea che si ferma al 19,8; nel Sud un lavoratore su cinque e irregolare; nel nostro Paese al primo gennaio 2010 ci sono 144 anziani ogni 100 giovani. Un’altra significativa dimensione da osservare sono le condizioni di salute della popolazione e la qualita del nostro sistema sanitario, che, con 110 miliardi (il 7,3 per cento del Pil) e di molto inferiore rispetto ad altri importanti Paesi europei, come Francia e Germania. Da sottolineare come tumori e malattie cardiocircolatorie siano le principali cause di ricovero, mentre tra i maggiori fattori di rischio figurano fumo, alcol e obesita. Solo un italiano su tre, infine, pratica attivita sportiva. Sul fronte immigrazione, sono 4,2 milioni gli stranieri iscritti nelle nostre anagrafi: il 7 per cento della popolazione residente, il triplo rispetto ai livelli di dieci anni fa. Infine, qualche dato ambientale: ricicliamo circa un terzo dei rifiuti raccolti, emettiamo il 4,7 per cento in piu di gas serra, il 38 per cento delle famiglie segnala problemi di inquinamento e le aree verdi sono aumentate soltanto di 2,8 punti percentuali. A ognuno la propria collocazione in questa sgualcita carta d’identita.

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