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Dieci star emergenti a basso rischio

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Il Sole 24 Ore

Dieci star emergenti a basso rischio

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Dieci star emergenti a basso rischio
Le vicende del Nordafrica hanno spaventato parecchi imprenditori italiani. In poche settimane è cambiato tutto e chi aveva fatto investimenti in uno dei Paesi coinvolti dalle rivolte aspetta che la situazione torni alla normalità. Eppure non è la fine di un sogno: guardare oltreconfine resta un’opzione valida. E necessaria. «Puntare sempre più lontano è una scelta obbligata per tutte le imprese» taglia corto Alessandro Terzulli, responsabile dell’Ufficio studi della Sace, uno dei maggiori gruppi assicurativo-finanziari italiani. E tra le mete a cui guardare non ci sono solo i soliti noti del Bric (Brasile, Russia, India e Cina). «Ci sono mercati emergenti ormai avanzati – dice Terzulli – che si stanno affermando come promettenti e capaci di stimolare la domanda».
Così Sace ha provato a individuare un elenco di Stati con queste caratteristiche: buona crescita dell’economia nazionale e un quadro positivo della domanda; previsione di aumento dei rapporti commerciali con l’Italia; un rischio Paese non troppo elevato, valutato in base a fattori politici, economici, finanziari, operativi. Il risultato è un panorama di possibilità concrete che va dall’Asia all’America Latina, passando per Medio e Vicino Oriente e Africa. Idee d’investimento che non sono certo rivolte solo a società di grossa taglia. Secondo Paolo Preti, docente di Organizzazione delle piccole e medie imprese dell’Università Bocconi, «c’è una vocazione naturale delle nostre Pmi ad andare all’estero e i mercati emergenti sono un’ottima opportunità di sviluppo, uno sbocco di mercato per chi opera in un settore in cui la domanda interna è in contrazione».
Ad ascoltare i racconti dell’Istituto nazionale per il commercio estero, del resto, gli imprenditori italiani si incontrano dappertutto. «Lo scorso 1° marzo, alla presenza del sultano dello Stato di Pahang – dice Andrea Ambra, direttore dell’ufficio Ice di Kuala Lumpur, in Malesia – è stata posta la prima pietra della diga Ulu Jelay e la Salini costruzioni si è aggiudicata l’intero lotto dei lavori per la costruzione della diga e della centrale elettrica». Si tratta di un progetto da circa 550 milioni di euro. E la Malesia non è certo l’unico Paese interessante della zona. Secondo Terzulli, per esempio, la Corea del Sud rappresenta un ottimo mix quanto a rischio Paese ridotto e buone opportunità. «Vera nuova tigre asiatica e best performer dell’area, con una crescita del 6% – ricorda il numero uno dell’Ufficio studi – è però l’Indonesia». Anche perché si tratta di «un’economia strategica per la sua posizione, a ridosso di tre mondi diversi, come Giappone, Cina e Australia», sottolinea Morgan Moras, direttore tecnico della Morgan Morgan di Conegliano Veneto (Treviso), società di consulenza, analisi, gestione dei rischi e broker assicurativo.
Spostandosi più a ovest, vale la pena di soffermarsi sul Qatar. Si tratta dell’economia mediorientale con le migliori prospettive per il 2011, con il Pil destinato a sfiorare il 16% di crescita. Un risultato che sarà raggiunto, secondo Terzulli, «grazie a un quadro politico solido e stabile, un sistema bancario profittevole e ben capitalizzato, un’economia in forte crescita, diversificata e trainata dal settore energetico». Inoltre, ricorda il direttore dell’ufficio Ice di Dubai, Francesco Alfonsi, “il Qatar si propone sempre di più come piazza per eventi internazionali, a partire dai campionati mondiali di calcio del 2022».
Discorso diverso per l’Africa, dove serve cautela. In tutto il continente, Moras punterebbe solo sul Sudafrica: «È uno Stato legato al sistema anglosassone e abbiamo clienti che fanno buoni affari vendendo macchinari ad alta tecnologia o investendo nella ricerca di vini pregiati». Altri due settori interessanti, secondo il direttore Ice di Johannesburg, Sergio La Verghetta, sono quelli delle energie rinnovabili e della gestione dei rifiuti. Per La Verghetta, inoltre, c’è qualche possibilità in Kenya, dove vanno forte il turismo e l’alimentare e dove si trova un sistema finanziario dinamico.
In questo viaggio alla scoperta del “mondo emergente”, infine, non può mancare l’America Latina. «Colombia, Cile e Perù – sostiene il direttore tecnico della società di Conegliano – stanno strizzando l’occhio ai Paesi Ocse e i primi che arriveranno faranno i migliori affari”. Nel dettaglio, Moras sostiene che il Cile sia interessante per chi opera nell’alimentare, soprattutto con il vino, mentre in Colombia è meglio concentrarsi sulla frutta. Ad ogni modo, si tratta in tutti e tre i casi di economie sane, “uscite indenni dalla tempesta finanziaria”, ricorda Terzulli.

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