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Sacchetti dopo il confronto sulla normativa. Quello che resta da chiarire: si spera fra 15 giorni

Sacchetti dopo il confronto sulla normativa. Quello che resta da chiarire: si spera fra 15 giorni

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Eco dalle Citta

Sacchetti dopo il confronto sulla normativa. Quello che resta da chiarire: si spera fra 15 giorni

Una cosa e emersa con chiarezza al convegno di Polieco: dei sacchetti di plastica non si sa nulla, a partire dal nome. E non e un dettaglio, una bizza da filologi: fra la parola ‘ shoppers ‘ – che fra l’altro in inglese non indica affatto una busta, ma un acquirente, come ha giustamente ricordato il Prof. Toni di Congoli – e ‘ sacchi da asporto merci ‘ – definizione piu corretta che pero non piace, forse per quell’eco vagamente malavitosa che si porta dietro – passa un mare di possibilita, tra le quali bisogna fare ordine. E in effetti l’impressione e proprio quella di dover riordinare il mare. Dopo messi passati a ragionare su diversi tipi di additivi sconosciuti alla maggior parte dei cittadini, si fa inversione di rotta per tornare a una domanda fondamentale, sfuggita ai piu: i sacchetti sono o non sono imballaggi? Secondo il diritto europeo – adottato dalla normativa italiana – si, e soprattutto lo afferma una sentenza della Corte di Giustizia (C-341/2001). Dunque i sacchetti sono imballaggi per legge, ma forse non per il senso comune. “I sacchetti sono strumenti per il trasporto delle merci: e allora perche non consideriamo imballaggio anche una betoniera?!” provoca l’Avvocato Tommaso Marvasi, Foro di Roma. La definizione dipende ovviamente dalla destinazione d’uso. Perche la sporta in cotone non e imballaggio e il sacchetto si, se le uso per lo stesso scopo? “I sacchetti, come le sporte, servono a trasportare oggetti – continua l’avvocato – Facciamo l’esempio delle arance, io che sono calabrese ogni anno faccio su e giu dalla Calabria con le mie buste piene. Cosi come compro un cestino, una borsa di cotone, chi mi impedisce di acquistare i sacchetti di plastica come merci?”. Il bando. Bando che doveva servire a mettere fine ad un uso scorretto e spropositato dei sacchetti, ma che nella sua totale mancanza di indicazioni ha confuso le idee e messo in crisi un intero settore produttivo. E’ evidente che la battaglia si gioca sul concetto di riutilizzabilita, perche se si bandiscono tutti i sacchi da asporto merci non biodegradabili nel cestino ci vanno a finire anche i bauletti di Vuitton. Ma chi stabilisce che cosa e riutilizzabile? Un primo criterio base potrebbe essere lo spessore, ed e proprio questo il concetto che il Presidente di Polieco Enrico Bobbio – assieme a una rappresentanza di produttori – cerchera di far presente alla commissione tecnica che dovra definire gli aspetti attuativi del bando. “Il processo di crescita del settore bioplastica e irreversibile e non ha senso giocare le proprie carte cercando di dimostrare che i biopolimeri e gli additivi fanno acqua. Fare muro non serve a nulla, bisogna ragionare e far capire al Ministero che se un prodotto e resistente e riutilizzabile non c’e ragione di accanirsi per bandirlo”. Il presidente Bobbio ha annunciato anche che fra quindici giorni il Ministero dovrebbe pronunciarsi proprio su questi argomenti, emanando le specifiche annunciate gia da mesi. La reazione in sala e comprensibilmente poco entusiasta. I produttori presenti, circa 130, sono stanchi: i decreti attuativi sono stati annunciati piu volte senza seguito e la sensazione e che ne le associazioni di categoria (il cui comportamento e stato duramente contestato da piu parti) ne il Ministero si siano preoccupati realmente della situazione drammatica di un settore paralizzato dall’incertezza burocratica. L’altro punto fondamentale da chiarire riguarda la biodegradabilita. I sacchetti dovranno essere anche compostabili per essere a norma? Nessuno ha una risposta chiara. E purtroppo va detto che in un convegno di alto livello come quello organizzato da Polieco l’assenza del Ministero si e fatta sentire. Il Prof. Franco silvano Toni di Cingoli, giurista ed esperto di diritto internazionale (Universita di Padova; British Institute of International and Comparative Law di Londra) ha spiegato che dal punto di vista normativo l’unica definizione di biodegradabilita valida e quella presente al punto 3 lettera d dell’Allegato II della Direttiva sugli imballaggi, e cioe: ” Imballaggi biodegradabili: i rifiuti di imballaggio biodegradabili devono essere di natura tale da poter subire una decomposizione fisica, chimica, termica o biologica grazie alla quale la maggior parte del compost risultante finisca per decomporsi in biossido di carbonio, biomassa e acqua “. “E quindi?” chiede un produttore poco lontano da noi. “Questo e cio che dovrei direi ai miei ex clienti per rassicurali che i miei prodotti sono a norma?”. La dottoressa Loredana Musmeci (Dirigente ricerca dell’Istituto Superiore Sanita) conferma. “Si, purtroppo la definizione e vaga, non indica tempi precisi di biodegradabilita, e questo e proprio l’altro punto fondamentale che la commissione tecnica dovra chiarire a breve”. A breve. E’ stato un convegno zeppo di aneddoti e citazioni letterarie, da Seneca ai viaggi di Gulliver. E allora concludiamo con la battuta riportata del Prof. Toni di Cingoli, che ha fatto sorridere tutti, almeno per un attimo: “Un mio collega di Oxford un giorno mi disse che se fosse annunciata la fine del mondo, quel giorno lui avrebbe voluto essere in Italia. Stupito gli chiesi la ragione. Mi rispose: Perche in Italia tutto arriva sempre molto tempo dopo “. E adesso che si fa, la diamo vinta a un inglese? Per giunta di Oxford…

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