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Gli incentivi agli inceneritori dopo il decreto Romani

Gli incentivi agli inceneritori dopo il decreto Romani

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Eco dalle Citta

Gli incentivi agli inceneritori dopo il decreto Romani

Non solo gli operatori delle rinnovabili. A lamentarsi per i tagli imposti dal decreto Romani, approvato il 3 marzo scorso dal Governo e ancora in attesa dei provvedimenti attuativi, sono adesso anche le aziende che gestiscono gli impianti di incenerimento dei rifiuti che godono ancora dei cosiddetti Certificati verdi. I titoli negoziabili assegnati in misura proporzionale all’elettricita prodotta, infatti, non rappresentano solo la principale forma di incentivazione per le rinnovabili diverse dal fotovoltaico, ma interessano anche un certo numero di termovalorizzatori in esercizio in Italia, anche se solo per una parte dei rifiuti trattati. La Finanziaria 2007, infatti, in seguito a una procedura di infrazione aperta dall’Unione europea nei confronti del nostro paese, ha limitato l’applicazione dei Certificati verdi solo alla frazione biodegradabile dei rifiuti trattati, quantificata nel 51% del materiale bruciato (l’altra forma di incentivazione per il termovalorizzatori, il contestatissimo Cip6, e stato invece limitato agli impianti autorizzati prima del 2007 e per i quali era gia stata avviata entro quell’anno la realizzazione, anche se provvedimenti successivi hanno poi introdotto delle proroghe temporali e una deroga per gli impianti autorizzati nell’ambito della gestione della cosiddetta emergenza campana). Anche per i termovalorizzatori che godono dei Certificati verdi, dunque, come per le centrali eoliche, a biomassa, etc, il decreto Romani ha tagliato il valore dei sussidi del 22%, includendo nella riduzione anche gli impianti gia in esercizio o prossimi all’inaugurazione. Come si legge all’articolo 23 comma 4 del decreto, infatti, il prezzo con cui il Gestore dei servizi energetici (Gse) ritirera i certificati verdi in eccesso e , ovvero del prezzo massimo di riferimento per i titoli. Il taglio, ad esempio, riguarda l’impianto di termovalorizzazione in costruzione al Gerbido, nei pressi di Torino, che dovrebbe entrare in funzione nel 2013 e restare operativo per circa 20 anni. Bruno Torresin, amministratore delegato della Trm, la municipalizzata che gestisce l’impianto, e spaventato da questa prospettiva, e paventa addirittura un aumento della tariffa rifiuti per compensare la riduzione degli incentivi. . Una situazione analoga potrebbe verificarsi a Trento, dove pure e in costruzione un inceneritore per il cui i certificati verdi valgono 2 milioni e mezzo di euro l’anno, sui 12 di risultato lordo di esercizio previsto. . Secondo l’esperto, in ogni caso, anche se gli incentivi rimanessero ai livelli attuali, . Il rischio, pero, e che il calo di redditivita degli impianti venga compensato da un utilizzo improprio dei termovalorizzatori. . Una preoccupazione condivisa da Maria Grazia Midulla, responsabile Energia e clima del Wwf, secondo cui . Anche Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, e convinto che i timori delle aziende dimostrino che senza sussidi pubblici i termovalorizzatori non sono un grande affare. . Quanto al numero degli impianti interessati dal taglio dei sussidi, Ciafani ammette che non e un calcolo semplice. . Saranno proprio questi ultimi a risentire della scure del decreto Romani. Tremano le fondamenta del nuovo inceneritore – da La Repubblica Torino del 23.04.2011 Addio certificati verdi, la tariffa rifiuti rischia di aumentare – da La Stampa.it del 23.04.2011 A rischio, per l’inceneritore trentino, 3 milioni di euro l’anno – da L’Adigetto.it del 24.04.2011

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