Legambiente presenta il Rapporto Cave 2011: in Italia sono pià di 5mila quelle attive
GreenBiz.it
Nome (richiesto) E-Mail (richiesta) Sito web Notificami i commenti successivi Aggiorna Sono 5.736 mila le cave attive nel nostro Paese, 15.000, invece, sono quelle dismesse. L’Italia, insomma, è ridotta alla stregua di una vera e propria groviera. Un vero e proprio disastro ambientale, insomma. Ma quali sono i vantaggi economici che ne trae? Praticamente nessuno, almeno stando al Rapporto Cave 2011 di Legambiente, presentato a Roma da Edoardo Zanchini, responsabile Urbanistica di Legambiente.La situazione descritta dal rapporto, infatti, è quello di un settore dove vige una svendita selvaggia del territorio con guadagni miliardari per i cavatori, lasciando solo pochi “spiccioli” al territorio, ma solo molti danni ambientali ed economici.”Dalla vendita di sabbia e ghiaia (i materiali di minor pregio) i cavatori ricavano circa 1 miliardo e 115 milioni di euro l’anno che però fruttano alle Regioni neanche 36 milioni di euro di canoni di concessione. In media, infatti, nelle Regioni italiane si paga il 4% del prezzo di vendita degli inerti, e in alcune come Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna si cava addirittura gratis”, denuncia Legambiente in un comunicato. Le regioni capolista con il maggior numero di cave attive sono Sicilia, Veneto e Lombardia, con più di 500, seguite da Piemonte, Toscana, Lazio e Campania, quest’ultima caratterizzata da una forte presenza di cave abusive; Lombardia, Veneto, Campania, Provincia di Trento, Marche e Toscana sono le regioni a soffrire maggiormente del problema delle cave dismesse, tutte al di sopra delle 1000 unità.Particolarmente preoccupanti le situazioni di Veneto, Abruzzo, Molise, Sardegna, Calabria, Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, tutte Regioni che non hanno un Piano Cave in vigore. “L’enorme numero di cave in Italia dipende dal fatto che si paga poco o niente per cavare” spiega Zanchini.Una situazione, insomma, che necessita di soluzioni immediate e a cui la politica e il Governo ha sempre dato davvero poca attenzione. Basti pensare che la disciplina delle attività estrattive in Italia è regolata ancora oggi dal regio decreto 29 Luglio 1927 nº 1443. “Da allora non vi è più stato un intervento normativo nazionale che determinasse criteri unici per tutto il Paese”, si legge nel Rapporto.Per Legambiente sono diverse le soluzioni da adottare per intervenire su una problematica che manifesta effetti sempre più negativi sul territorio: è necessario prima di tutto emanare una Legge Quadro Nazionale, che in tutte le regioni adegui il canone al prezzo medio che si paga oggi nel Regno Unito per l’attività di cava, ossia il 20%. Bisognerebbe, quindi, innalzare i canoni di concessione per scoraggiare la proliferazione delle cave. Ma anche puntare sul riciclo, sull’innovazione e sulla green economy, obbligando a utilizzare materiali provenienti dal riciclo degli inerti edili al posto di quelli provenienti da cava per infrastrutture e costruzioni.Per scaricare il rapporto completo clicca qui http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/rapporto_cave_2011.pdfRoberta Ragni
Articoli correlati
Contattaci per una consulenza
Parla con ESO per smaltimento, riciclo, recupero, gestione rifiuti e consulenza.
Contattaci