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Privatizzazioni, l’assalto di Cerroni e Marcegaglia

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Privatizzazioni, l’assalto di Cerroni e Marcegaglia

RETROSCENA. La presidente di Confindustria e la figlia del proprietario di Malagrotta avrebbero spinto sulla norma del decreto che apre ai privati.
Ci sarebbe una regia precisa dietro la norma della manovra anti crisi che obbliga i Comuni a privatizzare i servizi pubblici locali. Con il governo di fatto commissariato dalla Bce e la frattura tra Tremonti e un Berlusconi sempre pi delegittimato, Confindustria ha avuto gioco facile nell imporre la sua linea. riuscita a far saltare il Sistri, il fallimentare sistema di tracciabilit dei rifiuti, inviso sin dall inizio all associazione degli industriali. Ma soprattutto ha vinto la battaglia sulla privatizzazione delle municipalizzate. L effetto dei referendum di giugno stato cos annullato. Grazie all articolo 4 del decreto Tremonti, i privati infatti possono tornare alla carica. Per ora acqua ed energia non si toccano, ma su rifiuti e trasporti i grossi colossi industriali hanno campo libero. A cominciare da Emma Marcegaglia e da Monica Cerroni, figlia del potente imprenditore Manlio e presidente di Fise, la costola di Confindustria le imprese dei servizi Incentivare gli enti locali a dismettere patrimoni immobiliari e societ di servizi , era il terzo punto del documento presentato al governo e sottoscritto da tutti i sindacati, compresa la Cgil.
A volere fortemente che l argomento privatizzazione fosse inserito prima nel documento delle parti sociali e poi nel decreto sono state Emma Marcegaglia e Monica Cerroni. Spinte da principi liberali o interessi privati? Le ditte dei Marcegaglia guardano infatti da tempo con grande attenzione al settore pubblico dei rifiuti. Il gruppo ha dato vita a un arcipelago di aziende che si occupano soprattutto del ciclo finale della spazzatura e che fanno capo a Marcegaglia Energy. L industria mantovana ha gi una posizione dominante in Puglia, dove ha vinto l appalto per la gestione finale dei rifiuti in ben sei bacini (a Bari, Lecce e Foggia). Qui, il colosso dell acciaio si presentato sotto le insegne del consorzio Cogeam, che ha inglobato una serie di imprenditori locali molto chiacchierati.
Il pi discusso Dante Columella, titolare della Tradeco, consorziato con i Marcegaglia in tre bacini: coinvolto in diverse inchieste per smaltimento illegale di rifiuti ed sospettato di aver avuto rapporti, seppur indirettamente, con il boss di Altamura Bartolo Dambrosio. Non solo Puglia, i Marcegaglia sono presenti anche in Calabria, dove tramite Fuelco Uno ed Eta dispongono di impianti di biomassa, e in Sicilia, ad Augusta, in provincia di Siracusa, ha costituito, insieme ad Hera, la Oikothen, che smaltisce gli scarti industriali della Sicilia Orientale. L intenzione quella di allargarsi ad altre regioni meridionali. E la manovra apre sicuramente spazi insperati. Per quanto riguarda Monica Cerroni, invece, la spazzatura il core business delle aziende di famiglia.
Che il gruppo punti alla gestione della raccolta dei rifiuti nei comuni italiani non un segreto. I Cerroni hanno gi all attivo un esperimento pi che riuscito in Umbria. Qui, la Sorain Cecchini, di cui Manlio presidente e la figlia consigliere d amministrazione, proprietaria, insieme al Comune di Perugia, della Gesenu, che spazza le strade non solo del capoluogo umbro ma anche al Cairo e in Polonia. Se le municipalizzate dei rifiuti venissero messe in vendita, la famiglia Cerroni gi pronta a comprare. I suoi interessi sono ramificati in tutta Italia. A Brescia, con Systema Ambiente, Ambiental Geo e Mara Ambiente. A Milano con la Me.s.esco. spa. A Lecco gestisce l impianto di compostaggio con la Compostaggio lecchese. In Calbria con la Calabria Ambiente.
In Lazio, poi, grazie a Malagrotta, gestita tramite il Consorzio laziale rifiuti, nulla si pu decidere in materia di spazzatura senza il consenso di Manlio Cerroni, che potrebbe puntare anche a un ingresso in Ama, la municipalizzata del Comune di Roma. Nella scalata ai servizi pubblici locali Marcegaglia e Cerroni potrebbero essere seguiti da poche altre aziende che dispongono di una liquidit sufficiente da mettere subito sul tavolo delle trattative. In ballo infatti c la gestione di servizi che garantiscono un monopolio naturale. Potrebbero consentirsi di partecipare alla privatizzazione esclusivamente gruppi oligopolistici, in molti casi intrecciati tra loro, come Unendo, dei fratelli Colucci, la Biancamano, dei fratelli Pizzimbone, e la Vedelago, di Carla Poli, che difficilmente si lascerebbe scappare un occasione del genere.
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