E anche la Francia si e accorta della necessita dell’industria
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C’era una volta il post industriale scrivevamo qualche tempo fa di fronte a quanto stava accadendo negli Usa e a quanto ritenevamo dovesse presto accadere in Europa e in Italia. La conferma che stavamo guardando nella giusta direzione, arriva dalla Francia, come spiega oggi il Sole24Ore commentando la notizia della chiusura dell’ultima fabbrica di Lejabym la cui produzione e stata trasferita in Tunisia. . . Mentre in Europa si pensava alla dematerializzazione, alla fine del lavoro manuale e dell’industria e alle splendide opportunita offerte dal terziario avanzato (nel senso che e stato messo in frigo), la globalizzazione riportava le cose al suo posto secondo le piu banali leggi del mercato: non chiusura delle fabbriche perche non servono, ma apertura delle stesse dove il lavoro costa poco e l’ambiente e solo un problema burocratico facilmente bypassabile. Il tutto caldeggiato dagli stessi politici e partiti da loro rappresentati che questa fase l’hanno ben governata proprio nella direzione in cui siamo arrivati. Delocalizzazione prima caldeggiata e ora demonizzata, quando ormai i buoi se ne sono scappati da mo’. Che fare quindi? Riportare la siderurgia in Europa? Piu facile rimettere il dentifricio nel tubetto. No, serve a parer nostro una nuova era industriale che veda l’Europa e l’Italia leader del manifatturiero “sostenibile” con un tocco ovviamente di protezionismo, nel senso che deve sfruttare i giacimenti di quelle “materie prime” che ha, come ad esempio i rifiuti urbani e gli scarti industriali, lanciando finalmente i prodotti del riciclo proprio come nuova politica industriale. Un politica che veda poi l’incentivazione a ricerca e innovazione in cooperazione con aziende, pubbliche e private, tutta declinata sull’ambiente: dall’efficienza energetica; alla riduzione degli impatti; al miglioramento dei processi produttivi; alla mitigazione del dissesto idrogeologico e cosi via. Non bisogna scomodare Marx per capire che molto su questo approdo dell’ipercapitalismo finanziario e sulla bulimia suicida delle multinazionali che hanno guidato per mano i governi su questa strada era gia scritto… Il problema e che la politica e la classe imprenditoriale che ha assecondato tutto questo ora si candida al ruolo di critico e di alternativa.
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