Riciclo del packaging: ecco le buone pratiche europee studiate negli USA
GreenBiz.it
Nome (richiesto) E-Mail (richiesta) Sito web Notificami i commenti successivi Aggiorna Gli Stati Uniti guardano all’Europa per individuare le migliori pratiche di riciclo. Per lo meno, così sembrerebbe considerando il lavoro svolto da Greenblue, un centro studi no-profit che, attraverso una sovvenzione attribuita dallo Stato della California, ha pubblicato numerosi report sul ciclo dei rifiuti.L’ultimo, “Roadmap for effective material value recovery” mette a confronto le catene di valore del riciclo in diversi Paesi, la maggior parte dei quali europei: Belgio, Germania, Regno Unito, Austria, Olanda, Svizzera, Australia, Ontario, California.Chiudere il cerchio del riciclo significa riuscire a trarre il massimo valore dal materiale usato per il packaging, riutilizzandolo per una nuova generazione di prodotti. Facile a dirsi, ma non a farsi. Per ottenere il massimo valore, infatti, occorre considerare una quantità enorme di aspetti. Infrastruttura, tecnologia, finanziamento/supporto pubblico, sensibilizzazione di produttori e designers, omogeneizzazione di procedure e lessico, sono solo alcuni degli ambiti concreti in cui bisogna agire per strutturare un processo organizzativo funzionale al raggiungimento dell’obiettivo.Il report, che si rivolge prevalentemente a decisori politici e imprenditori statunitensi, afferma che “Il relativo successo dei programmi di riciclo in UE suggerisce che politiche forti che coinvolgano diversi Stati (come la direttiva quadro sui rifiuti o la direttiva sul packaging) possono fornire un contesto favorevole all’operare di un sistema efficiente di riciclo”.Secondo il report, uno degli elementi all’origine dei miglioramenti intervenuti in Europa è proprio il coordinamento. Nonostante, infatti, esistano sistemi differenti da uno Stato all’altro, le direttive quadro hanno creato una base comune entro la quale i singoli Paesi sono in grado di strutturare le proprie politiche di riciclo. Una completa armonizzazione sarebbe stata difficile, forse anche inutile, considerati i tanti fattori che rendono particolare la situazione di ogni membro dell’UE.All’interno dell’Europa, il report individua come particolarmente interessante il sistema di gestione adottato dal Belgio. Qui la raccolta differenziata viene gestita a livello nazionale da due società (una per utenza commerciale, l’altra domestica). Superando di gran lunga i parametri stabiliti a livello europeo, il Belgio si è posto l’obiettivo di raccogliere il 90% del packaging e a riciclarne l’80%, anche se per il momento si attesta su percentuali più basse. La responsabilità appartiene in toto ai produttori, che pagano le spese per raccolta e riciclo. La società per il riciclo delle utenze domestiche, la Fost Plus (non profit, istituita dall’industria del packaging) utilizza parte dei contributi raccolti dai produttori per organizzare corsi di educazione civica. La dimensione tutto sommato ridotta del Paese ha consentito un’alta standardizzazione interna, a partire dall’uniformità dei raccoglitori di carta, plastica e vetro su tutto il territorio nazionale. Un’etichettatura assicura che il contenitore sia in regola con le obbligazioni di legge.Certo, il caso belga riporta l’esperienza di un piccolo Paese, più facile da gestire rispetto a nazioni più popolate ed estese. Tuttavia, non si può non rilevare come il contesto europeo stia davvero contribuendo, attraverso la sua regolamentazione, a rendere più virtuosi tutti i Paesi Membri.L’Italia, che pure è tristemente nota per gli scandali sullo smaltimento dei rifiuti, riporta invece ottime performance sul fronte del riciclo del packaging. Nel nostro Paese non esiste una completa responsabilità dei produttori, ma vige il principio di responsabilità condivisa.L’istituzione del CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e dei Consorzi di filiera, avvenuta dopo il recepimento della normativa comunitaria nel nostro ordinamento, ha permesso di raggiungere percentuali di riciclo estremamente positive: il 74% dei rifiuti da imballaggio viene infatti avviato a riciclo. Informazione utile in tempi di crisi, il riciclo è anche un importante business, che conta per l’ 1,5% del PIL nazionale.Considerando questi elementi, l’interesse degli Stati Uniti per i risultati raggiunti in Europa si spiega da sé. Il riciclo non è solo una questione ecologica, ma anche economica. Per il Vecchio Continente il vero salto di qualità è avvenuto attraverso la legislazione europea, che ha consentito la creazione di regole comuni, senza dimenticare le specificità nazionali. Un buon modello anche per gli States, dove il business del riciclo ha ancora tanta strada da fare.Doris Zaccaria Tweet
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