Industria e manifattura sostenibile, anticorpi contro una disoccupazione da record
Greenreport.it
. Sull’inserto Affari&Finanza de la Repubblica, Marco Panara snocciola dati preoccupanti riguardanti il lato piu oscuro della crisi e, piu in generale, dell’attuale tessuto economico – italiano, ma anche europeo e mondiale. Se infatti la necessita di (ri)creare posti di lavoro e sempre piu pressante preminentemente nei paesi occidentali, questi rimangono la fotografia di quel che saranno tra qualche anno o decennio i paesi oggi in via di sviluppo, se non troveranno la via per uno sviluppo sostenibile – che ormai ben vediamo, non puo essere quella da noi finora percorsa. Facendo riferimento a studi Ocse e Oil (organizzazione internazionale del lavoro) e citando l’ex segretario al Tesoro Usa Larry Summers (“e piu facile creare ricchezza che creare lavoro”), Panara prosegue nella carrellata di dati, stavolta divisi per settori economici. Il numero piu imponente riguarda il pressoche universale calo degli occupati nell’area manifatturiera e delle costruzioni, con riferimento ai paesi ricchi. Al contempo, negli stessi paesi crescono i settori della sanita e dell’educazione – con l’eccezione del nostro, di Paese, che attualmente si trova ancora indietro su questa strada. Settori che, sempre secondo Summers, . Per il resto, gli studi del premio Nobel per l’economia Christopher Pissarides parlano di un accresciuta domanda di . Insieme a questi dati, salta all’occhio come, nonostante il calo di manifattura e costruzioni, negli Usa una sostanziosa spinta alla creazione di posti di lavoro l’abbia data il settore dell’estrazione mineraria e petrolifera. La domanda di materie prime ed energia non si esaurisce affatto, dunque, ma continua la sua corsa. Quest’ultimo dato chiude il quadro con quanto scritto sopra e, sebbene sia fondamentale, non e l’unica priorita per l’occupazione quella descritta da Pissarides, ovvero rendere i lavori inerenti i servizi alle persone . Un’economia sostenibile e prospera non puo infatti mancare di prendere di petto i problemi che ruotano attorno al settore delle costruzioni e al manifatturiero, fertilizzandone la rinascita con nuovi presupposti ecologicamente orientati. L’economia della conoscenza, dove regna un terziario piu o meno tecnologicamente avanzato, non puo fare a meno di basare il suo trionfo su una solida e razionale rete industriale. Sostituire la gran parte dei processi economici e della prestazione di servizi attuali con dei loro corrispettivi “dematerializzati” rischia altrimenti di trasformarsi in una nuova e triste utopia, dopo quella – ancora in parte in voga – che predicava una semi-perfetta sostituibilita tra capitale naturale e capitale tecnologico. Rendere piu efficiente l’utilizzo di energia e materia, diminuendo al contempo il throughtput che attraversa il nostro sistema economico, porta con se la promessa di rilanciare l’occupazione, unita alla necessita di rispettare i vincoli che l’ecosistema che ci nutre pone alla nostra attivita economica e alla nostra societa. Quel che e possibile esprimere in poche parole racchiude una sostanziale modifica del nostro paradigma economico e culturale, imponendo un passaggio dall’acquistismo attuale ad una societa piu sobria, che non sprechi, che manutenga, che riusi e ricicli; offrendo cosi posti di lavoro che siano piu vicini alla qualifica di gia solo per diritto di nascita, in quanto concreta espressione di un orizzonte ideale a cui tendere e verso il quale sperare, quello di una societa piu equa e sostenibile.
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