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Siamo agli albori di una nuova deriva protezionistica?

Siamo agli albori di una nuova deriva protezionistica?

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Siamo agli albori di una nuova deriva protezionistica?

Se e vero che tre indizi fanno una prova, l’ultima conseguenza della crisi economica/finanziaria sembra essere quella che chi puo, e bene che faccia il piu possibile da solo. E la cosa ha molto a che fare con l’economia ecologica, visto che protagonisti di questa mutazione sono (come sempre) energia e materia. Con annessi input e output. Ma andiamo con ordine. In principio fu il Buy American obamiano, una formula che la Cina subito contesto e che prevedeva appunto che venissero preferiti i prodotti americani rispetto a quelli esteri per rilanciare l’industria a stelle e strisce. I primi risultati, se le cronache nazionali rispondo al vero, e che si e arrivati persino oltre. Non solo Buy american, ma made in Usa. Con una serie (magari siamo agli zero virgola ma in questa fase contano i trend) che vedono pezzi di industria manifatturiera che dai paesi asiatici tornano a fabbricare e a dare lavoro negli States. Non solo, sempre Obama in campagna elettorale ha detto che l’America deve anche cominciare a produrre energia in casa, trivellando dove puo e scommettendo sullo shale gas. Il secondo indizio e l’aggiornamento – “azione incisiva” – della comunicazione della Commissione Ue della scorsa settimana, dove si dice senza giri di parole che di fronte alla necessita di un , e dato per assodato il fatto che la , si prosegue asserendo: . Non ci pare un caso che pochi giorni dopo il ministro italiano Passera rilanci sugli idrocarburi “made in Italy”, sottolineando che e che . Nel contempo il ministro da un colpo quasi mortale all’immagine e alla necessita delle rinnovabili sul piano degli incentivi che per lui sono stati troppo generosi , sostenendo che invece bisogna puntare su idrocarburi appunto, ma soprattutto su termico e efficienza energetica. Tosto anche il terzo indizio, ovvero il piano del – udite, udite – governo inglese che vuole rilanciare l’industria manifatturiera made in England. Come scrive il Sole24Ore di sabato . Chiaro, no? Ci sarebbe poi un quarto indizio, la proposta di Sarkozy di sospendere Shengen entro 12 mesi, ma questo oltre ad essere evidentemente un proposito prelettorale, allude piu a un declino totale europeo che a una deriva protezionista quale quella che piu genericamente ci pare di vedere. Il punto per noi non e certo mettere in discussione l’Europa. Anzi, siamo convinti che ci voglia piu Europa, ma bisogna capire gli scenari che questo comporta. “Fare da se ma non da soli” era un slogan dei progressisti che si puo pure condividere, ma parlando di materie prime, un conto e dire utilizziamo tutti i rifiuti che abbiamo a disposizione per diventare il continente delle – come abbiamo ribattezzano noi – ri-commodity perche, come costi, sono anche piu stabili delle commodity legate al petrolio; un conto e sfruttare anche tutto quello che madre natura ha ancora per noi sotto terra. Appare evidente che nel 2012 e in piena crisi ecologica parlare a cuor leggero di rilancio dei carboni fossili a spese di rinnovabili e quant’altro, sembra una bestemmia. Ciononostante potrebbe anche lecito discutere senza impostazioni ideologiche e capendo a livello mondiale cosa conviene di piu. Potremmo anche scoprire che un po’ di protezionismo non guasta, sulla scie delle filiere corte per intendersi, ma intanto il problema bisognerebbe porselo, cosa che invece ci pare non stia accadendo. A tre anni abbondanti dalla crisi, abbiamo ancora una finanza che si e ripresa ma che e ancora completamente sregolata e i cui effetti sull’economia reale, nonostante appunto la ripresina, non si vedono se non in negativo; una sorta di salvataggio/fallimento della Grecia ancora tutto da capire (non solo da noi); un governo tecnico che fa scelte “importanti” come quelle suddette e con il silenzio assenso dei partiti tutti. Non solo. La crisi sta creando una recrudescenza del contrasto ambiente-lavoro come decenni fa. E – al di la di come la si pensi – che la Cgil dica si alla Tav perche siamo in crisi ne e lo specchio fedele.

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