Green Cloud e i pc “svaniscono” nella nuvola. Sara vera rivoluzione?
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La sostenibilita ambientale impone per il metabolismo economico una riduzione dei flussi di energia e di materia. L’Ict (Information and Communication Technology) e sempre stata vista come la possibilita di dematerializzare l’attivita umana, ma col tempo si e capito che si e trattata di una sopravvalutazione. Questo non significa certo che sia meglio lasciar perdere, anzi, ma che va affrontato il tema per quello che e: l’uso dei Pc ha cambiato il modo di comunicare e di lavorare ad ogni latitudine portando con se anche i suoi impatti ambientali sotto forma di consumi di energia e di materia (vedi le “terre rare” fondamentali per gli smartphone) e con loro la coda del ‘progresso’, sottoforma delle tonnellate e tonnellate di rifiuti delle macchine che hanno tempi di durata assai brevi per colpa di innovazioni hardware e soprattutto software. Il cloud computing, lo abbiamo gia scritto tante volte, contiene in se potenzialmente la possibilita di ridurre la necessita di memoria nei Pc e forse anche di energia, ma fino ad oggi il Pc doveva comunque stare al passo dei tempi e subire l’obsolescenza (programmata o no) perche non piu in grado nel breve tempo di mantenere certi standard “qualitativi”. Ma qualcuno ci ha studiato, almeno da quanto si apprende leggendo il progetto di Green Cloud, una societa nata nel 2009 con sede nel Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso (nella foto), che si trova lungo l’autostrada A4 alle porte di Bergamo, ed e considerato un contesto d’eccellenza che ospita aziende, centri di ricerca, laboratori, attivita di produzione high-tech e servizi all’innovazione. . Siamo un passo avanti nel futuro? Abbiamo deciso quindi che fosse il caso di approfondire la questione con Gianmarco Gabrieli (In photogallery), presidente di Green Cloud. Come riportato sul vostro sito, “Secondo Gartner Inc., la societa leader a livello mondiale nel settore ricerche e consulenze, il mercato dei desktop virtuali e destinato a svilupparsi ulteriormente nei prossimi anni per raggiungere, entro il 2013, le 50 milioni di postazioni, dalle attuali 500 mila. In pratica, la societa di ricerche prevede che il valore del mercato dei desktop virtuali, rapportato con quello dei Pc usati professionalmente, possa crescere in cinque anni dall’1% scarso del 2009 al 40% e oltre in soli cinque anni.” La vostra esperienza aziendale conferma l’inizio di questa nuova tendenza, qual e il quadro attuale e quali le prospettive del mercato italiano in questo settore? . Quali sono le funzionalita ed il costo di un thin client da voi proposto, raffrontato ad un comune notebook? . La soluzione cloud da voi proposta si propone di combattere il fenomeno ormai dilagante dell’obsolescenza programmata dell’hardware? . C’e poi l’annoso problema della sicurezza dei dati… . A tre anni dalla nascita della vostra societa, come ha reagito il mercato di fronte alle vostre soluzioni? . Come incide l’ormai annoso problema del digital divide italiano nella diffusione della tecnologia cloud? . Da imprenditori, quali provvedimenti ritenete piu urgenti da adottare per ammodernare l’infrastruttura digitale italiana, e con quali espliciti vantaggi? <Servirebbe un piano Marshall per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, perche porterebbe ad una drastica riduzione dei costi legati alla burocrazia, all'inefficienza amministrativa che e una spesa per il mondo del lavoro e parallelamente permetterebbe la diffusione capillare di una cultura digitale. "Con la testa digitale e il cuore verde per contribuire al risparmio energetico, al basso impatto ambientale, al decongestionamento delle citta, al miglioramento della relazione con il territorio, degli stili di vita e di consumo." Con queste parole il ministero dell'Ambiente ha recentemente presentato il progetto "Nuvola verde": qual e il vostro giudizio in merito? . Quale apporto ritenete che l’economia “digitale” potra dare allo sviluppo di un’economia sostenibile e la creazione di nuovi posti di lavoro? . ” L’esplosione del cloud computing fa crescere la domanda di elettricita da fonti energetiche sporche e pericolose quali carbone e nucleare. E quanto emerge dal rapporto di Greenpeace International “How Clean is Your Cloud?”, un’analisi delle scelte energetiche di 14 compagnie IT a confronto.” Greenpeace, nel suo rapporto afferma che “Mentre un numero crescente di utenti in tutto il mondo usa la nuvola per immagazzinare e condividere dati, le compagnie costruiscono sempre piu data center. I giganteschi edifici che li ospitano sono visibili dallo spazio, contengono migliaia di computer e consumano un quantitativo enorme di elettricita. Alcuni data center consumano quanto 250 mila case europee. Se la nuvola fosse uno Stato, la sua domanda di energia elettrica sarebbe la quinta al mondo: nel 2020 sara il triplo.” Qual e la vostra opinione su questo recentissimo studio, e quale la politica energetica seguita dalla vostra impresa? .
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