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Maldive: ecco l’isola dei rifiuti. Un incubo nella vacanza da sogno

Maldive: ecco l’isola dei rifiuti. Un incubo nella vacanza da sogno

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Ecologia e Ambiente

Maldive: ecco l’isola dei rifiuti. Un incubo nella vacanza da sogno

E da anni che esiste, ma pochi la conoscono: parliamo di Thilafushi, l'”isola spazzatura” artificiale, creata dal governo delle Maldive a pochi chilometri da Male. Inizialmente destinata a raccogliere e gestire i rifiuti della vicina capitale, Thilafushi e in breve tempo divenuta una discarica a cielo aperto nella quale confluiscono tutti i rifiuti prodotti dal proliferare di resort e villaggi in giro per l’arcipelago. In poche parole, un posto da incubo in una vacanza da sogno. L’isola che nessun turista dovra mai vedere, ma dove finiranno le sue pile scariche, e le sue bottiglie di plastica consumate tra una nuotata e un rinfresco in riva al mare. A cercare di attirare l’attenzione di media e opinione pubblica su questo grosso problema e stata la Ong locale Blue Peace, che dal 2008 inizia a scrivere di questo fenomeno, chiedendo una piu sensata gestione dei rifiuti e un intervento delle autorita. Almeno 10.000 turisti sbarcano ogni settimana a Male, il risultato? Almeno 300 tonnellate di rifiuti finiscono in una lingua di terra lunga 7 Km e larga 200 metri. I beni che vengono letteralmente scaricati sull’ isola artificiale vengono smistati a mano da lavoratori provenienti in massima parte dal Bangladesh, e poi bruciati. La situazione e divenuta insostenibile nel dicembre 2011, mese in cui le autorita hanno preso coscienza della gravita della situazione e hanno dichiarato il divieto per le barche di attraccare sull’isola artificiale lasciando rifiuti di ogni genere. Il provvedimento, stando a quanto riferito dal quotidiano online Minivan News, Independent news for the Maldives, doveva durare fino a quando Thilafushi non fosse stata ripulita e l’ abbandono di rifiuti regolarizzato, ma non si hanno precisazioni in merito. Ma allontaniamoci, per un momento, dall’isola dei rifiuti: il vero problema si trova alla fonte, ossia nei migliaia di resort che, senza particolare attenzione all’ ambiente, che pur costituisce la fonte di sostentamento primaria dell’arcipelago, non sono ancora organizzati con un sistema di riciclaggio efficiente, che riduca significativamente la quantita di rifiuti prodotta, e quindi da smaltire. Il ministro del turismo Moosa Zameer Hassan ha piu volte spiegato che la maggior parte dei resort delle Maldive e dotata di un inceneritore, di un sistema di raccolta bottiglie di plastica e di un compattatore. Molti non si sono pero abituati ad utilizzarlo, appoggiandosi piu comodamente all’isola artificiale, che cosi, dopo anni di “scarica barile”, e divenuta una vera e propria bomba pronta ad esplodere. La situazione e evidentemente arrivata al collasso, e il cambiamento dovrebbe quindi avvenire alla radice. A preoccupare sono soprattutto i rifiuti elettronici, che abbandonati in discariche a cielo aperto e bruciati liberano sostanze altamente tossiche che vanno ad inquinare l’acqua dell’ Oceano Indiano e a contaminare il suolo sottostante. Inevitabili le conseguenze per l’ habitat naturale delle Maldive, e per l’intera catena alimentare che da esso dipende: dal plancton all’aragosta, l’ inquinamento, come ricorda la Ong Blue Peace, torna all’uomo sotto forma di cadmio, mercurio, piombo e quanto di tossico possa sprigionarsi dalla combustione dei rifiuti.

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