Entro il 2022 saranno convertiti in energia almeno 260 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno
Greenreport.it
Nel 2001 il mondo ha prodotto quasi 2 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani. Il rapporto, “Waste to Energy Technology Markets” Pike Research sottolinea che . Molti Paesi si stanno rapidamente incamminando verso un’eccezionale crescita demografica, una rapida urbanizzazione, un aumento dei livelli di benessere che dovranno fare i conti con la sempre piu evidente scarsita delle risorse. E secondo il rapporto di Pike Reserach, che fa parte di Navigant’s Energy Practice, i sistemi che convertono i rifiuti in energia (Wte) stanno diventando un’opzione tecnologica interessante . Secondo Pike Research, una parte della Practice Energy Navigant, . Waste to Energy Technology Markets analizza le opportunita del mercato globale delle Wte per tre principali segmenti tecnologici: combustione, gassificazione e la digestione anaerobica e fornisce una valutazione completa dei driver della domanda, dei modelli di business, dei fattori politici, delle tecnologie e delle problematiche legate alla rapida crescita del mercato delle Wte. Il rapporto prevede che entro il 2022 verranno convertiti in energia e calore almeno 261 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani (Rsu), . Il mercato mondiale delle tecnologie Wte termiche e biologiche nel 2012 raggiungera almeno 6,2 miliardi di dollari e crescera fino a 29,2 miliardi di dollari nel 2022, ma secondo lo scenario piu “ottimistico” entro il 2022 potrebbe addirittura schizzare a 80,6 miliardi di dollari. L’incubo degli anti-incenitoristi sembra avverarsi a livello globale: . A parere di greenreport.it ancora una volta bisogna evidenziare che le scelte nella gestione dei rifiuti sembrano essere destinate all’aut aut: o discarica o valorizzazione energetica, senza tenere in conto del fatto che i quasi 3 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti in un anno rappresentano anche una miniera di materie prime seconde che potrebbero essere re-immesse nel ciclo di produzione e trasformate nuovamente in prodotti. Una strada che avrebbe il doppio vantaggio di intervenire da un lato nella gestione dei rifiuti seguendo, almeno per quanto riguarda l’Europa, direttive e gerarchie ben delineate; e dall’altro di ridurre il prelievo di materie prime che ha raggiunto livelli difficilmente compatibili con la rinnovabilita delle risorse del pianeta. Come insegna il caso italiano e le difficolta che incontra la costruzione di inceneritori, le politiche di gestione dei rifiuti e del potenziale di crescita del settore Wte variano notevolmente da regione e regione del mondo: . Il rapporto di Pike Research dimostra che entro il 2022, la regione Asia Pacifico rappresenteranno il 54% dell’energia elettrica prodotta dai rifiuti dei sistemi energetici in tutto il mondo>. Ma se le pratiche Wte si stanno spostando lontano dall’Europa, verso l’Asia Pacifico, seguendo la crescita economica e demografica, gli elevati costi iniziali della termovalorizzazione continuano a favorire a messa in discarica e ad ostacolare l’adozione diffusa di impianti di incenerimento dei rifiuti: nel 2011 questo tipo di impianti trattavano solo l’11% degli Rsu prodotti nel mondo, mentre il 70% finiva in discarica. Il rapporto prevede che . Del resto, se si continua, come avviene nel nostro paese, a incentivare in quanto energia rinnovabile quella prodotta dal trattamento dei rifiuti e a non mettere nemmeno in ipotesi l’incentivazione delle tecniche industriali di riciclo di materia, si capisce anche come le prime abbiano maggiore successo delle seconde.
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